Cattedrale - Restauri 2008

I LAVORI DI RESTAURO DELLA CATTEDRALE ESEGUITI NEL 2008

 

È stato per tutti confortante, alla fine di lunghi mesi di lavoro, poter contemplare la bella facciata della nostra Cattedrale riportata al suo splendore, su cui si erge il vertiginoso campanile che svetta su tutta la città.

È un altro passo, non l’ultimo, per meglio valorizzare il nostro patrimonio religioso ed artistico legato soprattutto alla Chiesa – madre della diocesi, che è il Duomo.

Da parte mia, fin dal mio ingresso ho subito incoraggiato i programmi già formulati ed approvati dal mio amato Predecessore e dall’Ufficio diocesano competente, ben convinto di andare incontro alle attese dei fedeli ed anche della società civile.

Ora, con il restauro anche della facciata della casa canonica (destinata a diventare la sede del Museo diocesano), la piazza appare nel suo decoro ed offre a tutti la possibilità di una sosta piacevole ed un luogo accogliente per quello scambio di relazioni umane a cui sono destinate le nostre piazze.

Potete leggere in queste pagine le relazioni puntuali dei lavori eseguiti, dei criteri ispiratori e delle difficoltà incontrate che ne hanno condizionato i risultati.

Siccome alcuni si sono rivolti anche al Vescovo per esprimere il rammarico circa le parti mancanti (specialmente la mano benedicente del Cristo), non ho altra risposta da dare se non quella delle competenti autorità artistiche che non hanno intravisto la possibilità di ripristinare le parti deteriorate senza alterare l’insieme dell’opera ed esporla a manipolazioni falsificanti.

Anch’io mi adatto alla soluzione finale non avendo argomenti per una valida alternativa: vuol dire che la mano che non si vede è già in cielo, ma da lì certamente Cristo benedice tutti i suoi figli devoti che lo invocano.

Sono grato a tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione di questo importante restauro, sia nella sua progettazione, sia nella esecuzione, ma anche nel suo finanziamento.

A questo proposito devo ringraziare lo Stato (tramite l’interessamento dell’on. Franco Stradella), il Comune di Alessandria, alcuni privati e, per quanto riguarda la facciata della Canonica, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.

A tutti va il mio plauso, ma soprattutto la risposta positiva della popolazione ammirata dal risultato ottenuto.

La Madonna della Salve e San Baudolino, nostri Patroni, certamente benedicono ancora una volta la devozione e lo zelo della comunità alessandrina sempre generosa e fedele alla sua tradizione cristiana che vede nel Duomo, il cuore vivo e pulsante della Chiesa locale.

† Giuseppe, Vescovo

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Introduzione di Luciano Orsini La parola della Soprintendenza I lavori effettuati Intervento di Luca Visconti Pagina precedente

 

INTRODUZIONE DI LUCIANO ORSINI*

Giungendo in piazza Giovanni XXIII da qualunque via, l’occhio si apre alla maestosa monumentale presenza  della nostra elegante cattedrale dedicata al Principe degli Apostoli; una realtà a noi tutti molto cara poiché richiama alla mente ed al cuore l’immagine della casa di ciascuno e di tutti.

In questi giorni sono stati terminati i lavori di restauro che hanno ridato alla sua facciata neoclassica, il sorriso del suo antico splendore, rendendola molto vicina a quella che si presentò agli alessandrini nel momento dell’inaugurazione, nel secolo XIX.

Il tempo aveva lasciato il segno sulla struttura; pioggia e sole, caldo e freddo, avevano in qualche modo cancellato o nascosto l’originale purezza dei valori decorativi.

L’intervento è stato concertato con le competenti Soprintendenze che hanno suggerito i modelli da seguire per ottenere un risultato di chiaro scuro, di luci ed ombre evidenziate anche nella stesura del colore che senza dubbio può essere apprezzato da coloro che l’osservano con occhio meravigliato per la bellezza dell’armonia architettonica che rappresenta ma ancor più da coloro che in essa hanno un riferimento di fede, di affetti, di memorie.

Il coronamento delle statue del Cristo e degli Evangelisti che dalla sommità della facciata, ormai da quasi duecento anni, guardano la nostra gente che si affretta ad entrare nel tempio o che chiacchiera amichevolmente sulla piazza senza comunque perderle d’occhio, soffrivano dell’età e sono state riprese secondo il criterio ora in uso per il restauro conservativo che non prevede rifacimenti di parti mancanti, cadute per gli inconvenienti delle stagioni.

Capisco bene la preoccupazione di chi le avrebbe volute rivedere come nell’originale, integre in ogni parte ma occorre adeguarsi alle tendenze che la scienza e l’arte del restauro oggi ci consigliano come bene ci illustra nella sua nota, la dottoressa Elena Ragusa della Soprintendenza torinese.

Ora anch’io penso, come ci suggerisce il Vescovo, che la mano non più presente del Cristo sia già in cielo dove non manca comunque di proteggere questo Suo gregge che sebbene nelle difficoltà del mondo, tenta di seguirlo; certo l’occhio vuole la parte che gli spetta ma le regole, anche se con dispiacere, vanno seguite e poi credo che la fede possa vedere, toccare, sentire ben più di ciò che i nostri sensi possono dare.

Per il resto e per tutti gli altri, vale quello che viene indicato da chi ha la responsabilità della tutela del patrimonio artistico della nostra bella Italia con il quale anche la nostra diocesi collabora per mantenere, senza modificare, tutto ciò del quale abbiamo la responsabilità di trasmettere a coloro che verranno.

Il plauso dell’Ufficio per i Beni Culturali è indirizzato a tutti coloro che in diversi modi, hanno dato tempo ed attenzione alla realizzazione di questo recupero ed in particolare a tutti quelli che mantengono con la chiesa del Vescovo, un legame d’amore capace di superare le difficoltà dell’occhio perché radicati nella profondità del cuore!

In queste pagine sono presentate le relazioni che hanno seguito gli interventi e che danno, nella ricca e minuziosa particolarità della descrizione, un utile capacità di lettura per tutti coloro che desiderano avere dettagliate informazioni.

*Delegato vescovile per i beni culturali della Diocesi

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LA VOCE DELLA SOPRINTENDENZA

Il restauro delle statue che coronano il timpano della facciata della cattedrale di San Pietro di Alessandria, è stato svolto recentemente sotto il controllo della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico dalla Novaria restauri S.r.l.

Come noto le quattro statue degli Evangelisti di B. Argenti , ai lati, e del Redentore, posto al centro, sono datate all’arco di anni 1822-1830 e realizzate in pietra arenaria, un materiale molto friabile e delicato: proprio per questo esse sono giunte oggi a noi in uno stato conservativo a dir poco preoccupante.

Il degrado riscontrato era particolarmente complesso perché vedeva la combinazione da un lato di patologia che solitamente si riscontrano su sculture lapidee esposte all’esterno (la sporcizia accumulata nel tempo, il distacco di porzioni di modellato, la presenza di licheni) e dall’altro la presenza massiccia di interventi di consolidamento svolti in passato con tecniche piuttosto invasive che, alla luce della moderna concezione del restauro, non sono da tempo più impiegate: si pensi alle staffe e ai cerchiaggi in metallo che supportavano le parti pericolanti delle statue.

Un degrado dunque gravissimo che evidentemente aveva interessato le statue già in passato e che, in qualche modo, si era già tentato di affrontare con i mezzi (poveri) a disposizione.

Qual è stato il metodo con cui si è affrontato questo intervento? La linea di intervento si è attestata su scelte rigorosamente conservative che consentono ai manufatti di potere resistere in futuro nella loro posizione, senza correre il rischio di perdere ulteriori porzioni di modellato. Si è discusso molto coi restauratori sul mantenimento o meno delle staffature metalliche, decisamente antiestetiche, e si è infine optato per il loro mantenimento, tavolozza parziale, visto che esse erano ormai intrinsecamente collegate ai manufatti e spesso rimovibili soltanto causando traumi irreversibili al materiale lapideo originale. Molta attenzione è stata posta al recupero di porzioni di modellato ormai staccate che sono state riposizionate nella posizione più credibile per il gruppo scultoreo di pertinenza: si pensi al frammento della figura del piccolo angelo che contraddistingue San Matteo che è stato posto accanto a un basamento di altezza congrua alle porzioni della statua dell’Evangelista.

L’avanzato stato di degrado con la perdita di molte parti di modellato e la contestuale mancanza di documentazione grafica o fotografica di riferimento delle statue quando erano ancora integre e in buono stato, ha impedito qualsivoglia integrazione delle forme del modellato mancante, pena la ricostruzione di “falsi” che avrebbero confuso la lettura dei manufatti sovrapponendo loro forme di necessità arbitrarie.

Qualsiasi restauro però non ha una durata infinita e necessita di una periodica, programmata e attenta manutenzione. Così dovrà essere anche per queste statue che tra qualche anno dovranno essere nuovamente controllate dai restauratori, perché continui ad essere assicurata pienamente la loro conservazione futura, nelle ottime condizioni che l’intervento attuale ha stabilito.

Elena Ragusa

Direttore storico dell’arte.

Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte

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I LAVORI ESEGUITI DALLA DITTA NOVARIA

Il gruppo scultoreo, collocato ad ornamento della sommità della facciata della cattedrale di Alessandria, di epoca neoclassica, è composto da cinque sculture rappresentanti il Cristo Redentore al centro, e i quattro Evangelisti ai lati.

Le sculture, realizzate in arenaria, presentavano un pessimo stato di conservazione, manifestando diverse patologie, legate ai problemi singoli o multipli, interagenti tra di loro.

L’arenaria evidenziava la perdita di materiale, erosione di superficie, polverizzazione, lamellatura, distacchi, lesioni superficiali e profonde, sporco di particellato incoerente, concrezioni e incrostazioni. La presenza di diversi rifacimenti, cerchiaggi metallici con percolazione di ossido di metallo, stuccature e sigillature a malta cementizia, hanno evidenziato precedenti interventi, probabilmente riferibili a 2 momenti diversi. L’insieme di queste patologie rendeva la conservazione delle opere fortemente a rischio, se non si fosse provveduto ad un puntuale intervento.

Subito dopo i primi interventi di somma urgenza su alcune delle statue si è reso di fondamentale necessità conoscere cosa era già stato fatto, con quali metodi e materiali, e fino a dove erano arrivati gli interventi fino a quel momento, per poter più precisamente valutare i metodi, tempi e materiali da applicare in itinere durante il restauro delle opere in oggetto.

In virtù di tutte queste considerazioni è stato fondamentale, prima di intervenire sulle sculture, un confronto diretto con coloro che avevano dato inizio alle prime operazioni; in particolare con la Dott.ssa Elena Ragusa, Funzionario della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte, che ha seguito i lavori, ci sono stati importanti confronti, che hanno puntualizzato e dato risoluzione a diversi problemi emersi progressivamente durante l’intervento.

Altrettanto con il Delegato vescovile per i Beni Culturali, il diacono prof. Luciano Orsini.

In particolar modo si sono evidenziate diverse problematiche in riferimento a braccia e mani di alcune statue: tutto l’avambraccio sinistro del Cristo era già stato oggetto di precedenti restauri e si è dovuti procedere con lo smontaggio dello stesso con la rimozione dell’ormai inutile cerchiaggio metallico e con l’asportazione della mano in cemento, il cui materiale era fortemente degradato, e che era stata applicata in un intervento precedente( forse l’ultimo).

Durante queste operazioni è emerso che il grande perno cilindrico in metallo che sorreggeva la mano era stato annegato e fermato, con piombo fuso, all’interno di una sede ricavata nella porzione di avambraccio originale in arenaria; quest’ultima era quindi stata ancorata alla statua per mezzo di due perni metallici di ridotte sezioni, estremamente deteriorati.

Per non sottoporre ad ulteriore sollecitazione la pietra di sedimentazione originaria, peraltro già gravemente danneggiata dagli agenti atmosferici, il perno che reggeva la mano non è stato rimosso completamente ma tagliato alla base dell’innesto della parte originale. I due perni che collegavano la porzione di arto originale alla statua sono stati rimossi interamente, come anche le varie stuccature cementizie e si è potuto constatare che la linea di sfaldatura coincideva, permettendo così il riposizionamento nella sua sede originaria.

Per quel che concerne l’evangelista Marco (prima scultura di destra), si è dovuto procedere al distacco della porzione inferiore del braccio, già vistosamente fessurata.

Alla liberazione degli strati superiori è emerso che la stuccatura superiore che ricopriva gran parte della spalla e del braccio, fino al primo cerchiaggio, era stata eseguita per nascondere e mantenere stabilmente in posizione una graffa metallica a  “ C ” che teneva ancorato il braccio alla spalla.

Anche nella parte inferiore, dopo aver rimosso la parte di arenaria fessurata e aver esplorato in profondità, ci si è trovati di fronte ad una seconda graffa, fortemente ossidata, con una riduzione assai consistente della sezione superiore, che non le permetteva più di svolgere la funzione per cui era stata inserita.

Entrambe queste graffe risultavano inserite durante precedenti interventi di restauro per rinforzare una situazione che evidentemente, già in passato, presentava serie problematiche strutturali e seri rischi di caduta.

Grazie all’asportazione della sezione di arenaria si è inoltre potuto individuare il perno originario, a sezione quadrata, che si presentava fortemente deteriorato e il cui rigonfiamento per ossidazione ha contribuito alla fessurazione del braccio.

E’ risultato evidente che tanto le graffe quanto il perno non avevano più la capacità di conferire stabilità al braccio e che la struttura metallica, retrostante il braccio stesso, unita ai tre cerchiaggi, aveva ormai acquisito la funzione di struttura portante, sulla quale il braccio era adagiato e fissato.

Questa struttura anche se fortemente invasiva, specialmente dal punto di vista estetico, si era ormai completamente integrata con le esigenze strutturali del braccio, non potendo così essere modificabile ma solo ridotta. L’Angelo posto sulla base dell’Evangelista Matteo è stato trovato in parte conservato e già fuori sede.

Per il suo riposizionamento corretto ci si è avvalsi delle vecchie riprese fotografiche ed è stato studiato il punto di ripresa per la posizione più corretta possibile; la struttura di appoggio è stata realizzata in muratura.

L’intervento di restauro per le parti lapidee è consistito nelle seguenti fasi:

¨ Mappatura delle parti più fragili ed a rischio di ulteriore perdita.

¨ Raccolta dei pezzi a terra (alla base delle sculture).

¨ Spolveratura delicata ed accurata con pennelli morbidi ed aspirazione del particellato incoerente (senza coinvolgere le zone matericamente più fragili).

¨ Controllo dello stato materico e preconsolidamento localizzato.

¨ Pulitura ad impacchi con carbonato d’ammonio saturo in sospensione, misto a polpa di cellulosa e/o seppiolite (a più risprese).

¨ Rimozione meccanica dei depositi più resistenti con alternati vibroincisori, micromotore, ultrasuoni, bisturi, necessari per la riduzione delle croste nere e per l’alleggerimento delle macchie lasciate dal percolamento dell’acqua piovana mista ad ossidazione metallica a cui, dove necessario, sono seguiti ripetuti impacchi localizzati di polpa di cellulosa anche mista a seppiolite e carbonato d’ammonio e acqua distillata.

¨ Puliture accurata delle interfacce delle lesioni e successiva riadesione delle stesse mediante iniezioni di resina.

¨ Pulitura con acqua demonizzata a nebulizzazione continua controllata con risciacquo finale.

¨ Sigillatura delle lesioni e delle microlesioni con malta di calce e polvere di arena e ripresa mimetica nel colore di impasto in equilibrio con la scultura.

¨ Rimozione meccanica dei giunti ammalorati che fermano i vari pezzi compositivi e completa aspirazione delle polveri e parti incoerenti.

¨ Risigillatura dei giunti con malta in polvere di marmo e arena e calce in tono cromatico corretto.

¨ Rimozione meccanica con bisturi dei licheni e delle altre specie vegetali e trattamento biocida completo da ripetere in due tempi.

¨ Stesura di antibatterico atto a debellare futuri attacchi vegetali.

¨ Stesura di protettivo finale.

¨ Riposizionamento dell’angelo alla base dell’evangelista Giovanni.

L’intervento di restauro sulle staffe, sulle armature metalliche, sui cerchiaggi ha previsto le seguenti operazioni:

¨ Protezione con film delle parti di arenaria, per proteggerle da possibili cadute di materiale metallico in polvere.

¨ Valutazione dei pezzi da conservare e quelli non più efficienti che è stato necessario rimuovere.

¨ Pulitura meccanica dei metalli con spazzole a durezza variabile.

¨ Aspirazione delle polveri smosse.

¨ Trattamento passivante antiruggine.

¨ Controllo delle fermature ad ammorsamento all’arenaria con sostituzione dei punti fragili e verifica dell’efficienza degli altri punti.

¨ Sigillatura dei perimetri di “innesto” all’arenaria.

¨ Trattamento protettivo.

¨ Trattamento alla vernice ferromicacea.

Un elemento che è fondamentale ricordare è che, dato il degrado in cui versavano le sculture e la loro costante esposizione agli agenti atmosferici, sono stati applicati protettivi e consolidanti, la cui efficienza è garantita per un periodo dai 4 ai 5 anni, dopodiché dovrà necessariamente essere effettuata la manutenzione, al fine di garantire al meglio la conservazione del gruppo scultoreo.

In quell’occasione si potrà inoltre monitorare lo stato di fatto di tutte le parti metalliche ed eventualmente intervenire nuovamente.

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INTERVENTO DI LUCA VISCONTI 

Quest’anno le celebrazioni in onore della Madonna della Salve si sono svolte in concomitanza con gli ultimi ritocchi alla facciata della nostra Cattedrale, rimasta nascosta per diversi mesi dietro i teli bianchi dei ponteggi.

In occasione della tradizionale e solenne Processione, molti alessandrini hanno finalmente avuto modo di apprezzare il nuovo volto del duomo cittadino.

Gli interventi delicati ma necessari, sono stati concordati fra le competenti Soprintendenze rappresentate in loco dai Responsabili zonali e l’Ufficio per i Beni Culturali della diocesi nella persona del Delegato vescovile ed affidati in direzione allo studio associato d’architettura “Visconti" di Alessandria.

Prima di descrivere le linee di intervento messe in atto, si riportano alcune notizie storiche, tratte dalle note di Giulio Jeni in “La Cattedrale di Alessandria”,  relative ai processi di trasformazione dell’edificio di culto dopo la sua elezione a nuova cattedrale di Alessandria.

La facciata attuale fu progettata nel 1820 da Leopoldo Valizzone, modificando il prospetto già disegnato nel 1810 insieme al padre, Cristoforo Valizzone. Questa prima idea prevedeva un pronao sormontato da frontone e sorretto da colonne binate come le attuali, ma l’altezza era minore, paragonabile a quella delle cappelle laterali e dell’adiacente Casa Canonica (progettata sempre nel 1810). Si avrebbe così avuto un rapporto tra larghezza e altezza molto maggiore dell’attuale. Nel 1814, si pensò di sopperire a questa sproporzione edificando due enormi campanili in corrispondenza delle cappelle esterne, con l’intenzione di dare slancio al fronte. La soluzione definitiva giunta a noi affrontò il problema eliminando il pronao e alzando il prospetto in corrispondenza della navata principale. La specchiatura centrale fu delimitata dalle quattro, slanciate colonne corinzie.

I lavori cominciarono nel 1822 e terminarono nel 1827 con la collocazione sul coronamento delle statue degli Evangelisti. La statua del Redentore, in pietra di Acqui come le altre, venne posizionata nel 1829.

I materiali da costruzione che si prevedeva di utilizzare, furono in parte modificati per problemi di natura economica. In luogo del granito rosa (Miarolo rosso) che riveste lo zoccolo, colonne e paraste furono rivestite in graniglia; i capitelli, immaginati in pietra di Viggiù, un’arenaria a grana fine di colore grigio paglierino, si modellarono invece in malta di calce; la muratura, anziché rivestirla in granito bianco Montorfano (Miarolo bianco) e Beola grigia, fu semplicemente intonacata.

Veniamo ora a quanto si è fatto con l’intervento di manutenzione straordinaria della facciata iniziato nel settembre dello scorso anno che non è solo stato costituito da una semplice tinteggiatura ripristinante le tonalità già presenti ma si è variata la gamma cromatica in modo da renderla più vicina alla sensibilità e ai gusti attuali.

Le tinte al quarzo già presenti sulla superficie muraria erano molto sfarinanti e si è quindi proceduto con una lavatura a bassa pressione e ad una successiva stesura di fondo minerale. L’uso di tinte stabili ai silicati ha poi conferito sfumature morbide alla tavolozza di colori utilizzata. L’intervento, eseguito dall’impresa DELCA di Alessandria, ha interessato anche la pulitura e successiva stesura di protettivo delle paraste e colonne in graniglia, dello zoccolo in granito rosa e delle lapidi sui corpi laterali dell’edificio. Dopo un primo lavaggio, colonne e paraste sono state pulite più accuratamente con l’uso manuale di spazzole e adeguati detergenti. La superficie marmorea delle lapidi laterali è stata il più possibile riportata in vista.

La sorpresa maggiore allo smontaggio dei ponteggi è stata però la colorazione dei capitelli, che in precedenza apparivano coperti da una vernice bianca. Durante le fasi di sverniciatura, grazie al restauro e consolidamento, sono emerse colorazioni che variavano dall’ocra al mattone-ruggine, tinte che tendevano a essere in accordo con i riflessi rosati delle sottostanti colonne. Anche la malta di calce che dà corpo ai capitelli si è rivelata colorata in pasta con pigmenti rosa-bruni. Si è convenuto di riproporre velature che riprendessero le tinte scoperte ed i giochi di chiaroscuro ne hanno giovato, consegnando ulteriore ritmo ai volumi del prospetto.

Saranno a breve completati anche i lavori riguardanti la bella facciata della casa Canonica, progettata, come già ricordato, nel 1810 da Cristoforo Valizzone. Gran parte dell’intonaco cementizio è stato sostituito con uno macroporoso più traspirante e, essendo l’intera facciata ricoperta in precedenza da una anonima rasatura bianca,  si è deciso di inserirvi una sottolineatura cromatica giocata su grigi caldi ed eleganti, eseguita anche sulle persiane: le cornici sono state evidenziate ed i muri del corpo centrale hanno tonalità lievemente più chiare dei corpi laterali, così da porre discretamente in rilievo la simmetria del fronte e sottolinearne le proporzioni.

I lavori hanno visto infine, la revisione dell’impianto di allontanamento volatili.

Accanto alla sommaria descrizione delle opere, non ci resta che aggiungere una considerazione: coloro che, a vario titolo, hanno contribuito alla buona riuscita del restauro e che per questo hanno trascorso lungo tempo in Piazza Giovanni XXIII, dicono quasi con sorpresa di averla scoperta come un luogo dell’Alessandria accogliente e naturalmente vitale.

Anche l’antica idea di creare un Museo Diocesano nella Canonica sta per essere affidata ad uno specialista nel settore dell’allestimento organizzativo e sarà realizzata magari aggiungendovi laboratori di restauro in modo da rendere il contesto un luogo ulteriormente attivo.

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