4/29/2019
Catechisti credenti, catechisti credibili
Essere catechista oggi è una vera sfida: lo sanno bene le tante persone che dedicano tempo ed energia nelle nostre parrocchie per accompagnare i ragazzi e i giovani nella scoperta e nell’approfondimento della fede. In realtà, bisognerebbe citare anche il compito di catechista di adulti, ma si tratta di una vera rarità: eppure si tratta forse della figura più necessaria nel tempo che viviamo. In effetti, si è ormai presa coscienza che, anche nella nostra cattolicissima Italia, non è affatto scontato che la fede sia vissuta in maniera consapevole e riflessa; inoltre quella trasmissione di fede che avveniva per “osmosi” dalla società è definitivamente tramontata. Già da alcuni anni la riflessione teologica e pastorale sulla catechesi ha preso atto della necessità di ripensare
la proposta e l’approfondimento della fede a partire da categorie nuove, come quella di “secondo annuncio”.

È un aspetto che attraversa interamente l’esortazione Evangelii gaudium: non si può dare per scontata l’adesione di fede, il riferimento alla Parola, la dimensione comunitaria neanche tra le persone che si dicono credenti, bisogna tornare ad annunciare «il nucleo essenziale del vangelo» (EG 34). Il Servizio Diocesano per la Catechesi propone ogni anno momenti formativi, in relazione alle rinnovate esigenze del ministero del catechista. Quest’anno, oltre al corso biblico sul libro di Giobbe, che si è svolto nei mesi di gennaio e febbraio, sarà attivato un laboratorio articolato in tre incontri, a partire da giovedì 2 maggio. Il titolo, con una sfumatura provocatoria, è “Catechisti credenti, catechisti credibili”: si vuole evidenziare come il modo di credere del catechista stesso sia messo in gioco, e non soltanto una competenza sui contenuti. Che questo aspetto non sia banale, lo si comprende dai tanti significati che assume oggi la parola “credente” (al punto che abbiamo dovuto inventare il termine “praticante” per esprimere un aspetto che sarebbe essenziale al credente!). Il catechista si trova ad essere esposto non tanto sulle sue conoscenze, quanto sulla sua adesione al Vangelo e alla Chiesa, su come affronta le domande che la vita pone, su come riesce a stare ‘evangelicamente’ nel mondo. Il laboratorio non promette certo di rispondere a tutte le questioni, ma almeno aiuterà a metterle a fuoco, con l’aiuto di esperti e nel confronto con le diverse esperienze: sarà un piccolo passo in un cammino formativo che continua sempre.
don Vittorio Gatti
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