01/04/2012
Messa del Crisma: festa di tutti i battezzati

No, la messa del crisma non è affatto la “messa dei preti”. Lo era diventata, purtroppo, in tempi assai recenti e ben al di là delle intenzioni. Infatti, il Papa Pio XII (+ 1958), con lungimiranza e sensibilità pastorale, ripristinò progressivamente la possibilità (abolita da S. Pio V) delle messe vespertine. Cosicché nel 1955 riportò alla sera del Giovedì Santo la messa In cena Domini, separandola, dopo circa quattro secoli, dalla benedizione degli oli. Nelle chiese cattedrali, infatti, le due diverse celebrazioni, dopo l’abolizione delle messe pomeridiane, avevano finito per confluire nell’unica messa mattutina. Per ovvie ragioni di comodità, i fedeli spostarono la loro presenza alla messa vespertina del Giovedì Santo e il rito presieduto dal Vescovo nella mattinata finì per essere svolto alla presenza dei preti (ai quali non era ancora possibile la concelebrare), di pochissimi fedeli, per lo più anziani e di alcune suore, inviate dalla loro superiora a rappresentare la propria comunità religiosa.

La riforma liturgica del vaticano II ha posto le premesse per restituire a questa antichissima e significativa celebrazione la sua originaria identità. Infatti, questa particolare messa, unica nel corso dell’anno liturgico, presieduta dal Vescovo e concelebrata con i presbiteri di tutta la diocesi, non intende affatto celebrare unicamente il ministero ordinato, ma tutta quella variegata ministerialità che trova il suo fondamento nel Battesimo e nella Confermazione, cioè nei sacramenti che costituiscono il corpo ecclesiale di Cristo e che rendono partecipi del suo fondamentale e unico sacerdozio. La messa del crisma è, pertanto, la gioiosa e solenne celebrazione pasquale del sacerdozio battesimale di tutti i fedeli, all’interno del quale trova particolare espressione il ministero ordinato. Sarebbe sufficiente fare riferimento alle letture bibliche, alle tre orazioni presidenziali e al prefazio di questa messa per rendersi conto che è deviante e, quindi, scorretto concentrare tutta l’attenzione unicamente sul ministero ordinato. Questa messa è la festa di tutti i battezzati. Lo afferma chiaramente il Pontificale Romano: “La Messa crismale è epifania della Chiesa, corpo di Cristo organicamente strutturato, che nei vari ministeri e carismi esprime per la grazia dello Spirito, i doni nuziali del Cristo alla sua Sposa pellegrina nel mondo. La nuova fisionomia attribuita dalla riforma postconciliare alla Messa crismale rende ancor più evidente il clima di una vera festa del sacerdozio ministeriale all’interno di tutto il popolo sacerdotale e orienta l’attenzione verso il Cristo, il cui nome significa «consacrato» per mezzo dell’unzione” (p. 10). Gli stessi vescovi italiani aggiungono: “Nella Messa crismale si delinea così la più vasta convocazione, che si estende  non solo ai ministri ordinati (presbiteri e diaconi), ma anche a quelli istituiti o di fatto (accoliti, lettori, catechisti, addetti al servizio degli infermi...) e ai cresimandi oltre che ai rappresentanti delle varie comunità” (p. 11). Il che sarebbe un’utopia se si volesse continuare a celebrare questa messa al mattino del Giovedì Santo quando la stragrande maggioranza del popolo di Dio è impegnata nel lavoro. Infatti, il Pontificale Romano con coerenza scrive: “Se notevoli difficoltà si frapponessero alla riunione del clero e del popolo con il loro vescovo, la benedizione [degli oli] si può anticipare  ad altro giorno, ma sempre in prossimità della Pasqua” (n. 10 p. 17). La nostra diocesi è stata fra le prime in Italia (dopo Lucca) che fin dal 1980 (ultimo anno del servizio episcopale di Mons. Giuseppe Almici) approfittò di questa saggia possibilità collocando  la messa crismale alla sera del mercoledì santo. Da allora questa celebrazione, come esige la sua originaria identità, è diventata un’autentica “epifania” della Chiesa diocesana. Essa, infatti, raccoglie concretamente attorno al Vescovo, ai presbiteri e ai diaconi tutte le altre ministerialità laiche, cioè tutti quei battezzati che in modo diverso si impegnano nella comunità ecclesiale per rendere un servizio al Vangelo della carità, per edificare il regno di Dio. Quest’anno il nostro Vescovo e cardinale Giuseppe Versaldi presiederà per l’ultima volta  questa celebrazione. Una ragione di più per stringerci attorno a lui, per ringraziarlo del suo servizio episcopale alla nostra Chiesa e per accompagnarlo con la nostra preghiera verso le nuove e delicate responsabilità.

Silvano Sirboni