TESTIMONI EFFICACI E CREDIBILI DEL VANGELO

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«Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16): questo è stato l’invito che la Parola di Dio ha rivolto ai fedeli radunatisi da tutta la Diocesi per l’apertura della Missione. La veglia di preghiera ha posto questo momento all’apice di una Liturgia della Parola che ha portato ciascuno a riscoprire il proprio cammino di conversione al Vangelo e il proprio ruolo di annunciatori della buona notizia di Cristo in mezzo ai fratelli in forza del battesimo ricevuto, con il quale siamo diventati «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui» (1Pt 2,9). Don Maurilio Guasco, nell’offrire alcuni spunti di riflessione su un brano del profeta Ezechiele, ha voluto sottolineare come la credibilità del nostro annuncio si basi innanzitutto sulla coerenza tra fede e vita, o meglio, nel mettere in pratica l’insegnamento di Gesù che ci esorta a vedere in ogni fratello, specialmente nel povero, nell’escluso e nel sofferente, il suo stesso volto.
Il secondo momento di riflessione è venuto da un religioso degli Oblati di Maria Immacolata, i quali aiuteranno la Chiesa alessandrina nel preparare e nel portare avanti la missione, senza sostituirsi ad essa, ma affiancandola con la loro esperienza e il loro carisma. Il Vescovo, facendo sue le parole ascoltate nel Vangelo di Matteo, ha delineato i contorni della missione, soffermandosi su quegli aspetti che la rendono speciale rispetto all’idea di missione che comunemente siamo portati ad avere. In particolare, non si tratta di una missione per il popolo, ma di una missione del popolo.
Ogni componente della Chiesa, che attualmente è già impegnato nei vari settori della pastorale all’interno delle proprie realtà parrocchiali e di quelle diocesane, deve sentirsi lievito che fa fermentare la massa, sale che da sapore e luce che deve illuminare e non essere nascosta (cf Mt 5,13-16).
Le mutate condizioni del nostro ambiente di vita, il trovarsi cioè in una società in cui la pratica di fede si è affievolita e in cui si possono riconoscere anche realtà di scristianizzazione o quanto meno d’indifferenza, richiedono a ciascun fedele di avvertire l’esigenza di mostrare a tutti la propria fede, tramite un annuncio che coinvolge sia la parola che l’agire. Si tratta di mostrare ai nostri concittadini la gioia del Vangelo, del Figlio di Dio fattosi uomo, nel compiere in maniera straordinaria quanto già fa parte del vissuto quotidiano della Chiesa.
Ma, per fare questo, è importante che prima di tutto coloro che già appartengono al popolo che frequenta la chiesa siano disposti ad accogliere il dono che Dio ci fa di un cuore rinnovato e del suo spirito, che ci rende capaci di un rinnovamento interiore e di vivere secondo le sue leggi (cf Ez 36,26-27). Solo così potremo essere testimoni e missionari efficaci e credibili di Cristo in mezzo ai nostri fratelli. Tale compito ha il suo cuore pulsante nelle nostre parrocchie: questo è il senso per cui durante la liturgia un rappresentate per ogni parrocchia cittadina e per le diverse zone pastorali che compongono la diocesi ha portato processionalmente una lampada.
Tutta la comunità diocesana - e la numerosità di quella presente in cattedrale fa ben sperare - si impegna dunque, insieme al Vescovo e ai propri pastori, a portare l’annuncio cristiano ad ogni uomo, partendo dal riscoprire in se stessa la bellezza e la straordinarietà della propria fede.

Stefano Mussi

 

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