Qualche precisazione è opportuna a proposito degli abusi sessuali sui
minori che in passato sono stati compiuti da appartenenti al clero cattolico e
che ora, specialmente in alcuni Paesi, stanno venendo alla luce con grande
evidenza su molti media. Innanzitutto, va ribadita la condanna senza riserve di
questi gravissimi delitti che ripugnano alla coscienza di chiunque. Se poi
questi crimini vengono compiuti da persone che rivestono un ruolo nella Chiesa
— persone nelle quali viene riposta una speciale fiducia da parte dei fedeli e
particolarmente dei bambini — allora lo scandalo diventa ancora più grave ed
esecrabile. Giustamente la Chiesa non intende tollerare alcuna incertezza circa
la condanna del delitto e l'allontanamento dal ministero di chi risulta essersi
macchiato di tanta infamia, insieme alla giusta riparazione verso le vittime.
Ribadita questa posizione, va però sottolineato un accanimento nei confronti
della Chiesa cattolica, quasi fosse l'istituzione dove con più frequenza si
compiono tali abusi. Per amore della verità bisogna dire che il numero dei
preti colpevoli di questi abusi è in America del nord, dove si è registrato il
maggior numero di casi, molto ridotto ed è ancora minore in Europa. Se questo
ridimensiona quantitativamente il fenomeno, non attenua in alcun modo la sua
condanna né la lotta per estirparlo, in quanto il sacerdozio esige che vi
accedano soltanto persone umanamente e spiritualmente mature. Anche un solo
caso di abuso da parte di un prete sarebbe inaccettabile.
Tuttavia, non si può non rilevare che l'immagine negativa attribuita alla
Chiesa cattolica a causa di questi delitti appare esagerata. C'è poi chi imputa
al celibato dei sacerdoti cattolici la causa dei comportamenti devianti, mentre
è accertato che non esiste alcun nesso di causalità: innanzitutto, perché è
noto che gli abusi sessuali su minori sono più diffusi tra i laici e gli
sposati che non tra il clero celibatario; in secondo luogo, i dati delle
ricerche evidenziano che i preti colpevoli di abusi già non osservavano il
celibato.
Ma è ancora più rilevante sottolineare che la Chiesa cattolica — a dispetto
dell'immagine deformata con cui la si vuole rappresentare — è l'istituzione che
ha deciso di condurre la battaglia più chiara contro gli abusi sessuali a danno
dei minori partendo dal suo interno. E qui bisogna dare atto a Benedetto XVI di
avere impresso un impulso decisivo a questa lotta, grazie anche alla sua
ultraventennale esperienza come prefetto della Congregazione per la Dottrina
della Fede. Non va infatti dimenticato che proprio da quell'osservatorio il
cardinale Ratzinger ha avuto la possibilità di seguire i casi di abusi sessuali
che venivano denunciati e ha favorito una riforma anche legislativa più
rigorosa in materia.
Ora, come supremo pastore della Chiesa, il Papa mantiene anche in questo
campo — ma non solo — uno stile di governo che mira alla purificazione della
Chiesa, eliminando la “sporcizia” che vi si annida. Benedetto XVI si dimostra,
dunque, un pastore vigilante sul suo gregge, a dispetto dell'immagine falsata
di uno studioso dedito soltanto a scrivere libri il quale delegherebbe ad altri
il governo della Chiesa, secondo uno stereotipo che qualcuno, purtroppo anche
all'interno della gerarchia cattolica, vorrebbe accreditare. È grazie al
maggiore rigore del Papa che diverse conferenze episcopali stanno facendo luce
sui casi di abusi sessuali, collaborando anche con le autorità civili per
rendere giustizia alle vittime.
Appare dunque paradossale rappresentare la Chiesa quasi fosse la
responsabile degli abusi sui minori ed è ingeneroso non riconoscere a essa, e
specialmente a Benedetto XVI, il merito di una battaglia aperta e decisa ai
delitti commessi da suoi preti. Con l'aggiunta di un altro paradosso: quando la
Chiesa saggiamente stabilisce norme più severe per prevenire l'accesso al
sacerdozio di persone immature in campo sessuale, in genere viene attaccata e
criticata da quella stessa parte che la vorrebbe principale responsabile degli
abusi sui minori. La linea rigorosa e chiara assunta dalla Santa Sede deve
invece essere recepita nella Chiesa — e non solo — per garantire la verità, la
giustizia e la carità verso tutti.
*Vescovo di Alessandria, Ordinario emerito di diritto canonico e psicologia
alla Pontificia Università Gregoriana
Il rigore di Benedetto XVI contro la
sporcizia nella Chiesa: articolo di
mons. Giuseppe Versaldi, Vescovo di Alessandria, canonista, su L'Osservatore
Romano del 14 marzo 2010