VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO DEL 7 FEBBRAIO 2017


Martedì 7 febbraio 2017, alle ore 19.00 presso il Centro Pastorale Santa Chiara si è riunito, in seduta ordinaria, il CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO (CPD) per discutere il seguente Ordine del Giorno:
1. Dopo il confronto con i Coordinatori di Zona e i Consigli Zonali, breve report da parte dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile circa le realtà giovanili (oratori, movimenti, associazioni) attive nelle nostre parrocchie. Discussione e proposte a fronte di quanto è emerso dall’indagine;
2. Discernimento comunitario parrocchiale e interparrocchiale durante la Quaresima. Struttura e contenuti dei cammini di discernimento alla luce di quanto proposto in sede di Coordinamento degli Uffici Pastorali Diocesani;
3. Assemblea Diocesana (27 maggio 2017). Comunicazioni e richiesta di suggerimenti circa l’organizzazione e la preparazione del momento conclusivo dell’anno pastorale;
4. Varie ed eventuali.
Gli assenti sono rilevabili dal Registro delle firme.
Presiede S.E. il Vescovo di Alessandria Mons. Guido Gallese, modera la Sig.ra Luciana Buzzi, moderatrice per il CPD.
La seduta si apre con un momento di riflessione introdotto dall’invocazione dello Spirito Santo. Segue la lettura del Vangelo del giorno (Mc 7,1-13) e la preghiera.
Intervento di Luciana Buzzi Luciana Buzzi, moderatrice per il CPD, spiega che ci sarà qualche cambiamento nell’ordine della trattazione dei punti previsti dall’O.d.G. Si discuterà per primo il secondo punto, poi il terzo e, infine, il primo punto. Luciana Buzzi chiede ai membri del CPD se sono d’accordo con la variazione dell’odine dei punti all’O.d.G. Dopo l’assenso dei presenti, si procede alla trattazione.
2) Discernimento comunitario parrocchiale e interparrocchiale durante la Quaresima. Struttura e contenuti dei cammini di discernimento alla luce di quanto proposto in sede di Coordinamento degli Uffici Pastorali Diocesani; Luciana Buzzi lascia la parola al Vicario Generale, Don Vittorio Gatti.
Intervento di Don Vittorio Gatti Don Vittorio, prima di passare alla trattazione del 2° punto all’O.d.G. invita tutti i membri del CPD a trattenersi fino alla fine della seduta del Consiglio: a volte succede che alcune persone dopo la pausa della cena, non rimangano per la seconda parte del CPD. Salvo impegni inderogabili, come sottolinea il Vicario Generale, sarebbe opportuno che i membri fossero presenti per tutta la durata della seduta, fino alle 22.30.
Don Vittorio cerca di riassumere quanto emerso dall’incontro di coordinamento degli uffici pastorali diocesani a proposito del discernimento parrocchiale e interparrocchiale. Il Vicario sottolinea che, dopo gli incontri di discernimento guidati dal Vescovo in autunno nelle quattro zone pastorali, si era pensato di proseguire l’esperienza durante la Quaresima (o in periodi particolari dell’anno liturgico) a livello parrocchiale o interparrocchiale. Il discernimento si può rivelare un momento significativo per le comunità e, l’intento, ora, è quello di pensare ad una proposta concreta per il periodo quaresimale che si avvicina. Il CPD è una preziosa occasione di confronto circa le modalità e i contenuti del discernimento. Il Vicario Generale chiarisce che il discernimento comunitario non dovrebbe essere semplicemente una serie di incontri di preghiera in parrocchia ma esso, grazie all’ascolto della Parola di Dio, dovrebbe riuscire a far emergere i problemi e le esigenze della comunità stessa.
Proseguendo, Don Vittorio sottolinea che, durante l’incontro di coordinamento degli uffici diocesani, si è constatato che ci sono parrocchie che programmano già momenti di confronto con la Parola di Dio e comunità, invece, dove queste occasioni si rivelano sempre più rare. “L’ideale – afferma il Vicario Generale - sarebbe che la proposta fosse adattabile a più livelli: dove esistono già incontri sulla Parola di Dio, magari, il discernimento potrebbe inserirsi in quelli, suggerendo un certo taglio di confronto e discussione sulla Parola. Ma non deve essere considerato come l’incontro in più che ogni parrocchia deve fare: questo diventerebbe un po’ complicato. Naturalmente dove ci sono comunità o parrocchie in cui l’incontro sulla Parola non si fa, in quel caso si potrebbe fare una proposta specifica”. Stando al confronto avvenuto in sede di coordinamento degli uffici pastorali, il primo contesto a cui proporre il discernimento comunitario sarebbe il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP), luogo dove non solo si discute e si prendono decisioni, ma in cui, innanzitutto, ci si dovrebbe confrontare con la Parola. Laddove i gruppi sono più ristretti sarebbe consigliabile che il discernimento si faccia con le parrocchie vicine. “Un'altra cosa molto importante che è emersa – continua il Vicario - è che il discernimento deve avere un obiettivo: per esempio una verifica della vita di comunità, una proposta, una frase che sembra significativa per leggere la nostra esperienza, un video che ci aiuti a capire, una regola di vita per la nostra comunità, qualcosa su cui ci impegniamo. Tutto ciò che verrà messo in luce durante il cammino di discernimento, potrebbe confluire nell’Assemblea Diocesana (27 maggio 2017)”. Il frutto del discernimento delle varie parrocchie può essere, dunque, recepito dall’Assemblea Diocesana e aprire una discussione sulla situazione delle diverse comunità. Il Vicario mette in luce che durante l’incontro con gli uffici pastorali è emersa anche l’ipotesi circa il fatto che il discernimento comunitario comprendesse non solo la Quaresima ma anche il tempo di Pasqua. “Inoltre – continua Don Vittorio - quando si ipotizzava di inserire il discernimento all’interno di un cammino si pensava di avere come punto di riferimento i vangeli domenicali e in particolare i tre vangeli di Giovanni che hanno caratterizzato l’itinerario del catecumenato degli adulti. Si potrebbe fare una proposta a livello diocesano che si allacci alla lettura di quei testi e, da essi, far seguire un discernimento”.
Il Vicario Generale precisa che si pensava ad un sussidio con delle domande che, facendo riferimento ai testi del Vangelo, guidasse il confronto con la Parola e il discernimento nelle diverse comunità. 3 Don Vittorio, a questo punto, chiede ai membri del CPD di reagire e esprimersi in merito a quanto è stato detto in sede di coordinamento degli uffici pastorali circa il discernimento e, soprattutto, su cosa far emergere dal discernimento in vista dell’Assemblea Diocesana. “Il Vescovo – ricorda il Vicario Generale - nella lettera pastorale ci ha chiesto di confrontarci con l’essere comunità, riflettendo sulla pagina degli Atti degli Apostoli in cui si parla delle caratteristiche della comunità. Potrebbe essere questo lo sfondo?”.
Don Vittorio conclude il suo intervento sottolineando che, durante la riunione con gli uffici pastorali, ci si chiedeva se non fosse il caso di adattare il discernimento ad alcune tematiche pastorali (la famiglia, la missione, i giovani): cioè che all’interno della proposta ci siano alcuni specifici settori toccati dal discernimento.
Luciana Buzzi lascia la parola ai membri del CPD affinché si cominci il confronto a proposito del discernimento comunitario. Intervento di Don Giuseppe Biasiolo.
Don Giuseppe Biasiolo, Vicario Episcopale per il Clero, suggerisce che in Diocesi si produca un sussidio che guidi il discernimento comunitario e il confronto con il Vangelo, in modo tale da poter elaborare un contributo da portare in Assemblea Diocesana. Intervento di Don Vittorio Gatti Don Vittorio chiede a Don Biasiolo e a tutti i membri del CPD se il sussidio per il discernimento e per la riflessione sul Vangelo possa essere strutturato su delle domande. Intervento di Don Giuseppe Biasiolo Secondo Don Biasiolo l’eventuale traccia da utilizzare come guida al discernimento comunitario potrebbe essere strutturata su delle domande.
Intervento di Luciana Buzzi La moderatrice del CPD chiede di esprimersi in merito alla proposta di Don Giuseppe o di avanzare altre soluzioni. Luciana Buzzi aggiunge anche che, qualora si decida di elaborare una traccia, bisognerebbe istituire un gruppo di lavoro che si occupi di redigerla.
Intervento di Don Giuseppe Biasiolo
Don Biasiolo suggerisce di non moltiplicare le tematiche del discernimento ma di concentrarsi esclusivamente sulla vita comunitaria e sui fattori costitutivi di una comunità.
Intervento di Daniela Re
Daniela Re, rappresentante zona Valenza, in linea con l’intervento di Don Biasiolo, consiglia di insistere sulla tematica della comunità, proseguendo il percorso già avviato in autunno con il discernimento comunitario zonale guidato da Mons. Vescovo.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini, delegato vescovile per la famiglia, riflette sul fatto che il tema predominante del periodo quaresimale è quello della conversione: la lettura della Parola potrebbe essere fatta nell’ottica di domandarsi in che cosa dobbiamo convertirci come comunità; cioè mettere in luce quali sono i peccati di cui chiedere perdono per poter vivere alcuni aspetti comunitari con i quali facciamo più fatica. Don Mauro si chiede a chi rivolgere il discernimento e quali possano essere le modalità: nella sua parrocchia le persone che fanno parte del CPP non partecipano (almeno non tutte) anche agli incontri sulla Parola di Dio che si tengono al giovedì. Questi ultimi, inoltre, sono condotti in un modo differente rispetto agli incontri di discernimento zonale e, da un confronto con altri parroci, emerge che non tutte le comunità sviluppano gli incontri sulla Parola nella modalità della Lectio Divina.
Don Mauro si domanda se gli incontri di discernimento possano essere inseriti nel giorno in cui già ci si ritrova per la riflessione sulla Parola oppure pensare ad un momento diverso in cui possano partecipare anche i membri del CPP. Inoltre, Don Bruscaini, pensa che nel discernimento parrocchiale o interparrocchiale possano essere coinvolti anche i movimenti e le associazioni poiché partecipano alla vita della comunità. E poi, bisogna considerare anche tutte quelle persone che vengono a Messa ma non partecipano alle attività parrocchiali. A questo proposito, Don Mauro suggerirebbe un supporto simile a quel foglio che era stato elaborato un paio di anni fa in cui erano presenti i brani del Vangelo e due o tre domande che guidavano la riflessione. Don Mauro afferma di avere apprezzato, durante l’incontro con gli uffici pastorali, la sottolineatura fatta a proposito della Evangelii Gaudium (E.G.): l’esortazione del Papa potrebbe dare degli spunti o essere utilizzata come guida per elaborare le domande della traccia del discernimento. “Visto che – conclude Don Mauro - il discernimento parte dalla Parola di Dio che comprende anche la Parola della Chiesa, possiamo considerare anche una riflessione a partire dalla E.G”.
Intervento del Vescovo Mons.
Vescovo chiede a Don Mauro di chiarirgli meglio la sua proposta per le persone che partecipano solo alla S. Messa ma non alle attività parrocchiali. Intervento di Don Mauro Don Mauro spiega che un paio di anni fa (Quaresima 2015), alla fine della S. Messa domenicale, i fedeli trovavano un foglietto da portare a casa e che li aiutava nella rilettura e meditazione della Parola di Dio (successivamente il foglio era stato integrato con il sussidio dell’Azione Cattolica). Si potrebbe riproporre il foglietto anche quest’anno.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio rilancia gli interrogativi che si poneva Don Mauro: “Considerando che comunque tutte le nostre comunità sono composte anche da quelle persone che vengono solo a Messa e poi non partecipano attivamente alla vita parrocchiale, come ci comportiamo? Queste persone faranno un discernimento comunitario o individuale oppure non lo faranno? Possiamo trovare una soluzione?”.
Il Vicario Generale sottolinea che gli incontri di discernimento zonali guidati dal Vescovo, sono stati una preziosa occasione per le comunità, soprattutto quelle più piccole, per esprimersi, anche se, bisogna riconoscere, alcune parrocchie erano poco rappresentate. A questo proposito Don Vittorio chiede se non sia opportuno che le comunità più piccole, che hanno meno occasioni di incontro, si uniscano in occasione degli incontri di discernimento nel periodo quaresimale.
Intervento di Don Giuseppe Biasiolo
Don Giuseppe Biasiolo chiede se in Quaresima siano previsti incontri di discernimento comunitario zonale con il Vescovo.
Don Vittorio e Luciana Buzzi rispondono che durante la Quaresima non sono previsti incontri zonali con il Vescovo.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale puntualizza che durante il discernimento zonale dell’autunno scorso alcune comunità erano presenti con numeri piuttosto esigui e manifestavano una certa difficoltà a riproporre queste attività in parrocchia (da qui l’ipotesi di fare incontri di discernimento interparrocchiali per il periodo quaresimale in modo da avere gruppi più numerosi).
Intervento di Don Giuseppe Biasiolo
Il Vicario Episcopale per il Clero chiede se anche nelle parrocchie più piccole non possa essere il parroco a seguire gli incontri di discernimento.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio precisa che sicuramente il parroco può seguire il discernimento ma va naturalmente aiutato. Dunque, essendo il discernimento zonale un’occasione preziosa per parrocchie vicine di conoscersi, si potrebbe valutare l’ipotesi che parrocchie vicine si uniscano per il discernimento in Quaresima.
Intervento di Antonietta Brezzi
Antonietta Brezzi, rappresentante zona Fraschetta Marengo, afferma che il discernimento zonale è indubbiamente più arricchente ma la rappresentatività delle singole parrocchie, a volte, è proprio ridotta al minimo. Infatti, a livello di parrocchia, è difficile costruire la comunità perché sono poche le persone che hanno avuto modo di confrontarsi nei momenti di discernimento comunitario zonale. Intervento di Daniela Re
Daniela Re riflette sul fatto che, forse, è proprio l’accorpamento di più parrocchie che dà “l’alibi” a certe comunità di non mandare nessuno agli incontri: se, invece, gli incontri si facessero a livello parrocchiale, naturalmente, qualcuno nella propria parrocchia andrebbe.
Intervento di Graziella Buzio
Graziella Buzio, rappresentante della Parrocchia Sacro Cuore di Valenza, spiega che nella propria parrocchia si sono sempre tenuti gli incontri di discernimento a partire dalla Parola di Dio e, in particolare, sul Vangelo della domenica. La Buzio sottolinea che, nel corso degli anni, il gruppo si è ingrandito attirando diversi fedeli e ha dato vita al nucleo della comunità e le persone che partecipano agli incontri sul Vangelo, fanno parte anche del CPP. La Buzio mette in luce che, sebbene negli ultimi tempi il gruppo abbia subito delle variazioni e si sia leggermente ristretto, pian piano sta ritrovando l’equilibrio anche grazie ai parrocchiani del Duomo. Secondo la rappresentante della Parrocchia del Sacro Cuore è giusto che si prevedano incontri parrocchiali sulla Parola, anche quando i fedeli sono pochi: nel tempo il gruppo si ingrandirà Intervento di Don Mauro Bruscaini Don Mauro riflette sui tempi e le modalità degli incontri di discernimento parrocchiale e, in particolare, si chiede come conciliarli con le attività e i momenti di riflessione sulla Parola di Dio che già si fanno.
Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD chiede a Don Mauro alcuni chiarimenti sul suo intervento.
Continua l’intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro spiega che, come già aveva detto, non riesce a capire se bisogna pensare ad un ulteriore incontro laddove ci sia già qualcosa. Diventa anche difficile l’ipotesi di organizzare un momento di discernimento parrocchiale in quelle comunità dove non vi è l’abitudine di incontrarsi. Magari, nelle parrocchie in cui le occasioni di incontro sono poche o quasi nulle, si potrebbe prevedere un paio di appuntamenti in Quaresima guidati da un sacerdote o dal Vescovo o da due/tre laici (creando un piccolo gruppo che si metta a servizio delle comunità più piccole e che solitamente non hanno molte occasioni di fare discernimento a partire dalla Parola di Dio). Don Mauro conclude il suo intervento manifestando la sua perplessità sulla bontà di pensare ad un numero di incontri superiore a due: in Quaresima ci sono già numerose attività che impegnano le comunità.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo, rappresentante zona Città, manifesta il suo accordo con l’ipotesi di fornire un supporto (soprattutto alle parrocchie più piccole) che guidi alla riflessione sul Vangelo della domenica. Per quanto riguarda la tipologia degli incontri, invece, per Elena Ugo sarebbe opportuno valutare in base alle comunità: magari si potrebbe pensare a momenti diversi di discernimento a seconda delle fasce a cui si riferiscono.
intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD riflette sul fatto che, naturalmente, lo schema degli incontri di discernimento non può essere uguale per tutte le parrocchie. Ma può essere opportuno predisporre un sussidio che il parroco utilizzi come strumento a seconda del contesto. È vero che ci sono parrocchie in cui gli incontri settimanali sulla Parola di Dio già si fanno ma è anche vero che ci sono realtà che non hanno l’abitudine di ritrovarsi: l’occasione del discernimento in Quaresima può essere un punto di partenza per poi provare, durante l’anno, a fare degli incontri (in questi casi sicuramente il sussidio può aiutare).
Intervento di Gianluigi Bovone
Gianluigi Bovone, Presidente di AC, pensando all’assemblea diocesana del maggio 2016, si rende conto del grande lavoro di domande e riflessioni che era stato preparato ma si chiede in che misura quella riflessione sia continuata nelle parrocchie. Si potrebbe impostare una verifica della comunità riprendendo i passi della E.G. che erano stati proposti in assemblea e che senza dubbio avviano una profonda riflessione sulla comunità. Inoltre, Bovone sottolinea che in tutte le parrocchie ci siano probabilmente delle persone che pur facendo parte del Consiglio parrocchiale non partecipano agli incontri di preghiera e rimangono un po’sulla soglia, e, proprio per fare una verifica comunitaria, non avrebbe senso fare un discernimento a fasce: sarebbe interessante coinvolgere le famiglie con i bambini e tutte quelle persone che non sono direttamente coinvolte nelle attività parrocchiali provando a chiedere loro cosa si aspettano dalla comunità e come la vedono. Il presidente di AC, manifesta la sua perplessità sul discernimento comunitario legato soltanto al Vangelo domenicale poiché forse varrebbe la pena confrontarsi di nuovo con la E.G. che potrebbe dare un taglio diverso agli incontri e incentivare la partecipazione.
Intervento di Marina Valvassori
Marina Valvassori della parrocchia Madonna del Suffragio, riferisce che, nella sua comunità, si fanno già da anni gli incontri sulla Parola di Dio e, alla fine della S. Messa domenicale, è a disposizione un foglio per poter riflettere individualmente a casa sul Vangelo. Il consiglio pastorale è composto in gran parte dalle persone che partecipano agli incontri sulla Parola di Dio. Inoltre, Marina Valvassori, sottolinea che in parrocchia si fanno incontri durante i momenti forti dell’anno liturgico cercando di coinvolgere le famiglie. Intervento di Luciana Buzzi La moderatrice del CPD chiede di ritornare a riflettere sulle proposte fatte riguardo al discernimento. Intervento di Marina Valvassori Marina Valvassori continua dicendo che è giusto ed arricchente fare il discernimento interparrocchiale, soprattutto per quanto riguarda le parrocchie più piccole e afferma: “Tra l’altro, recentemente, siamo anche aumentati di numero con l’accorpamento della Parrocchia del Buon Consiglio e, a volte, facciamo anche degli incontri con il San Paolo cercando di condividere le 8 esperienze”. La rappresentante della parrocchia Madonna del Suffragio aggiunge che le persone che hanno preso parte agli incontri di discernimento zonali sono le stesse che partecipano anche ai momenti di riflessione sulla Parola in parrocchia. La Valvassori conclude manifestando il suo appoggio alla proposta di preparare un sussidio per il discernimento in Quaresima, magari con delle domande che guidino in maniera mirata ad una riflessione.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale si sofferma sul fatto che, il CPP è formato da persone con un grado di coinvolgimento diverso per quanto riguarda la vita della parrocchiale, ma il discernimento potrebbe essere proprio l’occasione di dare uno stile e una responsabilità ai CPP. Don Vittorio crede che il sussidio per il discernimento dovrebbe essere uno strumento da utilizzare su più livelli: con il gruppo dei ragazzi del catechismo, con le persone più coinvolte nella parrocchia ma anche con chi vive un po’ ai margini della comunità. Magari, proprio dalle persone meno coinvolte nella vita parrocchiale, potrebbero arrivare delle osservazioni interessanti. Il Vicario Generale ribadisce che più che il discernimento di tutta la comunità, dovrebbe essere un discernimento fatto a più livelli e il CPP dovrebbe essere il luogo dove i diversi livelli vengono raccolti. Don Vittorio conclude: “Immagino che prima dell’Assemblea Diocesana ogni Consiglio Pastorale Parrocchiale si riunisca (tra l’altro è scritto anche nel calendario diocesano) per raccogliere i contributi dei vari gruppi che fanno riferimento alla parrocchia”.
Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi, Segretario della Consulta dei Laici, riassume quanto emerso dalla riunione delle Aggregazioni Laicali. Per quanto riguarda il discernimento comunitario a livello di gruppo laicale o movimento, Teruzzi riferisce che è positivo, ma molti ravvisano che diventa più difficoltoso in parrocchia: ci si trova spesso davanti al monologo del parroco. Qualcuno ha sottolineato anche che, se il parroco non convoca l’incontro di discernimento, difficilmente la parrocchia fa discernimento. A differenza dei movimenti in cui il discernimento si fa anche quando non c’è il sacerdote. Si riscontrano, inoltre, difficoltà a passare dalla lettura della Parola alla vita della comunità, cioè capire cosa dice la Parola alla nostra comunità. Teruzzi spiega che, grazie al discernimento comunitario, ha riscontrato dei miglioramenti nella vita comunitaria del movimento (Comunione e Liberazione) ma la difficoltà maggiore è quella di fare discernimento e condividere l’esperienza con la propria comunità parrocchiale. Il Segretario della Consulta dei Laici riferisce che, in sede di riunione, qualcuno ha sottolineato la necessità di pregare, come Chiesa diocesana, lo Spirito Santo, a cui affidare il cammino comune (magari prevedendo un momento particolare durante l’anno pastorale). Infine, Teruzzi, mette in luce l’importanza della convivialità (come sottolineato da Riccardo Bussone, Presidente del Serra Club, nell’incontro delle aggregazioni laicali) durante le serate di discernimento: le cene e i momenti di condivisione favoriscono il confronto e la conoscenza reciproca.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale fa notare che non si è ancora parlato di cosa portare concretamente all’Assemblea Diocesana (un disegno, un canto, un video, una regola di vita, lo slogan della comunità?). Intervento di Don Mauro Bruscaini Secondo Don Mauro Bruscaini si potrebbe considerare la tematica penitenziale durante il periodo quaresimale e quella della grazia che si rinnova durante il tempo pasquale. All’inizio dell’assemblea diocesana si potrebbe prevedere un momento celebrativo in cui confluiscano tutte le richieste di perdono delle comunità e concludere con una preghiera di invocazione allo Spirito richiamando il lavoro del tempo di Pasqua (momento di effusione dello spirito Santo come diceva il Vescovo nella lettera Pastorale).
Intervento di Emanuela Guerci
Emanuela Guerci, rappresentante della Consulta dei Laici, sottolinea che l’effusione dello Spirito Santo può essere l’occasione in cui ci si prende cura gli uni degli altri: i sacerdoti che pregano per il popolo di Dio, il popolo prega per i sacerdoti e per il Vescovo. La preghiera allo Spirito Santo rappresenta il momento centrale di un cammino comune che ha per scopo la costruzione della comunità. Intervento del Vescovo Mons.
Vescovo ricorda che il 2 aprile ci sarà il ritiro diocesano a Castelspina e potrebbe essere già un’occasione propizia per riflettere e tirare le fila sugli incontri di discernimento quaresimali. Mons. Gallese si mostra interessato alla proposta di Don Mauro Bruscaini e cioè di far confluire i contributi delle varie comunità in una preghiera durante l’Assemblea Diocesana; inoltre, il Vescovo, avanza l’ipotesi di preparare anche un video che, all’inizio dell’Assemblea, offra una sintesi dei lavori delle varie comunità. Mons. Gallese continua il suo intervento riflettendo sul CPP che ha il compito di svolgere il discernimento comunitario proprio per sua natura ed è chiaro che lo debba fare alla luce della Parola di Dio. E anche vero, però, che in taluni casi, non sempre gli aderenti al CPP sono abituati ad accostarsi alla Parola, a volte sono persone che fanno un servizio molto concreto: è necessario, comunque, che con il tempo, l’accostamento alla Parola di Dio diventi imprescindibile. A questo proposito, forse sarebbe il caso di riprendere il senso del Consiglio Parrocchiale, come viene descritto nella Chiesa, anche attraverso quello che dice il Papa nella E.G.
Bisogna far capire che la Parola di Dio è il punto di partenza fondamentale per svolgere quel lavoro di discernimento che è proprio del CPP. Secondo il Vescovo è vero che il discernimento comunitario non andrebbe fatto a fasce (sarebbe bello si facesse il più possibile insieme) ma è necessario tener presente che quando “la macchina” funzionerà davvero saranno troppe le persone coinvolte nel discernimento comunitario e sarà opportuno suddividersi per poi convergere in un punto di riunione. Per quanto riguarda il “foglietto” (di cui si parlava) da portare a casa alla fine della S. Messa, Mons. Vescovo precisa che tutti siamo chiamati al discernimento a partire dalla Parola di Dio: quando 10 facciamo il discernimento individuale lo facciamo su noi stessi, quando lo facciamo comunitario ha come oggetto la comunità (il discernimento comunitario non ha per oggetto l’individuo e il discernimento individuale non ha per oggetto la comunità). Quindi quando si dà il foglietto non è per fare un discernimento individuale a casa propria e poi comunicare al Parroco quanto lo Spirito Santo ci ha detto; ma è necessario tenere presente che lo Spirito parla all’interno della comunità: bisogna stare insieme e pregare insieme per fare discernimento (certamente comunque il foglietto rimane importante per meditare la Parola di Dio nella nostra vita). Mons. Gallese riflette sulle modalità di lettura della Parola di Dio: ci sono tanti modi differenti per leggere la Parola ed è anche giusto che le comunità continuino con i loro approcci differenti ma sarebbe bello che quando ci incontriamo per pregare riuscissimo a pregare insieme a tutti gli altri fratelli della Diocesi. L’approccio alla Parola di Dio non deve essere soltanto discorsivo ma anche orante: la Parola di Dio va pregata, non solo sviscerata intellettivamente. Infatti negli Atti degli Apostoli si legge che i discepoli erano perseveranti nell’insegnamento (nella formazione), nella comunione e cioè nelle relazioni dentro la comunità, nello spezzare il pane e, nella preghiera (in comune). “Se è vero che la Messa è la più grande preghiera – prosegue il Vescovo - non deve, però, essere l’unica”. Perché la comunità sia pienamente rispondente a quella che viene descritta negli Atti degli Apostoli è necessaria anche la preghiera in comune.
Mons. Gallese conclude il suo intervento ringraziando tutti per la condivisione e riferendo che, probabilmente, verrà costituito un gruppo che prepari il cammino che porterà all’Assemblea Diocesana.
La seduta del CPD si interrompe alle 20.30 per la cena
Dopo la pausa si affronta il punto n.1 all’O.d.G. 1)Dopo il confronto con i Coordinatori di Zona e i Consigli Zonali, breve report da parte dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile circa le realtà giovanili (oratori, movimenti, associazioni) attive nelle nostre parrocchie. Discussione e proposte a fronte di quanto è emerso dall’indagine;
Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD spiega che i responsabili dell’Ufficio di Pastorale Giovanile (Carlotta Testa e Enzo Governale) riferiranno in merito alla raccolta dei dati e delle informazioni sulla situazione dei giovani nelle nostre comunità parrocchiali: il lavoro non si esaurirà certamente in sede di CPD ma rappresenta un punto di partenza anche in prospettiva del Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre che tratterà la tematica dei giovani.
Intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa, direttrice dell’Ufficio di Pastorale Giovanile e Vocazionale diocesano spiega che l’indagine è partita dal confronto con le zone pastorali che, insieme a Enzo Governale (dell’Ufficio di Pastorale Giovanile e Direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali) ha visitato. Durante gli incontri zonali è stato chiesto di riportare la situazione dei giovani e dei gruppi giovanili nelle diverse parrocchie, quali sono i punti di forza e le criticità. Carlotta Testa precisa che l’indagine condotta non voleva essere un’analisi empirica, né statistica, ma, semplicemente, un modo per confrontarsi con la situazione attuale delle parrocchie in merito ai 11 giovani. L’obiettivo era quello di capire come il servizio di Pastorale Giovanile si possa inserire nel territorio parrocchiale per essere veramente una presenza utile e in che modo possa rispondere alle criticità esistenti. Innanzitutto si è partiti definendo l’azione di Pastorale Giovanile (PG) come la cura che ciascuna comunità ecclesiale ha verso i più piccoli e le fasce dei giovani (si è tenuto conto che la PG si rivolge alla fetta di giovani di età successiva all’iniziazione cristiana, di quest’ultima si occupa l’ufficio catechistico). La PG sostiene tutte quelle azioni attraverso le quali la comunità parrocchiale annuncia e condivide l’esperienza di salvezza ai più giovani. Carlotta Testa cita Papa Francesco che spesso parla e invita a tenere presente la poliedricità dei giovani: il Santo Padre sostiene che non si possa più considerare il mondo giovanile come una sfera perfetta dove ogni punto è equidistante dal centro. La stessa situazione familiare dei ragazzi di oggi (insieme a tanti altri elementi e dinamiche) è mutata rispetto al passato e, proprio per questo, non si può ricondurre il mondo giovanile ad una forma perfetta. La direttrice dell’Ufficio di PG spiega che, ascoltando le varie zone pastorali, sono emerse alcune differenze ma anche molti fattori comuni e aggiunge: “Come ufficio vogliamo, quindi, cercare di raccogliere il meglio di ciascuno senza fare processi a ciò che c’è o non c’è. L’idea è quella di unire sempre più le forze e le risorse. Ci siamo interrogati su chi siano i giovani di oggi confrontandoci con le parrocchie ma anche con tutti gli enti educativi, l’Ufficio Scuola, le scuole e tutti quegli enti che si occupano di educazione: per la Diocesi significa considerare un numero sempre più alto di variabili”. Bisogna tener presente che il rapporto dei giovani con la società è cambiato. Secondo l’indagine statistica condotta dall’Istituto Toniolo (Università Cattolica) oggi i giovani che si professano cattolici sono solo il 15%; inoltre, di questo 15% alcuni, pur professandosi cattolici hanno un’idea di Dio che è semplicemente un “collage”. Carlotta Testa chiarisce che nella progettazione di PG è importante confrontarsi con tutte le variabili moderne: la realtà virtuale, il nuovo rapporto con le famiglie, con i coetanei e con tutti gli spazi che vengono abitati dai giovani. La Pastorale Giovanile è un insieme di persone che hanno sperimentato il servizio di pastorale giovanile e lo hanno anche maturato nel tempo; la PG non vuole sostituirsi alle comunità parrocchiali (non avrebbe comunque forze sufficienti), che sono il centro della Chiesa, ma può coordinare le risorse, fare rete e andare a colmare alcuni punti critici. La direttrice dell’ufficio PG prosegue: “Abbiamo individuato due termini e cioè coordinamento e progettazione. La Pastorale Giovanile può coordinare e dare una sorta di progettazione, che non significa fare grandi cose ma tracciare una linea chiedendosi: perché siamo qui? Che cosa vogliamo fare? Come vogliamo agire? Chi vogliamo coinvolgere?”. Carlotta Testa precisa che è stato possibile incontrare solo tre zone pastorali su quattro e che il lavoro è stato condotto sulla base di uno schema che distingueva tre ambiti: la catechesi, la formazione, il tempo libero. a) Per quanto riguarda la catechesi, in modo particolare l’iniziazione cristiana, in tutte le zone si riscontra ancora una certa partecipazione: la catechesi è il luogo per coinvolgere i ragazzi e le famiglie. Tuttavia ci sono alcuni elementi negativi poiché l’azione pastorale in questo ambito risulta essere sempre più prematura. Infatti i bambini sono interpellati in una fascia di età molto bassa ed escono dal raggio dell’azione pastorale in una fase della crescita in cui hanno davanti a loro diverse possibilità e si perdono facilmente. A questo proposito Carlotta Testa riferisce che durante il confronto con le zone, molti chiedevano di considerare l’ipotesi di spostare in avanti l’iniziazione cristiana consentendo di terminare il percorso con ragazzi più grandi e, probabilmente, con maggiore capacità di discernimento. 12 La direttrice dell’Ufficio di PG mette in luce che in Diocesi, nell’ambito della catechesi, si fanno molte proposte: la Lectio Divina per i giovani, gli incontri biblici, la verifica di vita sulla Parola di Dio, la preghiera comunitaria, la riflessione sul Vangelo della domenica. Non tutte sono espressamente per i giovani ma ad alcune di queste attività partecipano anche i ragazzi. b) Il secondo ambito che è stato preso in considerazione è la formazione. Il primo punto critico emerso è il grande interrogativo del post Cresima: dopo aver ricevuto il Sacramento della Confermazione, la maggior parte dei ragazzi si allontana dalle comunità parrocchiali. Dopo la Cresima molti bambini non partecipano più né alle attività della parrocchia né alla S. Messa. Molto spesso le proposte parrocchiali non trovano grandi risposte: “Forse i ragazzi non sono pronti per quello che noi diciamo loro. A questo punto – sottolinea Carlotta - potremmo ricollegarci a ciò che si diceva prima e cioè che i ragazzi sono troppo giovani e magari un’attività specifica come la Lectio Divina non si inserisce nel loro contesto culturale”. L’età del post Cresima coincide con l’età delle scelte e quindi un’azione pastorale efficace dovrebbe permettere di stringere legami con i ragazzi per poi riuscire a coinvolgerli e indirizzarli nella vita della comunità. La domanda di fondo da farsi è: esiste un posto dove un ragazzo possa stare con gli altri sentendosi edificato? Questa domanda, spesso, non trova risposta perché effettivamente o si fanno attività specifiche per i giovani, oppure la vita in comunità tende un po’ a perdersi in questo senso. Tra le proposte messe in atto nelle zone pastorali e nelle parrocchie nell’ambito della formazione si trovano: il cammino giovani, il corso animatori, il corso animatori parrocchiali, il corso per gli animatori dei centri estivi, i corsi prematrimoniali, il coro, la scuola professionale (dai Salesiani), campi estivi, campi casa e anche gruppi di crescita spirituale (per esempio gli “over 30” nella parrocchia del San Paolo). Carlotta spiega brevemente in cosa consiste il campo casa: una settimana comunitaria dove i ragazzi vivono insieme; ognuno fa quello che è solito fare durante la propria giornata (scuola, sport, etc.) condividendo con gli altri la cena e i momenti di preghiera.
Intervento di Don Giuseppe Biasiolo
Don Giuseppe chiede in quali parrocchie si facciano le settimane comunitarie.
Intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa spiega che le settimane comunitarie si organizzano nella zona Fiumi. Intervento di Don Vittorio Gatti Il Vicario Generale precisa che nella sua parrocchia, durante la Settimana Santa, si è vissuta, in maniera positiva, l’esperienza della vita comunitaria con un gruppo di ragazzi.
Intervento di Graziella Buzio
Graziella Buzio riferisce che, anche nella parrocchia del Sacro Cuore, in alcuni periodi dell’anno, i ragazzi trascorrono qualche giorno in condivisione presso l’oratorio.
Continua l’intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa continua la sua esposizione. 13 c) L’ultimo ambito di confronto con le zone pastorali è stato il tempo libero. Esso racchiude moltissime attività, ma l’elemento che è emerso in maniera forte è l’oratorio. L’ambiente dell’oratorio deve essere, innanzitutto, accogliente e invogliare, così, i giovani a riunirsi proprio in questo luogo. In alcune realtà l’oratorio è molto attivo ed organizzato, in altre, invece, anche a causa della carenza di forze, è semplicemente uno spazio disponibile (si apre l’oratorio, si trova il campo da calcio, si può andare al sabato ma è in autogestione). È doveroso riflettere a questo proposito: non si può mantenere aperto un oratorio solo per dare ai ragazzi uno spazio dove stare. Carlotta Testa riferisce che, per quanto riguarda il tempo libero, si è parlato di molte proposte che si fanno nelle comunità parrocchiali: il doposcuola, i laboratori ludico-artistici, il gruppo mamme, attività a tema in diverse fasi dell’anno, sabato in oratorio con animazione, sport e teatro. La responsabile dell’Ufficio di Pastorale Giovanile aggiunge che, durante gli incontri con le zone pastorali ci si è confrontati su quale sia la collaborazione con movimenti e le associazioni laicali che danno un supporto fondamentale alle attività parrocchiali e in Diocesi. Tra le associazioni impegnate nelle parrocchie: l’Azione Cattolica, gli Scout, il Movimento dei Focolari (presente ad esempio nella parrocchia di San Paolo), l’ANSPI, i Terziari francescani e l’ACLI. Certamente, in alcune realtà l’azione pastorale verso i giovani viene supportata da movimenti o associazioni. Dall’analisi, emergono quattro elementi fondamentali che aiuteranno a capire dove il servizio di PG può inserirsi: 1) La motivazione: Carlotta Testa, precisa che alla base dell’azione pastorale verso i giovani è importante che vi sia una motivazione. Cosa desideriamo per i giovani? 2) Le persone: un altro elemento fondamentale per un’azione di pastorale giovanile efficace sono le persone: molte comunità sono in sofferenza dal punto di vista di risorse umane e per questo fanno fatica a realizzare azioni di pastorale giovanile. Inoltre, i giovani della parrocchia (educatori, animatori) che si dedicano ai ragazzi devono essere sostenuti da una comunità. Se non c’è una comunità che li sorregge, tutto si sgretola. 3) I luoghi: i luoghi in alcune realtà sono una ricchezza ma in altre sono una limitazione. Dunque bisogna fare i conti con gli spazi che le comunità hanno a disposizione. Lo sguardo in avanti potrebbe farci pensare che i luoghi possono essere messi in condivisione tra più parrocchie. 4) L’azione pastorale: una volta chiariti i primi tre punti, possiamo arrivare all’azione concreta. Carlotta Testa riprende brevemente i quattro elementi citati. Il cuore di ogni azione pastorale è la risposta a questa domanda: qual è la motivazione? La responsabile dell’Ufficio di PG sottolinea che qualcuno ha fatto notare che la motivazione è l’Annuncio ma questa risposta va in qualche modo tradotta ai ragazzi. Nello spiegare ai giovani la motivazione non dobbiamo naturalmente mai staccarci da Cristo, tenendo sempre presente cosa vogliamo dire ai ragazzi e cosa desideriamo per loro. Le fatiche più grandi derivano, senza dubbio, dalla carenza di motivazione. Per quanto riguarda le persone (su questo si sta dibattendo anche a livello di PG nazionale) sono tantissime quelle che intervengono in relazione ai giovani. Bisogna, tra l’altro, tenere in 14 considerazione che la comunità tutta è chiamata a prendersi cura dei ragazzi e a capire quali sono le loro esigenze. Esistono delle figure specifiche preposte all’educazione giovanile: il modello di educatore, giovane tra i giovani, è sicuramente vincente. Attualmente la Conferenza Episcopale Italiana si chiede quale sia il ruolo di animatore dell’oratorio. “Oggi – prosegue Carlotta - molti ci dicono di avere bisogno di educatori per l’oratorio e questa è una figura dedicata ma che va inserita in un contesto e non deve essere semplicemente una persona che apre e chiude l’oratorio”. In sintesi, si può dire che sono molteplici le persone in relazione al mondo giovanile: gli animatori, la comunità, i ragazzi a servizio dei centri estivi, i giovani del post Cresima etc. ma tutti hanno bisogno di una figura di educatore che li coordini con un obiettivo. In merito ai luoghi, sia la parrocchia sia la PG non possono intervenire più di tanto ma, con uno sguardo più ampio, si può far sì che i luoghi vengano condivisi. Infine, per ciò che concerne l’azione, non è facile trovare una soluzione su cosa fare per i giovani: ci confrontiamo con comunità molto differenti tra loro; solo il parroco e il nucleo più ristretto della comunità possono sapere che cosa è bene per i giovani di quella parrocchia specifica. La PG si può inserire sulla base delle esigenze che emergono dalla quotidianità, studiando proposte specifiche. Carlotta Testa sottolinea che, una volta individuati i quattro elementi fondamentali, le comunità possono farsi aiutare negli ambiti in cui sono più in sofferenza. Per quanto riguarda i luoghi e le persone (la PG non è un serbatoio di giovani) l’Ufficio di Pastorale Giovanile non potrà aiutare in maniera risolutiva, ma potrà venire incontro alle comunità organizzando una formazione specifica, dando una mano ad esaltare i giovani impegnati nelle parrocchie e offrire modalità su come poter mettere in comune gli spazi. Dall’indagine condotta dall’Ufficio di PG proprio per avere una visione di insieme, è emersa anche una ricchezza: in alcune realtà si fanno molte cose. “Il primo obiettivo – conclude Carlotta - era quello di raccontarsi affinché anche le realtà in cui ci sono più difficoltà possano venire a conoscenza del fatto che, invece, in altre parrocchie le cose funzionano”. Il passo successivo sarà quello di affiancare le zone pastorali e i parroci concentrandosi su una proposta specifica e mettendo insieme le risorse. “È importante – ricorda la responsabile dell’ufficio di PG - tener presente che l’urgenza rispetto ai giovani è un’urgenza condivisa”. Carlotta Testa e Enzo Governale esporranno i risultati dell’indagine anche all’Assemblea del Presbiterio di giovedì 9 febbraio 2017.
Intervento di Enzo Governale
Enzo Governale sottolinea quanto sia importante l’elemento del linguaggio. “Durante gli incontri con le zone pastorali, ci è sembrato spesso che parlassimo lingue diverse. Una delle tante domande che ci sono state fatte è stata: cos’è la pastorale giovanile? Questo ci ha un po’ colpiti. Così come quando si è parlato della catechesi e dell’iniziazione cristiana: molte realtà lavorano con le famiglie e a quel punto ci si chiede a chi bisogna rivolgersi: all’Ufficio Catechistico? All’Ufficio per la Pastorale Familiare? Alla Pastorale Giovanile perché comunque si tratta di giovani? (Anche questo fa parte di quella poliedricità di cui parlavamo prima a proposito dei giovani). Inoltre risulta molto importante separare bene due elementi e cioè l’azione pastorale quindi l’azione della pastorale giovanile che è propria delle comunità, dall’Ufficio di Pastorale Giovanile infatti noi siamo abituati a dire nel nostro linguaggio la ‘pastorale giovanile’ e ci figuriamo Carlotta. Ma in realtà, quello, è l’Ufficio di Pastorale Giovanile invece l’azione di pastorale giovanile è l’attività che viene fatta nelle parrocchie per i giovani”.
Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD chiede se qualcuno voglia intervenire in merito a quanto emerso dalla sintesi dell’Ufficio di PG.
Intervento di Gennaro Rumiano
Gennaro Rumiano della parrocchia dei Santi Apostoli di Alessandria è presente alla seduta del CPD anche senza esserne membro effettivo. Scopriremo, in un secondo momento, che avendo partecipato al Consiglio Zonale (Città) in cui erano presenti i responsabili dell’Ufficio di PG, su invito del suo parroco, ha partecipato al CPD per ascoltare la sintesi ed, eventualmente, rendicontare in sede di Consiglio Zonale o Pastorale. Rumiano afferma che è importante avvicinare alle comunità gli adolescenti e far capire loro la necessità di scegliere la strada dell’impegno in parrocchia e non altre strade che spesso i ragazzi a 14-15 anni si trovano davanti. Sottolinea, inoltre, l’esigenza di formare persone che riescano ad avvicinare gli adolescenti alle comunità parrocchiali.
Intervento di Daniela Re
Daniela Re riflette sul fatto che, effettivamente, l’iniziazione cristiani comincia molto presto e i ragazzi finiscono il percorso in un’età critica.
Intervento di Flavio Cardini
Flavio Cardini, della parrocchia di Pecetto (presente al CPD perché interessato alla tematica della PG, ma non membro effettivo del CPD, è stato invitato alla seduta dal Diac. Don Luciano Orsini) sottolinea che, nel percorso dell’iniziazione cristiana, sarebbe importante riuscire a portare i ragazzi ad un’età in cui ci sia più capacità di discernimento. Bisogna inoltre ricordare la necessità che i ragazzi siano sostenuti dalla famiglia nel cammino. Intervento di Enzo Governale Enzo Governale afferma: “Un altro problema che abbiamo a livello di linguaggio sta nell’uso dei verbi infatti quando parliamo di giovani utilizziamo verbi come rimanere, convincere, scappano via, non riusciamo più a tenerli… Da una parte si potrebbe dire che comprendiamo la difficoltà dei ragazzi di quest’età, ma dall’altra parte, se i giovani si trovano davanti delle persone che utilizzano questi verbi è quasi come se li aiutassimo a fuggire”. Intervento di Flavio Cardini Flavio Cardini mette in luce l’importanza della testimonianza da parte dei genitori: “Io sono credente praticante e cerco di dare, prima di tutto, il buon esempio. Spesso, fuori dalla chiesa, vediamo i genitori in macchina che aspettano i bambini dopo il catechismo o dopo la Messa…è già tanto che questi bambini proseguano il percorso fino alla Cresima”.
Intervento di Graziella Buzio
Graziella Buzio chiede se sia stata fatta una statistica su quanti e quali bambini non partecipino più alla S. Messa una volta concluso il percorso di iniziazione cristiana. La Buzio sostiene che, solitamente, i ragazzi i cui genitori prendono parte all’Eucaristia domenicale, rimangono in parrocchia anche dopo la Cresima. Invece, i bambini che vengono accompagnati e poi recuperati dopo la Messa o il Catechismo, non hanno nessun motivo di rimanere proprio perché, il più delle volte, i genitori non sono andati con loro. Dunque, secondo la parrocchiana del Sacro Cuore, il problema non è trattenere i bambini ma far partecipare alle celebrazioni i genitori.
Intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa sottolinea che non sempre basta che i genitori accompagnino i figli a Messa per farli rimanere in parrocchia. Intervento di Graziella Buzio Graziella Buzio insiste sul fatto che sono i genitori a fare la differenza: se papà e mamma partecipano all’Eucaristia insieme ai figli, quasi sicuramente i ragazzi rimarranno in parrocchia anche dopo una certa età. Intervento di Carlotta Testa Carlotta Testa aggiunge che, a volte, succede che i ragazzi facciano esperienza di Dio e ritornino in parrocchia anche, non necessariamente, grazie alla testimonianza dei genitori. Intervento di Graziella Buzio Graziella Buzio asserisce: “Rimango della mia idea, bisogna assolutamente coinvolgere i genitori!”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio sottolinea che, molti di quei genitori, che oggi scaricano i loro figli davanti alla porta della chiesa, hanno fatto tutti la Cresima a 13 o 14 anni: (spostare l’età della Cresima non serve a molto). Il Vicario Generale aggiunge che, dagli anni ’50 si è provato molte volte a modificare i tempi dei percorsi di iniziazione cristiana, ma senza risultati significativi e ricorda: Adulto è il participio passato del verbo adolescere: adulto è cioè colui che ha smesso di crescere, colui che si è determinato nella vita cioè ha fatto una scelta. Abbiamo scoperto che ancora gli over 30 sono da accompagnare in questo senso…Quindi, a rigore, la cresima la portiamo a 30 anni? Smettiamola di condizionare un Sacramento in logiche che non c’entrano con quel Sacramento”.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro sostiene di essere d’accordo con ciò che dice Don Vittorio, infatti non è questione di spostare l’età della Cresima, però si domanda se a livello di Uffici Pastorali (Familiare, giovanile e catechistico) si sta lavorando nella giusta maniera coinvolgendo famiglie e comunità. “Non possiamo continuare con il solito metodo – spiega Don Mauro - che ci prometteva certi risultati ma in realtà non ce li sta dando, forse perché non lo stiamo usando in maniera corretta. Bisognerebbe fare una verifica su questo”. Inoltre, il delegato vescovile per la pastorale della Famiglia, si chiede quanto alcune realtà parrocchiali siano effettivamente a misura di ragazzo: “Penso, ad esempio ad un oratorio dei Salesiani dove c’è tutto un mondo giovanile e poi penso alla parrocchia di Mugarone dove c’è tutto un mondo senile e risulta difficile inserire i giovani nelle attività”.
Intervento del Vescovo
Il Vescovo chiede a Don Mauro di chiarire il suo intervento. Intervento di Don Mauro Bruscaini Don Mauro spiega: “Se penso che l’oratorio sia la parrocchia a misura di ragazzo mi devo domandare se è così (effettivamente)”. Intervento di Enzo Governale Enzo Governale evidenzia: “Uno dei verbi da tenere in considerazione è inserire e cioè inserire nella Caritas, inserire in oratorio, etc. Noi abbiamo ereditato questo modo di ragionare e cioè oratorio uguale giovani. Ma in questi tempi non ci dovrebbe più essere solo la proposta per i giovani. È giusto fare delle proposte mirate ma non esclusive. Bisogna fare in modo che le proposte dei giovani siano anche accompagnate: bisogna far sì che i giovani siano affiancati e che gli adulti siano coinvolti insieme a loro”.
Intervento di Danilo Autano
Danilo Autano della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria, considera l’oratorio un punto di incontro, non solo per bambini e giovani ma anche per genitori e fasce di età più anziane. “È vero che se i ragazzi sono educati da giovani leggermente più grandi di loro è meglio – spiega Autanoma non si può pretendere che un ragazzo di 19 o 25 anni sia l’educatore per eccellenza e io, da genitore, voglio poter intervenire nel discorso delle attività dei miei bambini”. Dopo aver sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei genitori nell’oratorio, Autano sostiene che sia vantaggioso che i ragazzi vedano la testimonianza di tutti coloro che, a vario titolo, fanno un servizio in parrocchia (anche le signore anziane che si occupano delle pulizie). Per Autano, l’oratorio è la casa di tutti. La cosa fondamentale è far capire ai bambini che l’oratorio è un luogo in cui si sta bene e ci si diverte e così andranno più volentieri a catechismo e a Messa (non come un’imposizione). Il parrocchiano del Cuore Immacolato riferisce alcune esperienze positive vissute nella sua comunità parrocchiale: l’ora di gioco dopo il catechismo dei più piccoli e la Messa festiva del sabato per i ragazzi. Senza dubbio è necessario coinvolgere i genitori nelle attività dell’oratorio così essi non si limiteranno a portare i bambini. Danilo Autano riconosce la difficoltà di far fare ai ragazzi il passaggio dall’oratorio alla S. Messa (forse, secondo Autano, questo compito spetterebbe al sacerdote o agli educatori che passano tanto tempo in oratorio?). Intervento di Enzo Governale Enzo Governale ricorda che l’oratorio non è solo per i giovani ma è per la comunità tutta nella quale i giovani sono protagonisti e aggiunge che si sta lavorando proprio per capire come far fare ai giovani quel passaggio dall’oratorio alla S. Messa di cui parlava Autano nel suo intervento (non compete al sacerdote). Intervento di Danilo Autano Danilo Autano esprime la sua difficoltà nel far fare il passaggio dall’oratorio alla chiesa ai giovani.
Intervento di don Giuseppe Biasiolo
Don Giuseppe Biasiolo sottolinea che le esperienze e le attività vissute in oratorio debbano essere propedeutiche all’incontro con Cristo e alla partecipazione alla S. Messa.
Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi, prima di lasciare la parola al Vescovo, suggerisce di portare avanti la tematica nei prossimi CPD. Intervento del Vescovo Il Vescovo afferma: “Questi, in effetti, sono temi molto interessanti. Dobbiamo rifletterci e guardare le cose con uno sguardo geografico. Cominciamo a chiederci che succede intorno a noi, nelle comunità vicine, cosa fanno e noi cosa facciamo. Possiamo aiutarci a vicenda? Oppure possiamo pensare di creare insieme qualcosa che non abbiamo né uno né l’altro? Per esempio un post Cresima! Oppure, in tre parrocchie gli educatori si possono unire e magari riescono a organizzare qualche progetto per il post Cresima. Bisogna guardarsi intorno, chiedere l’aiuto della pastorale giovanile e, in questo modo, forse, si riuscirà ad avere uno sguardo diverso e a fare qualche miglioramento in tal senso. Anche perché la società che non ha cura dei suoi piccoli è una società che ha perso il suo senso. Quindi se riuscite a fare questo lavoro nelle zone, la prossima volta che vi incontrate, facendo un confronto e cercando di capire come si può agire, facendo riferimento anche al servizio di Pastorale Giovanile diocesano, può essere una cosa buona”. A proposito dell’iniziazione cristiana Mons. Vescovo sottolinea che, anche in base alle direttive della pastorale Giovanile Nazionale, sarebbe doveroso fare una riflessione sull’età dei bambini e sui tempi dei percorsi.
4)Varie ed eventuali
Infine, Mons. Gallese introduce brevemente un quarto punto non previsto all’O.d.G. a proposito dei Lineamenta per il XV Sinodo ordinario dei Vescovi che si terrà nell’ottobre 2018. Viene distribuita una scheda (che si allega al verbale) con uno schema: una mappa per orientarsi nella comprensione dei Lineamenta. Il Vescovo spiega che il documento dei Lineamenta è costituito da una ventina di pagine e si può trovare sul sito del Vaticano. Si intitola “La fede, i giovani e il discernimento vocazionale” e tratta un tema molto importante. Mons. Vescovo sottolinea che, nella cura dei giovani, bisogna tenere conto che la vita è una risposta alla chiamata di Dio, sia per chi sceglie la vocazione al sacerdozio, sia per chi si sposa. Mons. Gallese spiega che la prima parte del documento è un’analisi dei giovani del mondo di oggi, un mondo che cambia rapidamente e dove ci sono tanti impulsi e tanti stimoli, con generazioni che sono anche molto diverse a seconda del territorio geografico. “Noi – mette in luce il Vescovo – viviamo in un luogo dove si sta bene, si matura tardi, ma ci sono posti in cui i giovani maturano molto presto…Nel mondo occidentale è evidente la fatica di maturare le scelte e, proprio da qui, nasce la necessità di un accompagnamento. La fede deve essere il punto di partenza: quando si vive una vita di fede si spalanca immediatamente il tema della vocazione. Io, da giovane, ho fatto il collegamento immediato e, nel momento in cui mi sono reso conto che il Vangelo aveva una consistenza ho compreso di essere stato chiamato… Poiché mi fidavo di qualcuno e proprio perché credevo in Lui, mi sono affidato. Così ho impiegato la mia vita nella chiamata del Signore”. Mons. Gallese spiega che discernimento vuol dire riconoscere alcune manifestazioni, interpretarle, capirne il senso e, attraverso un percorso vocazionale, arrivare ad una scelta: ma in questo processo è necessario un accompagnamento.
Mons. Vescovo pone l’accento sull’azione pastorale che delinea un percorso insieme ai giovani e individua i soggetti, i luoghi, gli strumenti (analogamente al lavoro svolto nelle zone pastorali dalla PG Diocesana). Alla fine dei Lineamenta, come spiega il Vescovo, c’è un questionario che ha un duplice scopo: aiutare le Conferenze Episcopali a esprimere la loro visione del mondo giovanile, e a rileggere la loro esperienza di pastorale giovanile e vocazionale. Il tempo che le Conferenze Episcopali avranno per dare il loro contributo sarà fino all’ottobre 2017.
Mons. Vescovo esorta i membri del CPD a lavorare su questi temi nei consigli di partecipazione e ricorda che il prossimo Consiglio Pastorale Diocesano sarà il 6 giugno 2017.
La seduta del CPD si chiude alle 22.30 con la recita della Compieta.
Paola Bianchi Segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano