14/11/2018
Il mio '68 - Intervista a don Maurilio Guasco
Mercoledì 14 novembre, ore 21, Associazione Cultura e Sviluppo

 

Mercoledì prossimo, 14 novembre, alle ore 21 presso l’Associazione Cultura e Sviluppo, si terrà una serata nel 50° anniversario del 1968. Relatori saranno don Maurilio Guasco e don Stefano Tessaglia.

Don Maurilio, che importanza riveste il ‘68 nella storia del nostro tempo?

Il Sessantotto, a distanza di cinquant’anni, rimane un momento simbolico, soprattutto a causa delle contestazioni studentesche e operaie in vari Paesi.

Il 1968 è l’anno della “Rivoluzione culturale” cinese di Mao e della guerra del Vietnam; è anche l’anno in cui si condensano l’uccisione di Martin Luther King e di Robert Kennedy, la “Primavera di Praga”, stroncata dalle truppe sovietiche. In tutto il mondo, le manifestazioni vedevano come protagonisti i movimenti giovanili e studenteschi: a partire da marzo in Brasile e in Francia, poi nella Repubblica federale tedesca e in Turchia, negli Stati Uniti, in Messico, in Gran Bretagna, ma anche in Giappone, Jugoslavia, Svizzera, Spagna, Argentina.

Un vero e proprio riferimento fu poi il mitico “maggio francese”, con l’occupazione della Sorbona e i tentativi degli studenti di organizzare una forma di democrazia diretta con “l’immaginazione al potere”.

E lei era proprio presente in quel mitico maggio francese…

Sì, mi trovavo a Parigi per i miei studi universitari e partecipai da vicino alle manifestazioni e ai diversi momenti di riflessione di quei mesi. Sono tanti gli episodi di cui potrei raccontare…

Quale ruolo avevano i cattolici in quel periodo di contestazione?

Gli anni Sessanta, anche per la Chiesa, sono ricchi di fermenti e dibattiti. Sono gli anni di Giovanni XXIII e del Concilio, dell’aggiornamento e del dialogo con il mondo contemporaneo. Si afferma la rivista “Testimonianze” con p. Balducci, si diffondono finalmente le opere di don Mazzolari e riemerge don Zeno di Nomadelfia, si ascolta p. Turoldo. Nel 1967 esce la Lettera a una professoressa di don Milani e della sua scuola di Barbiana, che avrà un’enorme e trasversale diffusione. Dalle letture e dai fermenti giovanili si passò ben presto a manifestazioni di un vero e proprio dissenso cattolico, di cui parlerà don Stefano.

Soprattutto in Italia fecero scalpore le agitazioni studentesche che si verificarono a Milano, proprio all’Università cattolica, con l’espulsione di alcuni studenti e severe reazioni da parte delle autorità accademiche ed ecclesiastiche. Tra le proteste ebbero poi particolare rilievo l’occupazione della cattedrale di Parma e il caso dell’Isolotto, la comunità fiorentina il cui parroco, don Enzo Mazzi, rimosso per alcune sue prese di posizione, continuò le celebrazioni sulla pubblica piazza.

Lei ha conosciuto queste personalità e questi gruppi?

Certamente, e anche qui in Alessandria, con la Comunità San Paolo abbiamo percorso anni davvero intensi. Il Concilio Vaticano II aveva sollevato molti entusiasmi, ponendo alla ribalta temi che non avevano ancora facile cittadinanza nella Chiesa. Si trattava quindi di attuare quanto indicato, e non era semplice. Erano questioni importanti come la riforma liturgica, ma anche il recupero della Scrittura, con i primi corsi biblici parrocchiali, o la partecipazione dei fedeli laici alle decisioni della vita della comunità. Da questi ricordi vorrei partire a raccontare nell’incontro di mercoledì prossimo.

F. L.

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