|
VALENZA |
|
| NOSTRA SIGNORA DELLA PIETÀ (Madonnina) | |
| (Zona Valenza-Po) | |
| (c. 1846 - r. 1961) | |
|
Viale Santuario 86 - Tel. 0131942020 |
|
|
Orario celebrazioni: |
|
| 18.30 vespertina e 9-10-11.30-18.30 festivo | |
|
|
|
Parroco |
|
| Don Abele Belloli (1998) | |
| Collaboratore parrocchiale | |
| Diac. Antonio Mattacheo | |
| Sacerdoti residenti | |
| Don Angelo Vecchini | |
|
Istituzioni |
|
|
Asilo nido ‘L’isola che c’è’ |
|
|
Scuola materna ‘Madonnina’ |
|
|
Ospedale Mauriziano (cp. don Angelo Vecchini) |
|
CENNI STORICI
“Vera effige della Beata Vergine della Pietà situata sopra il territorio di Valenza del Po-All’ Ecc.mo Sig. Pro.n. Coll. Sig. Don Francesco Colmenero Maestro del Campo Terzo di Napoli e Governatore di Valenza-Hum.mi ed Osseq.mi Servitori di Fratelli Cornetti. D.D.D. 1695”
Questo è il primo documento ufficiale che comprova l’esistenza della Sacra Effige di Maria SS. della Pietà, venerata nel santuario (sebbene questa parola sia non consacrata dalla Autorità competente) - Parrocchia di Valenza.
Tale dedica, apposta sull’incisione rappresentante la pietosa Madonna ai piedi della Croce, fu a lungo conservata nell’archivio storico del Duomo, più volte vista da chi riferisce, prima che la Casa Parrocchiale fosse abbattuta e poi riedificata, ed ora esposta nell’archivio della Parrocchia - Santuario. Lo storico Massimo Bertana, nella vita di S. Massimo (edizione 1911-Tip. Farina) ricorda però di aver visto un’altra incisione più ristretta, della stessa immagine, di proprietà di un sacerdote della città che portava la data del 1692, vale a dire di tre anni prima.
La Sacra rappresentazione che si venera con tanta devozione, senza dubbio è stata voluta e dipinta da uno degli spagnoli che in quei tempi risiedevano fra noi, poiché in Spagna usavano raffigurare la Vergine della Pietà fra agli apostoli Pietro e Giovanni, così come raffigurato nell’affresco venerato.
Va ricordato che il Ducato di Milano, di cui Valenza fece parte fino al 1707, era all’epoca una delle dominazioni spagnole in Italia.
Non si hanno dati certi sull’inizio del culto alla Madonna della Pietà in Valenza, ma il fatto che negli anni 1692 e 1695 si riproducesse la sacra immagine dedicata al governatore della città e venisse diffusa, lascia intendere che da quegli anni, e anche prima, la venerazione era sentita dai valenzani e dagli abitanti dei dintorni della città.
Infatti dalla preziosa raccolta documentale dell’Archivio Parrocchiale classificata dal Gasparolo risulta che dal mese di giugno del 1606 all’aprile del 1685 viene riscontrata in diverse visite pastorali di vescovi di Pavia o di parroci da loro delegati dai quali dipendeva Valenza, una costante documentazione riguardante la devozione dei valenzani all’effige indicata, tanto che nel 1695 i proprietari fratelli Cornetti inviarono al Governatore di Valenza la dedica che si legge in apertura.
E’ probabile che la sacra immagine fosse in un primo tempo esposta alle intemperie; taluni vogliono l’affresco a sé stante sopra un pilone, altri raffigurato su una costruzione murale rustica o in un’edicola di campagna, in quel tempo meta degli agricoltori dediti alla coltivazione dei campi e delle vigne che abbondantemente circondavano la città.
C’è chi ritiene però che alla data del documento ufficiale rilasciato al governatore della città esistesse una cappelletta protettiva con pochi banchi riservati ai devoti.
I molti spagnoli che in quel tempo si trasferirono a Valenza, sia militari sia civili, sia pubblici ufficiali che semplici famiglie, portarono tra noi i costumi, le abitudini, le pratiche religiose della loro terra, della quale ancora esistono, nel linguaggio, comuni espressioni dialettali.
Giustificata, quindi, anche la rappresentazione di san Pietro ai piedi della Croce, come era d’uso in quella nazione.
Malgrado la lontananza della città, il sentiero in quel tempo poco praticabile, l’insicurezza del luogo isolato, la devozione alla Sacra Immagine non venne meno, anzi col passare degli anni aumentò considerevolmente richiamando anche devoti dal Monferrato e dalla Lomellina che, superate le difficoltà, intendevano di presenza richiedere le grazie di cui avevano bisogno.
Come risulta dal documento iniziale e con la conferma del Gasparolo riportata in “Memorie storiche valenzane”, l’immagine sacra era allora di proprietà privata inizialmente dei fratelli Cornetti.
In seguito la proprietà cambiò; infatti risulta che alla fine del 1700 e precisamente nel giugno 1797, un certo Cuniolo ebbe contrasti con il parroco del Duomo di Valenza che aveva provveduto a collocare nella cappelletta una cassettina per la raccolta delle offerte, questo malgrado il carattere privato della cappella stessa e con la minaccia del proprietario di distruggere l’affresco.
Ma l’afflusso considerevole dei fedeli e dei pellegrini alla cappelletta costrinse i contendenti ad un accordo, considerando l’opportunità di provvedere alla costruzione di un più grande edificio atto ad accogliere i fedeli, che sempre più numerosi accorrevano ai piedi della Madonna.
Le offerte continuarono con una certa generosità, tanto che si ritenne utile istituire un Consiglio di Amministrazione che tra l’altro, nell’aprile del 1799, poté concedere al Comune di Valenza un prestito di £. 200 prelevato dal fondo delle elemosine.
La proprietà privata continuò fino nell’aprile del 1832 quando alla morte di Alessandro Cuniolo la proprietà passo ai tre figli e la cappelletta passò al figlio Vincenzo.
Il parroco del Duomo, don Giuseppe Pellati, succeduto nel 1831 al parroco don Francesco Marchese, già nel primo tempo di prevostura, considerò l’opportunità di acquistare vari terreni circostanti e nel mese di luglio 1835 con un prestito concluso felicemente, acquistò dall’erede la cappelletta ed il terreno di essa, anche se il contrasto con il Capitolo del Duomo, che già dal giugno 1807 dichiarò opposizione, con conseguenti dimissioni dal corpo amministrativo di un componente dell’ente.
Occorreva acquistare inoltre terreni in Regione cappelletta e già nel giugno 1844 il Capitolo della Colleggiata rinnovò la pretesa circa l’amministrazione della costruenda nuova chiesa che il parroco invece intendeva riservare alla prevostura.
Per soddisfare a questa necessità nel dicembre dello stesso anno furono destinate allo scopo le elemosine che si raccoglievano nella cappelletta; prima fra tutte l’Opera Pia Pellizzari fece cessione gratuita di un terreno in quella località.
Nell’ottobre 1854 si riuscì ad acquistare altri terreni in regione Cornaretta, necessari alla nuova prevista e desiderata costruzione e nello stesso giorno si provvide a legittimare il contratto di acquisto della chiesetta temendo un ripensamento negativo da parte del precedente proprietario Vincenzo Cuniolo.
Nel marzo 1846 si procedette anche ad una revisione corretta dei termini catastali dei terreni precedentemente acquistati al fine di evitare le vivaci discussioni del parroco col Capitolo della Colleggiata, non ancora convinto delle operazioni eseguite nel 1845.
Finalmente nell’aprile 1846 viene concessa l’autorizzazione del predetto Capitolo al parroco Pellati e si conferma la costruzione della Cappelletta dell’Addolorata e per di più, nello stesso anno, con redditi della prebenda prevostale, si acquista altra terra a completamento della erigenda chiesa.
Maturarono così i tempi ed il parroco, con plauso unanime dei valenzani e dei pellegrini, nella metà dell’anno 1846 gettava, su progetto dell’ing. Boeri, le fondamenta della nuova chiesetta campestre affrescata dal valenzano Borra, nella quale il muro con la rappresentazione della Sacra Effige fu conservato intatto come icona dell’altare e come viene ricordato dall’iscrizione sul frontale della chiesa.
Questa veniva solennemente dedicata alla “Madonna della Pietà” dal Vescovo di Alessandria, mons. Andrea Pasio.
Nel maggio 1847 il parroco, benché siano iniziati i pagamenti dei lavori di costruzione della cappella, ritiene necessario acquistare anche i beni ed il caseggiato di Antonio Cuniolo, fratello di Vincenzo, per assicurare il compimento dei lavori in corso; purtroppo nel maggio 1849 è costretto ad alienare beni parrocchiali per estinguere altri debiti contratti per precedenti acquisti, per cui deve affidare nel 1850, nel mese di ottobre, l’amministrazione della cappella alla fabbriceria della parrocchia malgrado l’intervento della madre del parroco, disposta a concorrere alle spese.
La chiesa sorge su un sedime di proprietà privata della prevostura, succeduta al Cuniolo ed i possessori delle terre circonvicine, ma alla morte del parroco Pellati, avvenuta nel 1850, il suo erede personale reclamò la proprietà basandosi sul fatto che il defunto aveva speso non soltanto denari della prevostura, ma anche quelli di sua proprietà.
La controversia viene poi transata felicemente.
Il nuovo parroco di Valenza, don Domenico Rossi, nel giugno del 1851, l’anno successivo al suo ingresso, sostiene nuovamente una controversia al Cuniolo per un pozzo comune attiguo alla cappella, negli anni 1852 e 1853 deve intervenire per lavori di restauro e nel 1858 per l’acquisto dell’altare di marmo, tuttora esistente, proveniente dalla parrocchia di Mede Lomellina.
Nel 1862 nel mese di giugno provvede alla costruzione sul fondo parrocchiale della casa per l’abitazione del rettore che aveva iniziato al sua attività di ministero e di custodia.
Con il passare degli anni ed il miglioramento della strada di accesso che permetteva l’uso dei mezzi di trasporto del tempo, i pellegrini, provenienti da varie località e paesi circostanti, aumentarono grandemente tanto che il nuovo parroco, don Giuseppe Pagella ritenne doveroso fare eseguire nel 1896 altri lavori divenuti nel frattempo necessari, richiedendo in precedenza una perizia dei lavori nel febbraio dello stesso anno e ritenendo valida la disposizione del suo predecessore che nel 1860 aveva investito la fabbriceria dell’amministrazione della chiesa, e dell’incarico di provvedere un capitolato per la nomina del cappellano e del sagrestano, nomine da farsi dalla fabbriceria stessa.
Ritenne pure doverosa la celebrazione del 50° anniversario di costruzione della chiesa. Intervenne a rendere più solenne la cerimonia celebrativa il Vescovo di Alessandria, mons. Giuseppe Capecchi, che favorì e richiamò pellegrinaggi da tutta la Diocesi, dalla Lomellina e dal Monferrato.
All’inizio del nuovo secolo si ultimarono le decorazioni della cupola della chiesetta ottagonale da parte del pittore Antonio Bertoli e fu rinnovato il pavimento interno voluto dal sac. don Luigi Nebbia di Casale, ricordato, fino all’ampliamento successivo della chiesa, con una piccola lapide all’ingresso così siglata: ” D.L.N. - Anno Santo 1900”.
Ancora nel 1902, da parte del signor Luigi Stefanino di Moncalvo, il piccolo campanile veniva dotato della campana, come appariva su un quadro della chiesa, le cui pareti erano completamente coperte di ex-voto e di altre testimonianze di riconoscenza per grazie e favori ricevuti.
Nessun nuovo avvenimento fino all’anno 1931, quando il parroco don Giovanni Battista Grassi, succeduto a mons. Pagella, del quale era anche stato vice parroco, non sentì la necessità di ampliamento del santuario, non più capace di contenere le folle sempre più numerose di fedeli e di pellegrini.
Una costante e sempre maggiore venerazione del nuovo parroco verso la Madonna dei Dolori, lo persuase a comprare da Donna Maria Ceriana la casa ed il terreno adiacenti alla chiesa per l’ampliamento della stessa con l’intenzione di costruire anche ampie sale e porticati per i pellegrini. Provvedeva anche all’installazione dell’impianto elettrico per il quale ottenne il concorso della sig.ra Rosita Baldi Marescalchi di Torino.
Le iniziative di don Grassi proseguono incessanti. Infatti nel 1936 si solennizza la celebrazione annuale del Santuario con la partecipazione di mons. Maurilio Silvani, Nunzio Apostolico in Cile, che si dichiarava disponibilissimo alla partecipazione per la sincera amicizia che lo lega al parroco don Grassi, il quale, in quell’occasione, può esporre all’ammirazione ed ai commenti positivi della cittadinanza il progetto dell’erigendo nuovo Santuario da costruirsi sul terreno allo scopo acquistato e su progetto dell’arch. Giuseppe Strina di Sartirana. L’accoglienza benevola della nuova progettazione è stata totale da parte di tutti i visitatori, dando, in tal modo, a don Grassi parere favorevole ed incoraggiamento alla nuova impresa. Purtroppo le successive burrascose vicende belliche hanno impedito l’attuazione, per cui l’esecuzione dell’opera è stata rinviata a tempi più propizi.
Alla chiusura della vicenda bellica, considerando la benevolenza della Madonna della Pietà che ha preservato Valenza da guai maggiori, anche se la città è stata ferita da tristi avvenimenti luttuosi e dalla presenza di ex alleati che hanno, purtroppo, causato situazioni di disagio e di disturbo per tutti i cittadini, si richiamava l’attenzione di tutti i valenzani all’imminente ricorrenza del primo centenario del santuario.
La pietà e la venerazione del parroco don Grassi, tanto devoto della Vergine Addolorata, lo spinsero ad organizzare manifestazioni celebrative tali da interessare tutta la cittadinanza, l’intera Diocesi e le popolazioni delle Diocesi confinanti. Indisse una celebrazione congressuale Mariana Diocesana che richiamò l’attenzione di autorità religiose, civili, politiche con la partecipazione di Vescovi, sacerdoti e popolo che manifestarono solennemente e per più giorni la devozione verso la Madre Comune.
Inoltre con la collaborazione di parrocchiani disponibili, indisse la “Prima Giornata Lourdiana Diocesana” organizzata dall’O.F.T.A.L. locale, di recente fondazione, per il giorno 14 luglio 1946 con la partecipazione del Vescovo diocesano e l’incoraggiamento del Comitato Centrale di Trino Vercellese. Furono invitati alla partecipazione gli ammalati che, già a conoscenza della funzionalità dell’OFTAL per pellegrinaggi ad Oropa e Lourdes, furono presenti in tale giornata in numero di 120, folla considerevole anche per le ancora presenti difficoltà di trasporto, benché non fossimo più in periodo bellico. La manifestazione ebbe ottimo risultato anche perché, in quell’occasione la Madonna ha voluto dimostrare il suo gradimento, concedendo una particolare grazia ad una suora della città che, colpita da periostite tubercolare sulla cresta della tibia destra con ferita aperta, chiese ed ottenne, durante la benedizione degli infermi la grazia della improvvisa guarigione, come risulta da certificato rilasciato dal medico curante.
Da quell’anno, e per i cinquant’anni seguenti, la Giornata Lourdiana si è ripetuta senza alcuna interruzione.
Intanto fervevano i tempi di preparazione alla grandiosa celebrazione Congressuale Mariana Diocesana.
Con l’autorizzazione del Vescovo di quel tempo, mons. Gagnor, e per il suo diretto interessamento, pervennero le adesioni dell’Arcivescovo di Vercelli, mons. Francesco Imberbi, metropolita dell’Arcivescovo mons. Felice Imberbi, metropolita dell’Arcivescovo mons. Felice Guerra, già altre volte presente a Valenza per occasioni diverse, dei vescovi Melchiorre di Tortona, Dell’Olmo di Acqui, Angrisani di Casale, Allorio di Pavia, Rossi di Asti.
La cittadinanza unanime si preparava alla settimana celebrativa dal 22 al 29 settembre 1946, con un calendario denso di manifestazioni, come risultava da una locandina distribuita a tutte le famiglie.
Erano interessate tutte le categorie di fedeli valenzani: i fanciulli, i giovani, gli adulti dell’uno e dell’altro sesso, in tempi e località determinate con la presenza e l’intervento di celebri oratori laici ed ecclesiastici, che con appropriati programmi intrattennero i partecipanti alle chiamate.
Tra gli altri segnaliamo la partecipazione dell’on. Oscar Luigi Scalfaro che, giovane magistrato di Novara, aderì all’invito con vivo compiacimento intrattenendo l’uditorio con il tema: ”La Vergine Addolorata consolatrice del nostro dolore”. Con particolare riferimento alla fede di Willermin di fronte alla morte.
Trattarono argomenti relativi alla celebrazione il celebre padre Luigi Pazzaglia O.S.M. durante il triduo solenne in Duomo; l’ecc.mo Vescovo Angrisani di Casale alle celebrazioni riservate ai soli uomini e giovani; il Vescovo Gagnor per il congressino dei fanciulli; don Giuseppe Capra per la gioventù femminile e le donne; il vicario Generale mons. Pietro Damiano Civera per la giornata di apertura; i Vescovi presenti alla celebrazione per l’adunanza dell’Azione Cattolica negli oratori maschile e femminile; il vescovo Allorio per la chiusura serale del 29 settembre con predica all’aperto con fiaccolata.
Il Duomo di Valenza, il piccolo Santuario, via Garibaldi e viale Santuario per la durata della settimana celebrativa furono sfarzosamente addobbati ed illuminati a giorno. Furono allestiti recapiti per le comitive e associazioni con posteggi per biciclette e gli autobus, i soli mezzi di trasporto in attività in quei tempi.
Oltre 15000 fedeli parteciparono entusiasti alla processione di chiusura che, partendo dal Duomo, attraversarono corso Garibaldi e Viale Santuario, riportò il quadro dell’Addolorata alla sede di provenienza nel piccolo Tempio, incapace di accogliere tanta folla. Fortunatamente la giornata meravigliosa favorì la partecipazione e la raccolta di tanto popolo all’aperto.
Presenti il Capitolo della Cattedrale di Alessandria al completo con l’abito violaceo, i Vescovi in mitra e piviale, mons. Gagnor con mitra e pastorale che, sul piazzale del santuario ha rivolto il suo commosso ringraziamento ai Vescovi partecipanti, ai sacerdoti che hanno promosso pellegrinaggi, al parroco don Grassi, vera anima della celebrazione, e a tutti i fedeli.
Va ricordato che i Vescovi partecipanti furono ospiti nelle giornate di sabato e domenica di famiglie della città che generosamente hanno messo a disposizione la propria abitazione: la famiglia Ferrari-Trecate, come già in occasione del Congresso Eucaristico del 1935, ospitò mons. Guerra, mons. Melchiorre, mons. Angrisani; il signor Raiteri Pietro ospitò mons. Dell’Olmo; il signor Pietro Ceriana ospitò mons. Allorio; i signori Vaccari di Villa Groppella ospitarono mons. Rossi di Asti.
Si concluse così, con buoni auspici, la celebrazione tanto sentitamente vagheggiata dal Comitato Organizzatore e da tutta la cittadinanza.
La “Voce Alessandrina” organo diocesano di informazione, in occasione delle manifestazioni, con gran difficoltà, dati i tempi ancora difficili, riuscì a soddisfare il desiderio di una pubblicazione straordinaria del periodico con descrizione minuta di ogni punto programmatico.
Valenza ha così festeggiato il Primo Centenario di una piccola casa. Cento anni di suppliche, di preghiere, di devozione, ai piedi di una effige miracolosa; cento anni di grazie e favori concessi ai richiedenti. A uomini troppo superficiali può sembrare cosa non degna di rilievo, eppure attorno a questo piccolo Santuario si è svolta parte della storia di Valenza.
La casa, però, è diventata troppo ristretta per contenere tutti i fedeli che da diverse strade, si recano a piedi a chiedere conforto, ed in quell’occasione si è sentito il maggior desiderio di una casa più spaziosa e bella, piena di luce in cui potessero tutti contemplare il volto luminoso della Madre, ma specialmente gli afflitti e come Lei doloranti.
Finalmente nel 1961 don Antonio Molina, rettore del Santuario, grazie alla generosità del comm. Ettore Balbi, su progetto del geom. Enea Reggiardi, dava inizio ai lavori di ampliamento eseguiti dall’Impresa Edile F.lli Demartini della città. L’opera consisteva nell’ampliamento e prolungamento della costruzione che, purtroppo, doveva subire una profonda trasformazione rispetto alla struttura esistente. Il fabbricato doveva risultare in lunghezza più che doppio rispetto al precedente, occupando lo spazio della sagrestia e dei locali disponibili per i pellegrini. Si sarebbe potuto aggiungere, come poi è avvenuto, una costruzione che avrebbe dato maggior spazio per i fedeli.
L’antico muro portante l’immagine della Madonna sarebbe stato abbattuto dopo aver staccato l’affresco, con non poca difficoltà, da parte del prof. Torsegno, per ricomporlo sul vecchio artistico altare ricostruito nel nuovo Presbiterio.
La dott.sa Simona Illario e Maria Grazia Molina, sul Bollettino “La Madonnina di Valenza” n.3 del settembre 1987 descrivono e illustrano con note di analisi estetica la nuova costruzione, e noi ci permettiamo di riportare per intero il loro studio critico: “La Cappellina campestre di Nostra Signora della Pietà, cominciò ad assumere importanza per Valenza, verso la fine del secolo XVIII, mentre nel secolo successivo iniziò ad essere chiamata “Santuario” dalla moltitudine dei frequentatori che usavano recarvisi, specie nel mese di maggio e per le numerose celebrazioni in onore della Madonna.
L’elegante Cappella campestre è un ricordo solo in parte confermato dalla costruzione attuale. La facciata della Chiesa con tutta la parte anteriore ha mantenuto l’aspetto antico, di una dignità che le viene dalla discreta imponenza, dagli elementi architettonici che la compongono; il frontone triangolare raccordato ad alta trabeazione da cornici e dentelli, le fasce dell’architrave, le lesene ripetute ai lati, i capitelli ionici, le mondature sull’ingresso e le spalle del portale e dalla omogeneità dei materiali; il mattone pieno e il granito.
Il corpo principale della costruzione è a muri portanti con tetto a capanna, mentre la sezione laterale è su pilastri; il rivestimento è a mattoni in paramano e pietra serena, con zoccolatura e pavimento esterno in pietra di lucerna; ha finestre con arco a tutto sesto, un portico antistante l’entrata ed una loggia ad archi sul versante posteriore”.
Continuano le relatrici: ”Quando l’ipotetico fedele a cui si accennava prima, entra nella Chiesa attuale, ben poco ritrova della vecchia chiesetta. La precedente struttura ottagonale era letteralmente coperta di ex-voto, testimonianza di una fede salda e radicata; nella penombra diffusa quella argentea tappezzeria cambiandosi in parte con gli affreschi di Borra, contribuiva a creare un’atmosfera di intimo raccoglimento e arcano misticismo.
Ora la prima cosa che colpisce entrando è la piacevole luminosità che si diffonde dalle alte finestre e viene riflessa dai candidi pilastri scanalati che segnano appena le pareti. Lo sguardo sale alla volta a padiglione che si innalza sopra un cornicione a stucco. Gli angoli smussati dell’aula, che nella controfacciata ospitano i confessionali, ricordando le caratteristiche originali della Chiesa.
La precedente struttura si è alterata con l’apertura del nuovo braccio che forma una sorta di transetto destro. La nuova costruzione che si è resa necessaria non solo per accogliere più comodamente un maggior numero di fedeli, ma anche fornire spazi molteplici attività parrocchiali, ha richiesto soluzione originale ed interessante. La zona presbiterale è dominata dall’altare pregevole acquistato alla fine del 1800. Al di sopra del tabernacolo l’antico affresco è inquadrato in una cornice dorata a sua volta circondata da altra cornice in legno dipinto di tipo classico.
L’opera ha certamente subito nel corso dei secoli, più restaurati di quelli che ancora si possono documentare; è quindi difficile stabilire con certezza una precisa datazione seicentesca per il limitato numero di documenti”.
Ogni lettura critica, concludono le autrici dell’analisi, non può tralasciare di considerare la committenza che in questo caso, ad un breve esame della lista dei benefattori, si è rilevata molto diffusa, spesso spontanea e ripetutamente generosa, così da confermare la perdurante validità del santuario e del suo centro come punto in cui si incontrano e convivono istanze culturali diverse derivanti da profonde esigenze religiose.
Erezione a parocchia-santuario
La zona che circonda il santuario, negli anni seguenti il conflitto mondiale 1940-1945, si è completamente trasformata e sono sorte in tempi brevi innumerevoli costruzioni residenziali, tanto da richiamare l’attenzione del Vescovo di Alessandria, mons. Giuseppe Almici, di venerata memoria, sulla necessità di una assistenza religiosa e canonicamente riconosciuta, che permettesse e legalizzasse l’attività religiosa richiesta dalla popolazione, senza dover ricorrere alla primitiva parrocchia di appartenenza che era il Duomo. Tale necessità si era già precedentemente dimostrata in altre zone della città e soddisfatta con la proclamazione della parrocchia del Sacro Cuore, ospitata in un primo tempo in una costruzione in legno verso la zona Fogliabella, e di Sant’Antonio-Madonna di Pompei che ancora, però non aveva determinato il centro di raccolta, ma che funzionava in una costruzione di fortuna, isolata e non soddisfacente alle necessità dei fedeli. La nuova sistemazione, in tempi successivi, trovò spazio in zona pre-collinare dove tuttora svolge la sua attività.
Era stata inoltre programmata la costruzione della strada di Circonvallazione ad ovest della città che doveva collegare, in periferia, viale della Repubblica con la strada statale di Alessandria, evitando il centro della città.
Queste circostanze favorirono la proclamazione canonica della erezione della parrocchia di “ N.S. della Pietà” nel mese di luglio 1966, anche se la cerimonia solenne dell’istituzione avvenne il 16 settembre dello stesso anno.
Ricorreva, infatti, in detta giornata la festa della Patrona del Santuario e mons. Almici la scelse per compiere il solenne atto.
La cerimonia di proclamazione a parrocchia avvenne malgrado l’inclemenza del tempo che non impedì la partecipazione dei parrocchiani uniti ai tanti cittadini, devoti alla Madonna, delle Comunità religiose allora ancora presenti nelle parrocchie, di molti parrocchiani di Alluvioni Cambiò che avevano, con rincrescimento, accompagnato il loro parroco don Mario Cervelli, trasferito dalla loro alla nuova parrocchia.
Il parroco del Duomo, mons. Grassi, tutti i sacerdoti della città con i dirigenti delle associazioni religiose, autorità locali e personaggi della cultura, dell’industria, del commercio, fecero gli onori di casa al Vescovo celebrante all’ingresso del santuario, ricevuti dall’amministrazione della nuova parrocchia il cui presidente, a nome di tutti i presenti, interpretava i comuni sentimenti non ancora previsti trecento anni prima “quando uno sconosciuto dipinse l’affresco nell’edicola di campagna. Ma questi sono i piani della Divina Provvidenza che si realizzarono per quella catena di interventi che ai contemporanei non dicono nulla di più del fatto in sé stesso e che, nel disegno di Dio, fanno parte di un ordine che diventerà una realtà solo a Lui nota”.
La celebrazione si concluse con l’investitura a neo-Cavaliere dell’Ordine di San Silvestro Papa, del sig. Alfredo De Martini, impresario edile che portò a termine i lavori di ampliamento della nuova chiesa, mentre si rinviò a tempi successivi l’investitura del comm. Ettore Balbi dell’Ordine Equestre di San Gregorio Magno, forzatamente assente per motivi di salute. L’una e l’altra onorificenza furono concesse dal Papa in riconoscimento della benemerenza verso il santuario.
Con l’erezione a parrocchia dell’antica chiesetta ben presto si sentirono nuove esigenze comunitarie. Occorreva mettere a disposizione dei parrocchiani ampi locali ad uso scuola materna, scuola elementare, palestra per i giovani e gli adulti.
La costruzione in preventivo doveva appoggiare le famiglie nell’assolvimento di importanti compiti nei confronti dei figli e nei rapporti tra le famiglie stesse. Grandi sacrifici si dovevano sopportare per la costruzione del “Centro per le famiglie” adiacente alla Chiesa e su terreno di proprietà.
L’ing. Molteni di Giussano e l’arch. Zibetti Ribaldone di Gallarate produssero un grandioso progetto che fu accolto con grande generosità dai valenzani, sempre disposti ad interventi sociali degni di considerazione.
E’ vero che in quell’occasione si sono voluti mettere in risalto le grandi finalità per cui sorse la struttura, ritenuta servizio fondamentale per le famiglie dei lavoratori, capace di soddisfare le necessità di assistenza ai bambini di scuola materna ricoverati in locali vasti, luminosi, arredati con le più moderne attrezzature; capace di alleviare il disagio dei bambini frequentanti la scuola elementare, il cui edificio scolastico più vicino distava oltre 700 metri, con 5 aule scolastiche dotate di ampia area destinata alla ricreazione e campi di gioco; capace di favorire le necessità di movimento ed esercizi fisici con una moderna palestra provvista di servizi; ambulatorio medico, spogliatoi e docce fornita di tutti gli attrezzi a disposizione non solo della scuola e dei gruppi sportivi per la preparazione atletica, ma anche di tutte quelle persone, di qualsiasi età, bisognose di ginnastica correttive e curativa.
Il Circolo Ricreativo, allestito sotto l’egida dell’ENAL, su due piani per complessivi 800 metri quadrati, accoglieva, in ambienti vari secondo le esigenze dei frequentati, le intere famiglie, dai bambini alle più mature persone.
Esisteva il complesso anche se non del tutto funzionante; occorrevano ancora tanti denari, ma poiché se ne erano spesi moltissimi senza averli, i responsabili continuarono a credere nell’aiuto dei generosi e dei buoni e nel cuore della generosità valenzana, come realmente avvenne.
Negli ultimi anni l’ing. Cesare Baccigaluppi di Valenza e l’arch. Emilio Foglizzo di Torino completarono il santuario con un bel campanile che svetta ora con i suoi 26 metri circa e, al di sopra della cella campanaria a bifore, esibisce una pregevole croce in ferro lavorato a giorno alta circa 2,20 metri.
Il campanile rimase però per anni privo di campane che naturalmente richiedevano una spesa considerevole che non si poteva sopportare.
Occorreva quindi che qualcuno osasse sperare nella provvidenza e nella generosità dei parrocchiani per tentare l’acquisto di quanto occorreva a completare l’opera, già prevista dal parroco don Mario Cermelli, che purtroppo fu interrotta dall’improvvisa morte, malgrado il suo sogno risultasse negli scritti archiviati.
Il campanile rimase privo di campane fino al momento in cui non fu nominato l’attuale parroco don Abele Belloli verso la fine del 1998.
Con il consenso e l’incitamento del Vescovo mons. Fernando Charrier, il parroco, sfidando ogni difficoltà, dopo pochi mesi dal suo arrivo, fece richiesta alla comunità parrocchiale ed a coloro che sono attenti alle esigenze della parrocchia, del progetto e della messa in opera, per la Pasqua dell’anno 2000, di un concerto di otto campane di cui cinque suonassero oscillando e tre fisse percosse da un martelletto, il tutto compiuto da un telecomando e di corredare il campanile di un orologio elettrico ad uso dei parrocchiani.
Le campane, in bronzo, sono dedicate alla memoria dei parrocchiani benefattori defunti o ancora viventi, ed hanno un peso complessivo di kg. 1395.
Il Vescovo si è compiaciuto dell’opera compiuta e solennemente ha proceduto alla benedizione delle campane prima che fossero collocate sul campanile.