Papa Benedetto XVI ha scelto come tema della Quaresima 2010 l’affermazione
paolina: “La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo”
(Rm3, 21-22. Se è vero che in ogni uomo c’è il desiderio che ad ognuno sia dato
ciò che giusto (giustizia distributiva), è ancor più vero che la storia passata
e presente ci dice che questo desiderio rimane troppo inappagato: troppe
ingiustizie sono evidenti in Italia e nel mondo! Ecco allora la necessità di
capire da dove vengono gli ostacoli e da dove invece può venire la forza per una
vera giustizia. Il tempo di Quaresima è tempo di tale riflessione, ma
soprattutto è tempo di conversione, cioè di cambiamento di vita. Il Papa
sottolinea che, contrariamente a ciò che predica il mondo, le radici delle
ingiustizie non sono solo esterne, ma partono dal cuore stesso dell’uomo, “dove
si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male”. Dunque, bisogna
scendere fino nella profondità del cuore umano per riconoscere ed estirpare la
logica perversa del male che provoca l’ingiustizia con tutti i mali che ne
conseguono (povertà, terrorismo, guerre, di-scriminazioni, ecc.). Ma per questa
operazione di bonifica l’uomo rimane impigliato proprio nella sua contraddizione
così che non riesce da solo ad uscire dalla sua debolezza. E qui viene in
soccorso la fede in quel Gesù che ha sentito compassione per l’umanità vittima
della schiavitù del peccato ed è venuto per la nostra salvezza. E’ questa la
giustizia di Dio che è profondamente diversa da quella u-mana: come dice il
Papa, “Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo
davvero esorbitante”. Dunque, la giustizia di Dio in realtà è la nostra
giustificazione, proprio andando contro il concetto umano di giustizia che
richiede a chi sbaglia di pagare egli il prezzo del riscatto. Ma c’è una
condizione perché questo si realizzi: l’uomo deve abbandonare la propria pretesa
autosufficienza. Benedetto XVI lo dice chiaramente: “convertirsi a Cristo,
credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione
dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza
degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia”.
Per la Chiesa di Alessandria questo messaggio è particolarmente significativo
per questa Quaresima in stato di Missione, doppiamente significativo.
Innanzitutto, per ogni credente in Cristo questo tempo di grazia deve segnare
una forte spinta alla conversione personale e comunitaria onde rendere credibile
l’annuncio del Vangelo. In secondo luogo, questo tempo di Quaresima deve servire
per presentare a chi non crede o non pratica la fede cristiana il volto
misericordioso di Dio, che non è venuto per condannare il mondo, ma per salvare
tutti gli uomini.
E’ questo l’invito che come Vescovo faccio a tutti i cristiani che vivono nella
nostra Chiesa, un invito che diventa preghiera per implorare da Dio la grazia
della conversione dei cuori così da poter celebrare insieme la Pasqua di
Risurrezione come evento che ci libera dalla schiavitù del peccato e ci rende
credibili annunciatori dell’amore di Dio e costruttori del suo Regno.
† Giuseppe, Vescovo