ARCHIVIO STORICO DELLA CURIA VESCOVILE DI ALESSANDRIA


C/O Curia Vescovile - via Vescovado 1

Tel. 0131 512239

(Ufficio Beni Culturali)


Anagrafe CEI Istituti Culturali Ecclesiastici: anagrafebbcc.chiesacattolica.it/anagrafica

pagina web dei Beni ecclesiastici: http://beweb.chiesacattolica.it/

Mail: archiviostorico@diocesialessandria.it 


Referente

Prof. Don. Stefano Tessaglia (Archivista)

Dott.ssa Valentina Filemio

 




L’Archivio Storico della Diocesi di Alessandria è funzionante presso la Curia Vescovile, a supporto della necessità di documentazione e di ricerca, costituito "ab immemorabili": il primo documento conservato porta la data del 1390.

 

INTRODUZIONE STORICA

di Roberto Livraghi

 

La diocesi di Alessandria nasce nel 1175 quando il pontefice Alessandro III, su istanza dell’arcivescovo di Milano, Galdino della Sala, dei consoli di Milano e dei Rettori delle città di Lombardia assegna alla città di recente fondazione (circa 1168) lo ius episcopale, eleggendo vescovo Arduino, suddiacono della chiesa di Roma.

La creazione della nuova diocesi, avvenuta sottraendo porzioni di territorio alle più antiche circoscrizioni ecclesiastiche di Tortona, Acqui, Asti e Pavia, si colloca nel pieno del conflitto tra i comuni della Lega Lombarda e l’imperatore Federico I e negli anni delle lotte tra il papa Rolando Bandinelli e gli antipapi suscitati e appoggiati dalla fazione imperiale.

Coeva alla fondazione urbana e all’erezione della diocesi è anche l’edificazione di una cattedrale col titolo di San Pietro, ove dal 1178, si insedia un collegio capitolare costituito da tre canonici e sette dignità. La chiesa di San Pietro è una chiesa matrice, quindi plebana e battesimale, cui spetta il tributo parrocchiale su tutte le chiese della diocesi, compresa l’antica canonica di Santa Maria detta di Castello, centro religioso fin dal IX secolo del villaggio di Rovereto, antica “curtis regia” e una delle otto località che concorsero alla fondazione del nuovo centro urbano.

La giovane diocesi cresce in parallelo con l’espandersi dell’autonomia comunale del capoluogo, ma dopo il governo del vescovo Ottone, forse eletto dallo stesso clero alessandrino, nel 1206 il pontefice Innocenzo III, al culmine di una stagione di contrasti tra i vescovi alessandrini ed acquesi, decreta l’unione delle due diocesi, nominando vescovo il novarese Ugo Tornielli e stabilendo Acqui come sede vescovile.

Si apre così un periodo di circa due secoli (fino al 1405) in cui la città resta di fatto privata della dignità vescovile, con il Capitolo della cattedrale che esercita importanti funzioni di supplenza nel governo del clero. L’archivio capitolare, conservatosi fino ai nostri giorni, reca testimonianza dell’importanza assunta da tale istituzione in età medievale. In questo periodo la città e la diocesi sono caratterizzate inoltre dalla presenza del movimento pauperistico degli Umiliati (che arriva ad avere cinque domus nell’area urbana e al quale il Comune affida compiti di natura pubblica, quali l’ufficio di clavarii, tesorieri della comunità). Gli Umiliati introducono il culto di San Baudolino, l’eremita ricordato nell’Historia Longobardorum di Paolo Diacono e vissuto nell’VIII secolo: a questo santo si attribuisce la prima evangelizzazione della zona e per questo venne scelto quale protettore della diocesi.

In questi stessi anni inizia a registrarsi l’arrivo dei vari ordini religiosi: i Servi di Maria (a Borgoglio dal 1233), gli Agostiniani (1264), i Carmelitani (1290), i Domenicani (1309) e i Francescani.

Esauritasi l’esperienza del libero comune, la città passa sotto il dominio dei Visconti (fino al 1411) e degli Sforza, consolidando il proprio inserimento nello stato di Milano e anche la diocesi rafforza il proprio legame con la sede metropolitana, da cui provengono vescovi importanti come Marco de’Capitanei (1457-1478). Si data a fine Quattrocento anche la nascita del culto popolare per l’effigie di Maria ai piedi della croce, detta la “Madonna della Salve” (una tradizione vuole che davanti ad essa i canonici cantassero la “Salve Regina”), una devozione destinata a durare fino ai nostri giorni.

Il Cinquecento vede l’inizio della dominazione spagnola (di fatto dal 1535), a cui corrisponde sul piano religioso la stagione del Concilio di Trento e dell’applicazione dei decreti conciliari. Fortemente influenzata dall’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, la diocesi esprime in questi anni la figura carismatica di fra’ Michele Ghislieri, domenicano e inquisitore, divenuto papa nel 1568 col nome di Pio V e destinato a legare la propria fama alla battaglia di Lepanto (1571).

Sotto la guida di vescovi come Gerolamo Gallarati (1565-1568), Guarnerio Trotti (1572-1584) ed Ottavio Parravicini (1584-1596), Alessandria diviene uno dei punti avanzati per sperimentare gli indirizzi tridentini: nel 1566 viene fondato il seminario, si indicono i primi sinodi provinciali, si lavora alla residenza dei vescovi e alla formazione del clero, mentre nuovi Ordini, come i Gesuiti, i Somaschi e i Barnabiti vi aprono conventi e scuole. Si incomincia a compiere con regolarità la visita pastorale e si diffondono, attraverso una fitta rete di confraternite e compagnie laicali, nuove forme di devozione che sul modello lombardo privilegiano i valori della solidarietà e dell’impegno sociale. La presenza spagnola, che continua fino al 1706, è testimoniata da varie forme devozionali, come la processione del Venerdì Santo (“Entierro”) e il culto della Madonna del Monserrato.

Il Settecento segna l’ingresso di Alessandria nei domini sabaudi e comporta la necessità di confrontarsi con la politiche giurisdizionalistiche di Vittorio Amedeo II e di Carlo Emanuele III. In una stagione di crescita economica e sociale, un ruolo di rilievo è svolto dai vescovi di nomina regia, quali i due fratelli Francesco e Mercurio Arborio Gattinara, Carlo Vicenzo Ferrero, Alfonso Miroglio, ma soprattutto Giuseppe Tomaso De Rossi (1757-1786) che conferisce un’eccezionale impulso alla vita della diocesi e dà vita a un vasto piano di edificazione di chiese e conventi. Ottenendo dal sovrano la biblioteca del soppresso collegio dei Gesuiti (1773), De Rossi fonda anche una biblioteca per il Seminario, concepita come un istituto culturale aperto anche agli studiosi laici. Durante il suo episcopato il vicario Giuseppe Antonio Chenna dà alla luce la storia dei primi sei secoli di vita della diocesi.

L’occupazione francese segna un’età di grave crisi: la soppressione degli ordini religiosi (1802) e l’abbattimento della cattedrale voluto da Napoleone per motivi militari (1803) sono gli eventi più traumatici che preludono alle dimissioni del vescovo Vincenzo Mossi e al trasferimento della sede vescovile a Casale Monferrato (1805). Sarà soltanto con Alessandro D’Angennes che la diocesi sarà ricostituita ed eretta come suffraganea di quella di Vercelli. D’Angennes (1817-1832) e Dionigi Andrea Pasio (1833-1854) governano la chiesa locale con mano sicura attraverso gli anni della Restaurazione, riordinando la rete di parrocchie e monasteri e operando riforme sul piano pastorale e liturgico. La stagione dell’unità nazionale registra invece un lungo periodo di sede vacante, dal 1854 al 1867.

L’episcopato di Pietro Giocondo Salvaj (1873-1897) vede la chiesa alessandrina confrontarsi con un clima di diffuso anticlericalismo, ma registra anche nuove forme di impegno sul piano politico (l’Opera dei Congressi) e sociale (come le figure della beata Teresa Grillo Michel e di Carolina Beltrami).

Giuseppe Capecci (1897-1918), Giosuè Signori (1919-1921) e Nicolao Milone (1922-1945) sono i pastori della prima metà del Novecento, impegnati nel difficile confronto fra tradizione religiosa e modernità, e stimolati da figure laicali come quella di Carlo Torriani, seguace di Sturzo e segretario del partito popolare cittadino, nonché attivo iniziatore della stampa diocesana con il periodico “La Libertà”. Con le personalità di Giuseppe Gagnor (1946-1964), Giuseppe Almici (1965-1980), Ferdinando Maggioni (1980-1989) e Fernando Charrier, si completa il quadro della storia diocesana fino ai giorni nostri.

 

BIBLIOGRAFIA

GAMS, 811; Cappelletti, XIV, 531-562; Savio, I, 66-68; Ughelli, IV, 312-326; Kehr,

Italia pontificia, 200-210; G.A. Chenna, Storia del Vescovado, de’Vescovi e delle Chiese della Città e Diocesi d’Alessandria, I-IV, Alessandria 1785-1837; F. Gasparolo, Notizie delle Confraternite alessandrine, Casale Monf. 1921; G. Fiaschini, La fondazione della diocesi di Alessandria ed i contrasti con i vescovi acquesi, in “Popolo e Stato”, Alessandria 1970, 495-512; V. Polonio, La Diocesi di Alessandria e l’ordinamento ecclesiastico preesistente, ibidem, 563-576; AA.VV., Lettere pastorali dei vescovi delle diocesi di Alessandria, Asti, Pinerolo, Saluzzo, Quaderni del Centro Studi C. Trabucco e della Fondazione C. Donat-Cattin, n. 24, Roma 1998; R. Lanzavecchia, Storia della Diocesi di Alessandria, Alessandria 1999.

 

 

INTRODUZIONE ALL'INVENTARIO.

Criteri di riordino e condizionamento

 

L'Archivio è stato interamente riordinato, schedato e informatizzato in formato Word, in due fasi negli anni dal 2000-2001 e poi 2005-2007 per volontà della Diocesi, consapevole che il riordino e la descrizione della documentazione conservata in archivio sia il presupposto imprescindibile per poterne favorire la corretta conservazione, tutela e fruizione. Successivamente, a seguito dell’intenzione espressa dalla Diocesi di dotarsi per il proprio patrimonio archivistico di uno strumento informatico aggiornato e comune al sistema degli archivi diocesani, si è reso necessario riversare tutti i dati inventariali dell’Archivio Diocesano nel database CEIAr. Gli obiettivi sono quelli di tutela, custodia e mantenimento dell'ordinamento delle carte d'archivio, tenendo sempre conto che la rilevanza di un fondo non dipende dal valore o dall’antichità dei documenti, ma risiede nell’insieme unitario dell’archivio stesso e nel rapporto organico esistente tra le carte sedimentato lungo l’arco di otto secoli.

Il trasferimento dei dati in CEIAr è organizzato per tranche eseguite in periodi successivi, seguendo la composizione dell’archivio stesso. Il lavoro consiste inizialmente nel verificare la posizione topografica delle unità archivistiche all’interno dell’Archivio (all’interno dell’armadio o dello scaffale e sul palchetto) perché questa sarà la base degli “insiemi fisico - gestionali” del software CEIAr. In un secondo momento, si crea l’albero del “fondo archivistico” inserendo le serie, le sottoserie e le unità presenti nell’inventario; in seguito, dopo il riscontro e il controllo delle descrizioni fornite dall’inventario su Word, le informazioni rilevate per ogni unità archivistica vengono inserite nella scheda di CEIAr seguendo le indicazioni per una scheda che abbia almeno i campi obbligatori compilati.

Tra gli esiti positivi di questa iniziativa vi sono la prosecuzione della tutela del patrimonio archivistico diocesano, l’accresciuta conoscenza della propria storia, attraverso lo studio e l’analisi dei contenuti che ha anche reso possibile la realizzazione di pubblicazioni e convegni.

 

Le serie documentarie inserite in CEIAr nelle sei tranche di lavori svolti:

- I tranche: 

Anagrafe parrocchiale

Documenti relativi ai patrimoni.

- II tranche: 

Benefici,

Cause

Clero  

Monache,

Monaci,

Curia

Miscellanea

- III tranche: 

Parrocchie della Diocesi

Confraternite

Opere Pie e Associazioni varie

Vescovi

- IV tranche: 

Capitolo della Cattedrale – Sezione prima

- V tranche: 

Capitolo della Cattedrale – Sezione seconda

- VI tranche: 

Fondo documentario Parrocchia Santa Maria di Castello di Alessandria, antecedente alla fondazione della città che contiene documenti dal sec. XII al sec. XX.

 

l’Archivio partecipa alla Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici. Si è consolidata negli anni una consuetudine di lavoro coordinato, per favorire la partecipazione dei referenti diocesani ai progetti, per accrescere la professionalità degli uffici e la circolazione di idee tra gli addetti.

 

 

 

 

APPROFONDIMENTI

 

Prima fase di riordino (2001).

Anagrafe, Atti di Causa, Benefici, Patrimoni.

 

La prima fase dei lavori di inventariazione dell'Archivio storico della Curia Vescovile di Alessandria, effettuata nell’anno 2001, si è conclusa con il riordino dei documenti relativi all'Anagrafe parrocchiale (registri degli atti di battesimo, di matrimonio e di morte; i registri dei cresimati; i documenti matrimoniali - stati liberi e dispense - gli stati delle anime); dei documenti relativi alle cause, ai benefici e ai patrimoni.

La scelta di avviare il riordino da queste carte è stata motivata dalla necessità effettiva di poter usufruire al più presto di un inventario per consultare l'Anagrafe parrocchiale, le cui serie sono state lasciate “aperte” per l’aggiornamento dei registri parrocchiali depositati in copia dai parroci presso l’Archivio della Curia vescovile.

Si è pensato poi di inventariare altre tre serie conservate in una stanza con accesso "problematico" per la presenza di uffici amministrativi.

Questi documenti erano conservati in scaffali lignei e contenuti in faldoni, tranne i registri degli atti di battesimo, matrimonio e morte che invece si trovavano in armadi lignei e senza alcun condizionamento.

Le carte erano apparentemente riordinate in faldoni che all'interno hanno rivelato però un totale disordine.

Le carte sono state riordinate, inserite in faldoni sui quali sono state apposte etichette con il numero progressivo e il nome della serie.

Per un totale di m.l. 120

 

Seconda fase di riordino (2005 - 2007).

Archivio storico della Curia vescovile di Alessandria.

 

La seconda fase del riordino ha interessato le serie Parrocchie della Diocesi, Confraternite, Opere Pie e Associazioni varie, Vescovi (Visite pastorali, Sinodi, Mensa vescovile, Editti, ecc.), Monache, Monaci, Clero (Sacre ordinazioni, vestizioni, Concorsi, ecc.), Curia (Amministrazione), Miscellanea.

Le serie e le sottoserie, di cui si è previsto un accrescimento (ad esempio le Visite pastorali, i Sinodi, l’amministrazione della Curia vescovile, le carte relative alle parrocchie, le sacre ordinazioni), sono state lasciate “aperte”.

Le carte, prima del nostro riordino, erano conservate nella stanza adibita ad archivio, su scaffali metallici aperti.

L’archivista diocesano don Carlo Luigi Traverso, che precedette l’attuale responsabile, don Umberto Andreoletti, diede all’archivio, nella metà degli anni ’90 del XX secolo, un riordino tematico condizionando parte dei documenti in faldoni.

Di fatto l’archivio aveva già subito in antico un riordino “topografico” che attribuiva a ciascun volume rilegato una posizione nella relativa serie e scaffale.

Con il nostro intervento si è provveduto ad un riordino per serie riorganizzando le carte pur mantenendo la segnatura antica dove presente, secondo il metodo storico.

Le carte sono state inserite in faldoni sui quali sono state apposte etichette con il nome della serie e il numero progressivo.

 

Per un totale di m.l. 95 e un totale definitivo di m. l. 215.