VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO DEL 6 OTTOBRE 2016
clicca su titolo per scaricare il pdf del verbale

-
Giovedì 6 ottobre 2016, alle ore 19.00 presso il Centro Pastorale Santa Chiara si è riunito, in seduta ordinaria, il CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO (CPD) per discutere il seguente Ordine del Giorno:
1. A conclusione dell’Anno Giubilare della Misericordia e a partire dalla traccia inviata ai coordinatori di zona, agli uffici diocesani e ai rappresentanti delle aggregazioni laicali: confronto sulla Lettera Pastorale di Mons. Vescovo e condivisione dei contributi provenienti dai vari ambiti;
2. Presentazione del calendario diocesano;
3. Varie ed eventuali.
Gli assenti sono rilevabili dal Registro delle firme.
Presiede S.E. Mons. Guido Gallese, modera Luciana Buzzi, moderatrice per il CPD.
La seduta si apre con il saluto del Vescovo, l’invocazione allo Spirito Santo, la lettura del Vangelo (Luca 11,5-13) e la preghiera spontanea da parte dei presenti.

Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD presenta l’ordine del giorno e si sofferma sul primo punto facendo riferimento alla griglia di lettura (che si allega in fondo al verbale) che è stata consegnata a Castellazzo (in occasione del pellegrinaggio in apertura all’anno pastorale) e inviata, successivamente, ai membri del CPD al fine di far pervenire in Consiglio i contributi sulla lettera pastorale dagli uffici diocesani, dalle aggregazioni laicali e dalle zone pastorali.

Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese mette in luce due aspetti importanti: il primo l’immagine della Chiesa come ospedale da campo; a questo proposito gli uffici pastorali diocesani dovrebbero agire come i vari reparti di un ospedale per prendersi cura delle diverse emergenze presenti in Diocesi.
Il secondo elemento sul quale il Vescovo pone l’attenzione è la costituzione del tessuto, del soggetto della pastorale, che è la comunità cristiana formata da persone e relazioni.
Mons. Gallese, fa notare che, in fondo alla traccia di lavoro sulla lettera pastorale, ci sono delle domande sulla comunità alle quali bisogna tentare di dare risposta cercando di impostare un cammino che permetta di costituire comunità cristiane secondo gli insegnamenti della Sacra Scrittura e del Nuovo Testamento.
Queste comunità devono essere il cuore pulsante delle nostre parrocchie, ma anche di gruppi, associazioni e movimenti.

Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi, Segretario della Consulta dei laici, rende conto delle riflessioni emerse durante la riunione delle aggregazioni laicali del 28 settembre 2016 in merito alla lettera pastorale.
Di seguito si riporta il contributo scritto riassunto da Teruzzi durante la seduta del CPD:
«Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali (28 settembre 2016)

Presentazione della Lettera pastorale e discussione
Nella breve presentazione sono stati messi in evidenza i seguenti punti:
la LP si presenta innanzitutto come una meditazione-riflessione personale del Vescovo, a partire dalla Parola di Dio, su alcuni testi di Ezechiele e degli Atti degli Apostoli, è quindi frutto di un’esperienza di preghiera e di ascolto e chiede di essere accolta nello stesso modo, cioè con preghiera ed ascolto, tenendo presente che il Vescovo è come una “sentinella” che, per definizione, “vede cose che gli altri non vedono” la LP intende proseguire l’impegno dell’Anno giubilare della misericordia, perché “la misericordia è elemento sostanziale del nostro cristianesimo” la LP propone di “ridisegnare la pastorale ordinaria a partire dalla comprensione che viene dalla cura dei problemi della gente”...questo significa “Chiesa come ospedale da campo”, con la garanzia della
assistenza del Signore, Padre di cui bisogna riconoscere la paternità: Dio è in azione e realizza la redenzione, anche in quelle situazioni che ci sembrano senza speranza.
la LP indica due aspetti essenziali da tener presenti nell’affronto delle situazioni problematiche (ad es. il seminario), quello dell’identità e quello della comunità. La Comunità è il vero luogo di guarigione e di cambiamento e la stessa identità viene rinforzata nel vivere la dimensione comunitaria del cristianesimo.
Due sono quindi i “fuochi” di riflessione, il primo è quello di concepire la chiesa come tesa al compito di guarire e sanare, farsi carico dei problemi e delle situazioni difficili; il secondo è quello di capire cos’è la comunità: come nasce e quali sono le sue caratteristiche.
Come guida alla discussione sono da tener presenti le domande formulate dal Vescovo.
Nella discussione sono emerse le seguenti osservazioni:
Si è sottolineato il carattere molto personale della LP, in cui il Vescovo “si mette quasi in discussione”: ciò emerge ad esempio quando afferma che la “sentinella” vede cose che altri non vedono e che ciò dà fastidio, quando accenna alla “ferita” inferta dalla celebrazione della Confermazione che si trasforma spesso nel “congedo” dalla Chiesa, quando denuncia la distanza che separa la celebrazione eucaristica dalla vita della comunità ecc. Ha molto colpito ed è stato condiviso il giudizio che “non abbiamo più idea di cosa sia una comunità cristiana”. Non solo: che la parrocchia debba essere una comunità, molti non ci pensano proprio e neppure lo desiderano: hanno così poco idea di cosa sia una comunità, che neanche la desiderano. Ciò si traduce in domande: cosa ci chiede Gesù nell’invitarci alla comunione fraterna? Quale può essere l’elemento costitutivo della comunità?
Nell’esperienza neo-catecumenale ci sono elementi interessanti su come nasce una comunità, concretamente: ogni gruppo è seguito da un “catechista”, c’è una proposta iniziale di un “ritiro” di 3 giorni, con meditazioni, confessioni, Messa, convivenza ecc. Per la continuità del gruppo è indispensabile che sia seguito dal catechista e che ci sia ubbidienza verso di esso...
C’è però anche il rischio del “gruppismo”, che spezzetta le comunità parrocchiali.
Non si tratta, comunque, di aumentare le strutture, ma di rinnovare ciò che già esiste, recuperando il centro che è l’incontro con il Signore, personale e comunitario. Come mai dalla frequenza alla Messa non nasce una comunità? La risposta va cercata nella scarsa convinzione del proprio cammino di fede; “se non ho ancora fatto un’esperienza viva, le mie ferite rimangono”. Possiamo cominciare ad aiutare gli altri, nella comunione fraterna, se sperimentiamo l’azione di Dio che ci salva, rinnovando la nostra vita possiamo far vedere cose che non potremmo vedere altrimenti che con la fede. L’aiuto del Vescovo è necessario, per recuperare l’identità, riconoscendo nel vescovo il Pastore. Potremmo chiedere a lui, dopo un percorso di formazione, una nuova effusione dello Spirito, che sia come un evento di ripartenza della comunità, a condizione che ci sia la disponibilità per una adesione personale e libera delle persone.
Viene ribadita l’importanza della testimonianza, o meglio, della presenza di testimoni credibili per la costituzione di una comunità. E’ opportuno invitare testimoni, sia in ogni comunità, sia a livello diocesano. Ma è anche opportuno invitare ad andare ad ascoltare testimoni altrove.
In una parrocchia, tocca al parroco o tocca a dei laici riproporre la costituzione della comunità? Tocca a chi condivide la responsabilità di rendere presente Cristo, sacerdote o laico, comunque insieme. Chi sente questa responsabilità si unisce a tutti coloro che la condividono e comincia un percorso comune, che è insieme di ascolto e sequela della chiamata (riferimento essenziale al Vescovo), di richiamo per gli altri e di missione.
Talora vediamo che persone vicine a noi (magari i figli), nonostante il nostro impegno non sembrano avere il desiderio della proposta cristiana. Perché “scatti” negli altri un desiderio, bisogna che si trovino davanti un’esperienza viva, abbiano dei testimoni da vedere. Tuttavia non si deve avere la pretesa del risultato, i tempi di Dio non sono i nostri tempi, “noi seminiamo, continuiamo a seminare, nel tempo magari verrà fuori dal quel seme ciò che Dio fa crescere...”
Un’ultima osservazione: crea una vera ferita (analoga a quella denunciata dal Vescovo per la Cresima) la modalità con cui si fa l’iniziazione cristiana, la contemporaneità con cui si amministrano i due sacramenti della Confermazione e dell’Eucarestia, danneggia il percorso di iniziazione. »

Intervento di Don Vittorio
Don Vittorio Gatti, Vicario Generale, parla a nome dell’Ufficio Catechistico Diocesano i cui membri si sono incontrati per un confronto sulla lettera pastorale.
Don Vittorio spiega che l’Ufficio Catechistico condivide l’idea della comunità a cerchi concentrici (come si legge nella lettera pastorale) e aggiunge che, spesso, sembra essere difficile tracciare linee di demarcazione ben definite tra un cerchio e l’altro. Grazie al percorso catechistico si contattano famiglie che, pur appartenendo alla comunità parrocchiale, sono distanti dal nucleo centrale, ma, con l’occasione del catechismo, manifestano un certo interesse verso un cammino di fede. Secondo quanto è emerso dal confronto, inoltre, l’iniziazione cristiana costituisce un momento privilegiato perché il nucleo della comunità centrale riesce a contattare e coinvolgere nella vita parrocchiale nuove persone.
Il Vicario Generale sottolinea che, l’Ufficio Catechistico potrebbe fornire gli strumenti alle singole parrocchie affinché il nucleo centrale possa avere maggiore consapevolezza dell’appartenenza alla comunità cristiana: la catechesi non dovrebbe essere intesa come trasmissione di contenuti ma come capacità di fare propria l’esperienza globale della fede.
Da quello che emerge dal confronto dell’Ufficio Catechistico, pare che nelle parrocchie in cui ci sono varie proposte di percorsi di catechesi (bambini, genitori e adulti) ci sia anche una maggiore consapevolezza del nucleo centrale, sia perché alcuni adulti sono effettivamente coinvolti, sia perché coloro che si occupano del catechismo sono necessariamente portati a vivere la loro appartenenza alla comunità.
Per quanto riguarda l’evento costitutivo di una comunità di cui si parla nella domanda n. 3 della traccia, Don Vittorio riflette sul fatto che questo atto consiste oggettivamente nell’effusione dello Spirito sulla comunità stessa. Questo momento si traduce nell’Eucaristia domenicale, durante l’epiclesi e, per questo, varrebbe la pena recuperare la centralità della celebrazione eucaristica che è il luogo dove si riconosce il nucleo centrale della comunità.
Don Vittorio conclude il suo intervento con un riflessione personale: “Pensiamo alla centralità che ha la Veglia Pasquale, in cui la comunità è chiamata a rivivere sacramentalmente il proprio Battesimo (e quando si dice Battesimo si intende l’iniziazione cristiana), il dono dello spirito per dare testimonianza.
In virtù di questo, sarebbe opportuno sottolineare l’importanza della Veglia Pasquale nel cammino della comunità cristiana”.

Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini, delegato vescovile per la famiglia, facendo riferimento al passo della lettera pastorale in cui si parla di Chiesa come ospedale da campo e, in particolare alle righe in cui viene citata la pastorale familiare (cfr. Lettera Pastorale, p.5), spiega che l’ufficio famiglia ha appena intrapreso un percorso di formazione per un gruppo di laici che potranno affiancare le “famiglie ferite” (coppie in crisi,
nuove, unioni, chi ha un matrimonio alle spalle) in un percorso di fede. Don Mauro, precisa che, grazie all’aiuto di una coppia della Diocesi di Genova, l’ufficio famiglia si è attivato per formare un gruppo di laici (provenienti da alcune parrocchie della diocesi, associazioni e movimenti) che possa occuparsi della pastorale delle famiglie ferite e possa essere di aiuto a livello diocesano per accogliere tutte quelle persone che vivono situazioni difficili e, per varie ragioni, non riescono più ad inserirsi in una vita comunitaria o parrocchiale.
Gli incontri di formazione, che si sono tenuti nel mese di settembre, riprenderanno il 7 di novembre (tutti i lunedì sera fino al 12 dicembre, ore 21.15, presso il Centro Pastorale Santa Chiara). Presto sarà comunicato il calendario.

Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio chiede a Don Mauro Bruscaini di spiegare a chi è rivolto il corso per la pastorale delle famiglie ferite.

Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro spiega che al corso stanno partecipando coppie di sposi per formarsi in modo tale da poter accompagnare in un percorso le famiglie ferite. Don Mauro chiarisce, però, che il cammino è ancora in fase di costruzione e aggiunge che qualcuno si è accostato al corso solo per curiosità o per formazione personale. “Tema del primo incontro – continua Don Mauro - sarà l’accoglienza poiché l’idea è quella che bisogna prima sapere accogliere…poi ci incontreremo per pregare e vedremo, con l’andare del tempo, come si svolgerà questo cammino”.

Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD chiede di precisare meglio le informazioni riguardo alla pastorale delle famiglie ferite in modo tale da poterne dare notizie più puntuali in diocesi.

Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro sottolinea che gli incontri servono ad individuare persone che possano essere sostegno alla pastorale familiare anche per quanto riguarda il nuovo processo di nullità del matrimonio.

Intervento di Mons. Massimo Marasini
Mons. Massimo Marasini precisa che la pastorale per le famiglie ferite potrebbe essere uno strumento per aiutare ad avere una maggiore consapevolezza sul fatto che ad una determinata situazione ferita corrisponda un matrimonio nullo.

Intervento di Don Mauro Bruscaini
“Seguendo le direttive del motu proprio Mitis Iudex del Papa, che dà nuove indicazioni in merito al processo di nullità del matrimonio – chiarisce Don Mauro – ci è sembrato giusto che prima di chiedere il processo di nullità, ci sia un incontro a livello pastorale nell’ambito del quale la persona si senta accolta, ascoltata e preparata ad affrontare il processo. Questo accompagnamento può proseguire anche dopo il processo nella misura in cui la persona voglia continuare un cammino spirituale”.
Il delegato vescovile per la pastorale familiare riferisce, inoltre, che il 5 novembre 2016 alle ore 21.00 in Cattedrale, ci sarà il Giubileo dedicato alla famiglia e alle sue ferite. L’incontro, che inizierà con il passaggio dalla porta della Misericordia, continuerà con la preghiera di intercessione e prevede alcune testimonianze, si rivolge alle famiglie e, in modo particolare a quelle in crisi, ai separati, ai divorziati e alle nuove unioni.
Don Mauro manifesta la difficoltà di mettersi in contatto con le persone che vivono situazioni difficili perché, al di là di qualche persona che era già vicina alla Chiesa e che si conosce, la maggior parte non frequenta o è lontana dalle parrocchie e dalle proprie comunità da molto tempo.
Il delegato vescovile per la pastorale della famiglia, aggiunge un’ultima osservazione in riferimento alla lettera pastorale: “ L’Amoris et Laetizia parla di comunità come famiglia di famiglie; questo ci fa riflettere un po’ sul discorso dei cerchi concentrici e del gruppetto che si forma attorno al parroco. Ci chiediamo: questo gruppetto quanto tiene conto della famiglia di famiglie, della rete costituita dalla famiglia di famiglie?”

Intervento di Valeriano Cresta
Valeriano Cresta, dell’Ufficio Famiglia, spiega che il cammino per le famiglie ferite, che mira a coinvolgere anche le comunità parrocchiali, è frutto di un confronto anche con altre diocesi. Ad esempio, nella diocesi di Milano, già da tempo si fanno attività che coinvolgono le famiglie ferite e si è costituita una vera e propria pastorale in questo senso. “Grazie a questo confronto – sottolinea Cresta - abbiamo capito che in primis dobbiamo fare un lavoro su noi stessi, dunque sui formatori, per poter dare una mano agli altri è accoglierli con le loro fatiche”.
Valeriano Cresta aggiunge inoltre, che una coppia di Genova che ha già esperienza in questo campo, darà una mano a gestire il corso.

Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo, rappresentante zona città, per ragioni di chiarezza, consiglia di specificare sul settimanale diocesano e sul sito internet che il corso per la pastorale delle famiglie ferite è essenzialmente un corso di formazione personale per chi, in futuro, farà un percorso di accompagnamento per le famiglie ferite.

Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi è d’accordo con l’intervento di Elena Ugo.

Intervento di Valeriano Cresta
Valeriano Cresta precisa che in questo corso di formazione sono state coinvolte anche persone che fannoparte dell’UCIPEM e le coppie impegnate nella preparazione dei corsi prematrimoniali.

Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale sottolinea che le persone che partecipano al corso di pastorale per le famiglie ferite dovrebbero comunque avere una comunità di riferimento.

Intervento del Vescovo
Mons. Vescovo precisa che le coppie scelte per il corso di accompagnamento per le famiglie ferite sono state selezionate con un certo criterio e non a caso.

Intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa, responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile e Vocazionale, rende conto di alcune osservazioni nate dal confronto tra chi si occupa di pastorale giovanile, in rapporto alla lettera pastorale del Vescovo.
“Dal servizio di Pastorale Giovanile – spiega Carlotta – emerge in maniera forte come le comunità siano ospedali da campo: ci sono giovani in difficoltà e gravi affanni da parte, non solo dei sacerdoti, ma anche degli utenti delle comunità. Ci trova molto d’accordo la divisione delle quattro fasi della cura e cioè anamnesi, raccolta di elementi, diagnosi e terapia. Questo metodo ci sembra utile anche per declinare le fasi dell’accompagnamento spirituale dei ragazzi”.
Carlotta Testa precisa che l’intento della pastorale giovanile, quest’anno, è quello di azzerare il più possibile i grandi eventi e le manifestazioni e ricominciare da capo. Si pensa, infatti, di ripartire dalle comunità, per farsi conoscere ma soprattutto per capire quali sono le esigenze delle parrocchie, individuare le fatiche delle comunità e cercare di essere balsamo per le ferite dando un aiuto concreto ai giovani. “Il servizio di pastorale giovanile – conclude Carlotta - cercherà di abbracciare questo metodo di ricerca e di risoluzione dei problemi che interessano le nostre comunità e, una volta fatta la diagnosi, si cercherà di proporre una piccola cura”.

Intervento di Don Valerio Bersano
Don Valerio Bersano, coordinatore zona città, direttore dell’Ufficio Missionario diocesano e responsabile del servizio Migrantes, espone alcune considerazioni in merito alla lettera pastorale, in particolare, sottolinea come la missione si traduca in annuncio da parte della Sentinella nel capitolo 33 di Ezechiele, cui la lettera fa riferimento. Don Valerio mette in luce ciò che emerge dal confronto con la pastorale missionaria regionale e nazionale che manifesta una certa difficoltà della Chiesa a svolgere la sua missione di annuncio del Vangelo. “L’impressione è che la Chiesa stia perdendo un po’ i pezzi – spiega Don Bersano - la Chiesa deve impegnarsi ad annunciare il Vangelo poiché questa è la sua natura ed è il motivo per cui esiste. Se annuncia è Chiesa, se non annuncia smette di essere Chiesa”.
Don Valerio continua il suo intervento sottolineando l’importanza della domanda contenuta nella lettera pastorale che, in riferimento al secondo capitolo degli Atti degli Apostoli dal quale si evincono le caratteristiche della comunità cristiana, ci chiede da che cosa si riconosce una comunità. In particolare il coordinatore della zona città riflette sulla difficoltà di vivere la condivisione dei beni, elemento che era alla base delle prime comunità cristiane e che non si realizza in quelle di oggi. Ciò che mette in rilievo la pastorale missionaria è soprattutto l’incapacità di condividere la nostra fede che, come diceva San Giovanni Paolo II, cresce nella misura in cui è condivisa e annunciata. La missionarietà non deve essere solo un’attività dell’ufficio missionario ma dovrebbe riguardare tutta la comunità diocesana e le parrocchie.
Don Valerio ricorda che la diocesi celebrerà la Veglia missionaria sabato 22 ottobre in Cattedrale alle ore 21:00. Quest’anno, a guidare la riflessione, sarà la figura di Madre Teresa di Calcutta e il titolo della giornata missionaria sarà In nome della Misericordia. (Anche il settimanale diocesano per tutto il mese di ottobre raccoglierà alcuni spunti di riflessione sull’argomento).
Don Bersano conclude il suo intervento sottolineando che il momento missionario della settimana è l’Eucaristia domenicale che è il culmine della vita cristiana: “L’Eucaristia non termina con un arrivederci ma con un mandato missionario: portate agli altri ciò che qui abbiamo celebrato e chi abbiamo incontrato, chi ha nutrito la nostra fede. Alzandosi dal tavolo dell’Eucaristia possiamo allora declinare la carità, la solidarietà, l’accoglienza”.
Don Valerio ricorda, infine, che l’ufficio diocesano missionario segue anche alcuni profughi che risiedono nella nostra diocesi come richiedenti asilo politico: alcuni di essi sono cattolici e si sono avvicinati alle nostre comunità parrocchiali partecipando all’Eucaristia.

Intervento di Agostino Villa
Agostino Villa, dell’Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro, spiega che a colpire maggiormente chi opera nella pastorale del lavoro è il concetto di Chiesa come ospedale da campo e, in particolare la possibilità di una rete di piccoli ospedali, di ambulatori da campo dedicati alle singole emergenze.
Secondo Agostino Villa, bisognerebbe concentrarsi maggiormente sui giovani che non hanno lavoro e che non vanno a scuola e segnala che ad Alessandria ci sono molti ambienti di lavoro che rifiutano di assumere i disabili.

Intervento di Giuseppina Dameri
Giuseppina Dameri, rappresentante della zona Fraschetta-Marengo spiega che durante l’incontro zonale, Don Adriano, coordinatore di zona, ha proposto la lettura dei sei punti in merito ai quali la traccia (inviata via mail ai membri del CPD) invitava a riflettere. In particolare si è data importanza alla rilettura dello schema di pagina 14 della lettera pastorale in cui si elencano le caratteristiche della comunità (e alla domanda n. 2 della traccia).
Si riporta di seguito il contributo scritto riassunto da Giuseppina Dameri nel suo intervento: «Gli interventi sono stati vari (anche se non tutti pertinenti all’argomento).

Si possono sintetizzare in questo modo:
Esiste in ogni parrocchia un nucleo di persone che partecipa alle celebrazioni e alle attività (liturgiacanto-catechesi).
C’è molto da fare perché questi gruppi di persone possano avvicinarsi sempre più al modello delle prime comunità.
In particolare si è manifestata l’esigenza di sviluppare questi aspetti:
approfondimento della Parola di Dio (anche per vivere meglio la lectio divina);
riservare tempo alla preghiera (molti sono più attirati dalle attività pratiche);
creare maggiore unione tra le persone (anche attraverso l’attenzione e l’ascolto);
ove necessario praticare la correzione fraterna con sensibilità e accoglienza ».

Intervento di Antonietta Brezzi
Antonietta Brezzi, rappresentante zona Fraschetta Marengo, aggiunge che la riflessione è partita dall’immagine della Chiesa come ospedale da campo e, sulla base delle quattro fasi di cura proposte (anamnesi, raccolta di elementi, diagnosi e terapia) si è provato a tracciare una sorta di cartella clinica della comunità e delle parrocchie della zona.
Di seguito, vengono riportati lo schema e il contributo scritto riassunto da Antonietta Brezzi.

_________________________________________________________




___________________________________________________________

«Da quanto emerso nel Consiglio pastorale zonale e altri incontri tenutisi a livello parrocchiale, partendo dall’immagine della “Chiesa ospedale da campo”, si è tentato di riassumere gli interventi secondo il metodo: anamnesi della situazione, elementi da considerare, diagnosi, terapia, applicato alla comunità parrocchiale.
Lo scopo che ci si è prefissati è quello di cogliere nel tempo, come in una cartella clinica, mediante il confronto con le altre zone e nuove esperienze condivise, progressivi segni e sintomi di miglioramento nella vita delle nostre comunità parrocchiali, che ci facciano sperare in una prossima guarigione».

Intervento di Mons. Massimo Marasini
Mons. Massimo Marasini, coordinatore della zona Valenza, spiega che a causa di impegni che hanno coinvolto alcune comunità parrocchiali della zona, non è stato possibile convocare il Consiglio zonale e riflettere insieme sui temi proposti dalla lettera pastorale. Don Massimo però precisa che a novembre ci sarà il consiglio di zona e il lavoro sulla lettera pastorale è solo rimandato a quel momento.
Il coordinatore di zona mette comunque in luce che su alcuni temi c’è una certa difficoltà nella riflessione poiché, le comunità parrocchiali, spesso fanno scelte molto diverse in proposito e si rivela difficile trovare un cammino comune. Nella zona Valenza, conclude Don Massimo, si manifesta spesso la fatica di incontrarsi anche a livello di organismi di partecipazione.
Prima della pausa Don Vittorio Gatti ricorda che sono a disposizione le locandine della Veglia missionaria (22 ottobre ore 21.00 in Cattedrale), del Giubileo dei ragazzi (16 ottobre ore 15.00 in Cattedrale) e i calendari diocesani. Per quanto riguarda il Giubileo dei ragazzi, Don Vittorio spiega che si è pensato di fare una convocazione di tutti i ragazzi tra i 7-8 anni e quelli delle scuole medie per un evento giubilare dedicato a loro.

La seduta del CPD si interrompe alle 20.30 per la cena

Dopo la cena continuano gli interventi sulla lettera pastorale

Intervento di Don Giovanni Sangalli
Don Giovanni Sangalli, coordinatore della zona Fiumi, rende conto dell’incontro di zona al quale hanno partecipato solo 8 parrocchie su 19.
Come chiarisce Don Giovanni, dalla riflessione è emersa la difficoltà di riconoscere una vita di comunità al di fuori della partecipazione alla Santa Messa; in particolare, qualcuno ha sottolineato che si riscontra uno scollamento tra vita comunitaria e vita personale. Molto spesso, si giunge a vivere la fede e la partecipazione all’Eucaristia più come un fatto di coscienza personale e non come momento di vita comunitaria. La celebrazione eucaristica, si rivela come unica occasione per incontrare la comunità parrocchiale e, se per qualche motivo la Santa Messa non viene celebrata nella propria parrocchia, viene a mancare l’unica possibilità di incontro con gli altri. Secondo il coordinatore della zona Fiumi, i momenti
di incontro e confronto nelle comunità parrocchiali sono sempre meno e questo non è dovuto solo alla mancanza di tempo, ma anche alla difficoltà dei fedeli di vivere momenti di vita comunitaria. Si rivela sempre più necessario per una comunità identificare la propria guida in un pastore, in quanto i laici, per quanto impegnati, non possono sostituire il parroco. Inoltre, i laici che gravitano intorno alla parrocchia dovrebbero essere formati e preparati (qualcuno, a questo proposito, ha suggerito l’idea di attivare corsi per il diaconato).
Don Sangalli prosegue spiegando che i laici dovrebbero prendere coscienza della propria responsabilità di dare testimonianza: tra i collaboratori dovrebbe nascere uno spirito di unità e aiuto reciproco. È importante, inoltre, educarsi a vivere la fede non come una cosa a livello puramente personale ma come un fatto comunitario: è nella comunità che si prega ed è nella comunità che si riconoscono i testimoni della nostra fede. Non è necessario, infatti, andare a cercare testimonianze di vita cristiana in luoghi distanti da noi. Molto spesso i veri testimoni del Vangelo si trovano nelle nostre comunità.

Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo, rappresentante zona Città, spiega che all’incontro zonale erano assenti 6 parrocchie ed espone la relazione del Consiglio che viene riportata qui sotto: «All’incontro del Consiglio zonale, per la zona città, 6 parrocchie su 19 non sono state rappresentate, né abbiamo ricevuto loro contributi, mentre per altre 2 è giunto un contributo scritto sulle attività svolte o programmate, ma essenzialmente non riguardava una riflessione sulla lettera pastorale. (S. Pio V e Cuore Immacolato, allegata in fondo)
Tra i parroci ed i laici presenti, peraltro, non è emerso un gran apprezzamento per la LP, che è sembrata più utile per una buona meditazione o lettura personale, ma poco aderente alla realtà.
Pensare che le comunità siano completamente inesistenti o del tutto da rifondare, vuol dire non conoscerle granché (con una battuta si è detto che qualcuno già ne faceva parte anche quando Facebook non ne parlava e nemmeno la TV!!) e quindi speriamo che ci siano dati ulteriori e più ampi momenti di incontro, al di là di una celebrazione annuale o biennale per il conferimento dei sacramenti ai ragazzi.
La maggior parte dei presenti ha affermato che il nucleo forte della comunità sono i catechisti, coloro che si incontrano per leggere e condividere la Parola di Dio, chi si mette a disposizione per la vita di carità; in varie occasioni si è notato che dall’incontro e dalla testimonianza di questi, dal loro stile familiare di essere insieme, altre persone si sono avvicinate e anche impegnate attivamente. Non pensiamo poi che serva un nuovo ‘momento costitutivo’, che è già l’Eucaristia domenicale “FONTE e CULMINE della vita cristiana”, come ci ha insegnato il Concilio (SC I), e riteniamo che testimoni ‘ordinari’ siano per primi i nostri sacerdoti, insieme a coloro che vivono con slancio missionario, chi vuol ‘narrare’ con la propria vita di ogni giorno, in famiglia, sul lavoro, le meraviglie che Dio opera.
Ci sembra sbagliato chiedere chi è ‘degno’ di stare ‘al centro’ della vita di una comunità, perché questa non è un consiglio di amministrazione, rischiamo di cadere nell’efficientismo che Papa Francesco condanna così spesso. Inoltre – come ci hanno ricordato lo storico ed il liturgista presenti – forse gli 11 criteri per essere come le comunità apostoliche... non si realizzavano tutti nemmeno allora!
Il secondo pericolo che vediamo è l’intimismo, la ricerca di star bene tra noi, in un piccolo gruppo, sensazione che emerge anche nei gruppetti di condivisione nelle serate di discernimento, mentre è necessario aprirsi ed andare oltre la porta della chiesa, cercando chi entra poco o chi ne è uscito da tempo.
Anche nell’ottica dei ‘lontani’ o dei ‘ricomincianti’, una delle difficoltà urgenti, sollevate da parecchi, è quella di tornare a discutere degli itinerari di catechesi per iniziazione cristiana e delle modalità di accesso ai Sacramenti Ma l”impegno più urgente è certamente quello con le famiglie, soprattutto con quelle giovani costituite da pochi anni, che sembrano davvero le più a rischio. Parecchie delle nostre testimonianze vanno in questa direzione, chiedendo di non fermarci a selezionare le ‘famiglie ferite’, perché tutti – prima o poi – hanno fragilità al loro interno e di guardare piuttosto – in positivo – a quelle che funzionano, anche nelle nostre comunità!
Cosa aiuta le coppie ad andare oltre le difficoltà? Come hanno vissuto e superato le incomprensioni, la nascita dei figli, la malattia, i problemi di lavoro, il lutto... Come incidono, in positivo o in negativo, le famiglie di origine? Come aiutarle ad incrementare l’ascolto reciproco, il dialogo costruttivo invece dello scontro distruttivo, l’apertura agli altri invece di tante chiusure, l’accoglienza invece del rifiuto difensivo?
Questo ci sembra sia il lavoro e la testimonianza concreta che attendono gli uomini e le donne attorno a noi.

Comunità parrocchiale di San Pio V e Cuore Immacolato

Il Festival della Parola
Si svolgerà il 7-8-9 ottobre 2016 in parte a San Pio V e in parte al Cuore Immacolato, a conclusione del cinquantenario di fondazione delle parrocchie.
Tema del Festival è La Parola Traboccante come lo è la Misericordia. Nell’anno Straordinario Giubilare dedicato proprio alla Misericordia si vuole recuperarne la logica della sovrabbondanza, che abbraccia, accoglie l’imperfezione e le inquietudini dell’uomo, andando appunto “oltre” l’umano senso ordinario della misura e della giustizia.
Anche le parole umane sono “traboccanti”, spesso in negativo, di significati che dividono anziché unire.
L’evento ha il patrocinio del Comune di Alessandria e vedrà ospiti importanti come Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, che alle ore 19.00 di venerdì 7 dialogherà con i tutti i presenti sul tema della Pace, in un incontro introdotto da Don Maurilio Guasco.
Sabato 8 ottobre si parlerà invece di comunicazione sul web nella tavola rotonda “Tra cyberstupidi e webeti: il ruolo della formazione e dell’informazione nelle parole della Rete”.
Alle ore 18.30 sarà poi celebrata la Messa solenne dal Vescovo di Alessandria Mons. Guido Gallese e alle ore 21.00, sempre nella chiesa di San Pio V, si terrà il concerto per organo con il celebre Laurent Fievet,
organista titolare del grande organo della basilica Notre Dame de la Garde di Nizza e dell’organo storico della cattedrale di Grasse.
Domenica 9 ottobre Messa solenne alle ore 17.00 al Cuore Immacolato di Maria e alle ore 21, sempre nella stessa parrocchia, conclusione del festival con “Le Confessioni di Sant’Agostino”, recital di Federico Perrone (attore e drammaturgo di Valenza, lavora a Milano) accompagnato dal coro Gaiamusica diretto dal maestro Roberto Berzero. La scelta di Sant’Agostino non è casuale: le Confessioni sono un’autobiografia “viva”; da maestro di retorica (con un uso “spregiudicato” della parola) lentamente nel corso della vita si avvicina alla Parola, fino alla conversione.
Gli appuntamenti del Festival sono liberi e gratuiti e la partecipazione è aperta a tutti.
L’Oratorio San Filippo Neri
L’oratorio rappresenta certamente una delle attività più importanti svolte all’interno della Comunità San Pio V – Cuore Immacolato di Maria.
Al suo esordio nella nuova cornice del Cuore Immacolato, lo scorso anno, ha visto la partecipazione di più di cento ragazzi tra elementari e medie, guidati dal seminarista Santiago, da Fra’ Alberto e da entusiasti giovani animatori appositamente formati.
I centri estivi, che si sono svolti da giugno ad agosto nella medesima location, hanno coinvolto moltissimi bambini e una cinquantina di animatori in giochi, prove teatrali e sportive, gite e - non ultimo - in momenti di preghiera e di fratellanza molto sentiti.
Quest’anno, a metà ottobre, riprenderanno le attività dell’oratorio che contemplano i BANS, il laboratorio di manualità, il teatro, il calcio nel bellissimo campo di fresca inaugurazione e come sempre il momento di raccoglimento in chiesa.
Al parroco Don Giuseppe, ai suoi diaconi e agli animatori adolescenti si aggiungeranno di nuovo alcuni genitori che, non più giovanissimi, metteranno a disposizione la loro esperienza e il loro tempo libero al servizio dei ragazzini, creando una sempre maggior amicizia e condivisione tra le famiglie della Comunità».

Intervento di Don Giuseppe Biasiolo
Don Giuseppe Biasiolo, Vicario Episcopale per il clero e parroco di Frugarolo e Bosco Marengo, interviene con una riflessione personale: “Secondo me bisognerebbe sgomberare il campo da un equivoco che potrebbe minare alla radice tutto il lavoro, cioè quello di credere che noi dobbiamo sforzarci di far sì che nelle nostre parrocchie ci sia un nucleo che rispetti certi parametri per potersi definire comunità; come se andassimo alla ricerca dei fattori minimali perché una comunità possa dirsi tale e, qualora non ci fossero, farli emergere a tutti i costi. Rischierebbe di essere un lavoro artificioso!”. Secondo Don
Biasiolo, in ogni parrocchia esiste una comunità, un’espressione comunitaria che si può chiamare zoccolo duro: si tratta semplicemente di approfondire la consapevolezza di quello che si sta vivendo.
Don Biasiolo fa una seconda considerazione: “Se vogliamo utilizzare l’immagine dell’ospedale da campo, io ritengo di operare nella rianimazione” e continua spiegando che è fondamentale far capire ai fedeli che la vita comunitaria è condizione necessaria per essere cristiani: essere cristiani in comunità è essenziale.
“La dimensione comunitaria – evidenzia Don Giuseppe - non è un optional ma è fondamentale e noi non abbiamo ancora raggiunto questo livello di coscienza; essere comunità non è un perfezionismo dell’essere cristiano ma è la conditio sine qua non”.
Secondo il Vicario Episcopale per il Clero è importante che anche i giovani, soprattutto quelli che frequentano l’oratorio ma rimangono ai margini della vita parrocchiale, vengano inseriti in un contesto comunitario.
Don Biasiolo conclude il suo intervento riportando la sua personale esperienza, quando, qualche mese fa, è arrivato nelle parrocchie di Bosco Marengo e a Frugarolo: “Come prima cosa, ho cercato di avvicinarmi alle persone che volevano condividere con me un cammino di fede... Avevo bisogno di condividere la mia fede con altri e, grazie a Dio, li ho trovati e con loro abbiamo deciso di incontrarci tutti i giovedì per la riflessione sulla Parola di Dio. Chi si confronta e riflette sulla Parola di Dio è sicuramente lo zoccolo duro della comunità e ha più coscienza dell’essere cristiano”.

Intervento di Gianluigi Bovone
Il presidente di Azione Cattolica, Gianluigi Bovone, spiega che a livello di AC è emerso che le comunità di base esistono ma sarebbe bello andare a recuperare la storia di queste comunità. Infatti gli adulti, gli anziani, i nonni potrebbero avere tante cose da raccontare su come erano le parrocchie del passato, su come si stava in oratorio qualche anno fa e sulle modalità di comunicazione con i giovani in tempi molto diversi dai nostri. Pare che oggi, all’interno delle comunità, manchino rapporti autentici e sarebbe opportuno riportare al centro delle nostre comunità parrocchiali la riflessione sulla Parola e l’Eucaristia.
“Anche se – continua Bovone - a volte si corre il rischio di adottare la modalità del setaccio e non quella dell’accompagnamento”.

Intervento del Vescovo
Il Vescovo chiede a Gianluigi Bovone di spiegare cosa intende per “setaccio”.

Continua l’intervento di Gianluigi Bovone
Bovone chiarisce che per “setaccio” intende che spesso il nucleo della comunità è costituito dalle poche persone che riescono a seguire tutti gli incontri. Secondo il presidente di AC, infatti, pensando alle comunità a volte si fa fatica a conciliare gli impegni parrocchiali con tutte le fasce di età: a causa di incombenze lavorative o familiari, si assiste ad un progressivo abbandono della vita comunitaria e delle attività che fino a qualche anno prima si potevano svolgere. La parrocchia dovrebbe cercare di essere più vicina alle famiglie in modo tale da coinvolgerle nella vita comunitaria, altrimenti, la comunità rischia di ridursi alle persone che riescono a fare tutti gli incontri proposti. “A proposito della Chiesa come ospedale da campo – prosegue Bovone - abbiamo pensato alle famiglie giovani e alle persone che, per varie
fatiche, non riescono a partecipare alla vita parrocchiale”: in questo senso la comunità dovrebbe fungere da ospedale da campo e affiancare le persone che hanno difficoltà a inserirsi in un contesto parrocchiale, proponendo loro un cammino che sia conciliabile anche con la propria vita familiare. Bovone spiega che l’AC ha pensato ad alcune proposte per giovani, giovanissimi e genitori di bambini che non hanno ancora l’età per il catechismo, in modo tale che, se queste persone non riescono a frequentare la propria parrocchia, possano comunque sentirsi parte di una comunità (magari interparrocchiale o zonale).
Il presidente di Azione Cattolica conclude il suo intervento facendo una riflessione sul laicato. Al termine di un triennio che vedrà il rinnovamento delle cariche dell’associazione, l’AC vorrebbe confrontarsi con gli uffici diocesani sull’importanza dello scambio tra vita diocesana e parrocchiale. Secondo il presidente di Azione Cattolica è molto importante puntare su un discorso di laicato organizzato che può essere un aiuto concreto alle parrocchie.

Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD, dopo i contributi degli uffici pastorali, delle associazioni e delle zone pastorali, esorta i membri del consiglio a continuare gli interventi in merito alla lettera pastorale.

Intervento di Michele Menichino
Michele Menichino, responsabile dell’Ufficio diocesano del Turismo, Sport e Tempo Libero riporta l’esperienza positiva del pellegrinaggio diocesano ad Assisi che si è concluso qualche giorno fa. Secondo il responsabile dell’ufficio pellegrinaggi, durante i giorni trascorsi ad Assisi, si è respirato un clima di comunità: il gruppo, attorno al Vescovo che faceva da guida, ha condiviso il cammino, l’Eucaristia e le fatiche.
A questo punto Michele Menichino pone alcune questioni: “Vogliamo davvero fare comunità in tutte le parrocchie? Siamo noi l’ospedale da campo o noi abbiamo bisogno dell’ospedale da campo? Come deve vivere la comunità?”

Intervento di Don Giovanni Sangalli
Don Giovanni Sangalli, riferendosi alla domanda di Michele Menichino afferma che è opportuno chiedersi se siamo noi (Chiesa) ospedale da campo o abbiamo bisogno noi dell’ospedale da campo.

Intervento di don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini, riflettendo sullo schema proposto nella lettera pastorale riguardo alla costituzione della comunità avanza la proposta di un percorso diocesano che si focalizzi su i tre momenti fondamentali per la strutturazione della comunità. (cfr. Lettera Pastorale p.13)
Di seguito si riporta la proposta scritta di Don Mauro:
« PROPOSTA DI PERCORSO di “ri-strutturazione” della comunità a partire da Atti 2 con proposta di un calendario (per le prime tre fasi) per incontri e celebrazioni *
IN QUATTRO FASI
1 –CONVERSIONE (su tre aspetti in tre incontri** di un’ora e mezza in quaresima ogni 14 giorni)
INTERVENTO DIVINO (nell’ascolto di un testo della Parola di Dio e uno del Magistero)
TESTIMONIANZA (nell’ascolto di esperienze “forti” nella Chiesa universale, del passato e del presente)
REAZIONE (domandandosi : 1. Su quale aspetto siamo chiamati a convertirci/cambiare? 2. Che cosa ci chiede questa particolare conversione? 3. Che cosa dobbiamo allora fare come comunità per convertirci?)
PROPOSTA di CALENDARIO
1^ settimana di Quaresima: primo incontro; 2^ settimana di quaresima: VIA CRUCIS sul tema***;
3^ settimana di Quaresima: secondo incontro; 4^ settimana di quaresima: ADORAZIONE DELLA CROCE sul tema****; 5^ settimana di Quaresima: terzo incontro; settimana santa: TRIDUO
PASQUALE.
2 –BATTESIMO (su tre aspetti in tre incontri di un’ora e mezza nel tempo pasquale ogni 14 giorni)
INTERVENTO DIVINO (nell’ascolto di un testo della Parola di Dio e uno del Magistero)
TESTIMONIANZA (nell’ascolto di esperienze “forti” nella Chiesa universale, del passato e del presente)
REAZIONE (domandandosi : 1. Su quale aspetto siamo chiamati a riscoprire la grazia del Battesimo? 2.
Che cosa ci viene chiesto su questo aspetto? 3. Che cosa dobbiamo allora fare come comunità per rinnovare il nostro Battesimo?)
PROPOSTA di CALENDARIO
2^ settimana del tempo pasquale : primo incontro; 3^ settimana del tempo pasquale:
PELLEGRINAGGIO ALLA SALVE (sul tema?!); 4^ settimana del tempo pasquale: secondo incontro;
5^ settimana del tempo pasquale: VIA LUCIS sul tema*****; 6^ settimana del tempo pasquale:
terzo incontro; 7^ settimana del tempo pasquale: VEGLIA di PENTECOSTE.
3 – SPIRITO SANTO (su tre aspetti in tre incontri di un’ora e mezza in ottobre/novembre ogni 14 giorni)
INTERVENTO DIVINO (nell’ascolto di un testo della Parola di Dio e uno del Magistero)
TESTIMONIANZA (nell’ascolto di esperienze “forti” nella Chiesa universale, del passato e del presente)
REAZIONE (domandandosi : 1. Su quale aspetto siamo chiamati a riscoprire l’azione dello Spirito Santo?
2. Che cosa ci viene chiesto su questo aspetto? 3. Che cosa dobbiamo allora fare come comunità per lasciare agire lo Spirito Santo in noi?)
PROPOSTA di CALENDARIO
Ultima settimana di settembre : primo incontro (zonale?!); 1^ settimana di ottobre: ADORAZIONE
EUCARISTICA (sul tema della Giornata Miss. Mondiale?!); 2^ settimana di ottobre : secondo incontro (sul tema della Giornata Miss. Mondiale?! - zonale?!); 3^ settimana di ottobre: VEGLIA
MISSIONARIA (sul tema della Giornata Miss. Mondiale?!); 4^ settimana di ottobre: terzo incontro (zonale?!); (PAUSA per i “Santi” ed i “Morti”); 2^ settimana di novembre: FESTA della CHIESA
LOCALE.
4 – COMUNIONE (sui quattro “erano perseveranti …” di Atti 2,42-47 in quattro incontri di un’ora e mezza dopo la Festa della Chiesa Locale.)
INTERVENTO DIVINO (nell’ascolto di un testo della Parola di Dio e uno del Magistero)
TESTIMONIANZA (nell’ascolto di esperienze “forti” nella Chiesa universale, del passato e del presente)
REAZIONE (domandandosi :
1. Su quale aspetto della nostra comunità siamo chiamati a rinnovare la grazia della comunione?
2. Che cosa ci viene chiesto su questo aspetto?
3. Che cosa dobbiamo allora fare come comunità per rinnovare la nostra comunione?)

NOTE
Celebrazioni *
Mi sono permesso di suggerire alcune momenti celebrativi nel percorso degli incontri. Non l’ho fatto per la quarta fase, dati i tempi non definiti.
Incontri**
Ogni incontro prevede sempre, dopo la preghiera di invocazione allo Spirito Santo, i tre momenti:
INTERVENTO DIVINO – TESTIMONIANZA – REAZIONE. Alla fine, si possono fare preghiere spontanee e concludere con il Padre Nostro e l’Ave Maria.
VIA CRUCIS sul tema***
Si prepara in Diocesi una Via Crucis sulle tematiche del percorso, lasciando le “tre cadute di Gesù” a scelta (nel significato per la propria comunità).
ADORAZIONE DELLA CROCE sul tema****
Si prepara in Diocesi una Adorazione della Croce sulle tematiche del percorso, lasciando le “cinque piaghe/ferite di Gesù” a scelta (nel significato per la propria comunità).
VIA LUCIS sul tema*****
Si prepara in Diocesi una Via Lucis sulle tematiche del percorso, lasciando spazi a scelta (per la propria comunità). »
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio Gatti chiede quali sarebbero i tempi di questo percorso.
Continua l’intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro spiega che questo percorso inizierebbe durante la Quaresima del 2017 e finirebbe con la festa della Chiesa locale del 2017. (Magari si potrebbero preparare degli ausili uguali per tutte le parrocchie).

Intervento di Emanuela Guerci
Emanuela Guerci, rappresentante della Consulta dei Laici, concorda con la proposta di Don Mauro Bruscaini: secondo la Guerci abbiamo bisogno di ascoltare il messaggio di Gesù in una maniera nuova e, questa necessità, dovrebbe essere avvertita soprattutto da chi è coinvolto in prima persona nei vari ambiti diocesani. “Forse – continua Emanuela - abbiamo bisogno di ravvivare il nostro rapporto con il Signore e metterlo al centro delle nostre comunità per riscoprire la bellezza di vivere sotto l’azione dello Spirito”.

Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi interviene riportando alcune riflessioni personali riguardo alla lettera pastorale e si sofferma anche sulla sua comunità elettiva di Comunione e Liberazione. Di seguito riportiamo il contributo scritto riassunto durante il suo intervento.
« - La domanda “cosa dobbiamo fare?” nasconde un’insidia, quella di proiettarci alla ricerca di soluzioni pastoral-organizzative per ottenere dei risultati sulla base delle proprie capacità, di pretendere di essere all’altezza delle difficoltà che abbiamo. La pretesa e la fiducia in se stessi è fonte di frustrazione, insoddisfazione, impazienza, demoralizzazione...l’insuccesso demoralizza e scoraggia, talvolta anche solo la paura dell’insuccesso impedisce di prendere l’iniziativa. Ciò vale sia per coloro che vogliono a tutti i costi “conservare” le forme tradizionali, sia per coloro che cercano di “innovare”, talvolta rincorrendo la mentalità del “mondo”, copiando le novità che sembrano utili, anzi necessarie, secondo l’evolversi dei tempi.
Può essere che l’immobilismo abbia la stessa radice, cioè la sfiducia in se stessi (quando non si tratti che di semplice e grave pigrizia).
La posizione cristiana è diversa: è quella di chi ha sperimentato qualcosa di così positivo e bello, insieme ad altri, che non può contenerlo. Non pensa innanzitutto all’esito, ma vive la gioia della corrispondenza e della riconoscenza, ed è pronto a rischiare perché il tesoro che ha non si può perdere, anzi se viene donato, aumenta.
Quindi il punto di partenza per costruire una comunità è sempre il punto dell’inizio: la coscienza risvegliata da una presenza, l’arrendersi all’iniziativa di un Altro, chiedersi meravigliati: “Ma cosa mi succede? È il Destino presente! È il senso di tutto e della mia vita, della mia e di quella degli altri.”
Questo passaggio non può mai essere dimenticato (o dato per acquisito o scontato) – corrisponde a quella che il Vescovo chiama preghiera - perché se non c’è almeno uno cosciente di questa presenza, la comunità muore, si svuota, si formalizza.
Nella nostra esperienza di CL abbiamo, per imparare la comunità, la Scuola di Comunità. Non posso che rifarmi a questa esperienza, che ha anche aspetti organizzativi interessanti su cui riflettere …

Risposta alle domande (Richiesta di contributi):
Perché in ogni parrocchia ci possa essere una comunità – o meglio, una comunità al cuore della parrocchia – bisogna che si mettano insieme coloro che vivono o desiderano vivere una responsabilità di rendere presente e incontrabile Cristo. In altri termini: bisogna che ci sia qualcuno che, avendo fatto o facendo una esperienza viva di Cristo nella Chiesa condivida la responsabilità di rendere presente e incontrabile Cristo agli uomini di oggi.
Nella mia comunità elettiva (CL) trovo presenti tutti gli elementi essenziali, descritti dagli Atti degli Apostoli (capitolo citato dalla Lettera Pastorale), in modo iniziale, almeno come richiamo (forse l’ultimo punto no...), su ogni punto potrei portare degli esempi. Già il fatto che io condivida tutti questi punti vuol dire che il richiamo mi è pervenuto completo. La nostra comunità è ben guidata, è fedele all’insegnamento della Chiesa e del Papa, mi offre tutte le possibilità di conversione. Se un appunto devo fare, oltre ai miei limiti, c’è nel Movimento una tendenza all’autoreferenzialità, come ci ha detto il Papa
lo scorso anno, quindi una limitata disponibilità all’impegno pubblico.
Vorrei provare a fare un’ipotesi, a partire ovviamente dalla mia esperienza. Al cuore di una parrocchia (ma anche di un movimento) c’è qualcuno che ha un’esperienza viva del Mistero di Dio che si è fatto incontro all’uomo in Cristo e che condivide la responsabilità di rendere visibile e incontrabile questa esperienza.
Qualcuno, sacerdote o laico o, meglio, insieme sacerdote e laico, propone un “percorso formativo” alla comunità: la vita comunitaria è una cosa che si impara nel tempo, come modalità vera e piena di esistenza.
Come può essere questo percorso formativo? Gli elementi essenziali mi sembrano essere:
a. incontri in cui possa entrare tutta la vita della persona, così com’è (impostazione esistenziale, non “teologica”, né “esegetica”, né “filosofica”);
b. incontri guidati da persone in cui sia viva la coscienza dell’incontro con Cristo e la sequela alla Chiesa;
c. incontri in cui si paragona la vita con la proposta cristiana (parola di Dio...);
d. incontri in cui si cambia, gradualmente, si impara e si cresce; e nasce un desiderio di comunicazione secondo le tre dimensioni fondamentali della carità, della cultura, della missione;
e. è necessario cominciare a preparare un gruppo di persone che facciano da guide degli incontri, questo può essere fatto a livello centrale della diocesi, con degli incontri periodici di proposte e di verifica del cammino).
Conclusione dell’intervento:
“Se il nostro sguardo non testimonia di aver visto Gesù, allora le parole che ricordiamo di Lui risultano delle figure retoriche vuote. Forse esprimono la nostalgia di quelli che non possono dimenticare il Signore, ma comunque sono solo il balbettare di orfani accanto al sepolcro. Parole alla fine incapaci di impedire che il mondo resti abbandonato e ridotto alla propria potenza disperata”
(Francesco, Discorso all’incontro con i Vescovi del Messico, Città del Messico, Messico, 13 febbraio
2016) »

Intervento del Vescovo
Mons. Gallese ringrazia i membri del CPD per i contributi e, prendendo spunto dall’intervento di Angelo Teruzzi, afferma di percepire una certa fatica nel prendere coscienza di quello che non funziona, dei nostri peccati. È necessario, infatti, avere consapevolezza del peccato, presentarlo davanti al Signore durante l’Eucaristia che opera la salvezza dentro di noi: il Signore ci dona lo Spirito per trasformarci in creature nuove, per operare e realizzare la redenzione. “Io sento la grande fatica – continua il Vescovo - di mettere a fuoco le difficoltà delle nostre comunità”. Queste difficoltà, secondo Mons. Gallese, a volte, sono mascherate dalla presentazione di altri problemi e, a proposito del nucleo centrale della comunità,
precisa di non avere assolutamente intenzione di disegnare dei confini tagliando fuori qualcuno; né di ridurre la comunità solo a dei “bravi”, né di avere la pretesa di vedere realizzate tutte le caratteristiche delle prime comunità cristiane (cfr. p.14 Lettera Pastorale) nelle nostre parrocchie. La cosa importante, però, è quella di voler almeno cercare con tutte le forze di raggiungere quelle caratteristiche e di parlarne esplicitamente perché, troppe volte, le diamo per implicite. Corriamo il rischio di considerarle così tanto implicite che accettiamo di rimanerne distanti. “Constatare di esserne distanti è un punto di partenza – afferma Mons. Vescovo - ma accettare di rimanerne distanti senza intraprendere un cammino serio è un peccato”.
Mons. Gallese sottolinea che spesso percepisce la fatica ad articolarsi in un cammino positivo verso quello che il Signore ci chiede negli Atti degli Apostoli. Le persone devono vivere in comunità, devono stare insieme: non è possibile vivere il cristianesimo da casa nostra o dal nostro settore di servizio; questo è efficientismo. Efficientismo, infatti, è quando si riduce tutto a segmenti operativi e non si sta con gli altri (non si vive la comunità). “Stare con gli altri si rivela naturalmente una fatica - continua il Vescovo – però, io vorrei che capiste l’animus delle cose che ho scritto per la nostra Chiesa di Alessandria”.
Mons. Gallese precisa che lo scopo è quello di incamminarsi su una strada comune: sarà un lungo cammino che, probabilmente, porterà anche solo ad assomigliare un poco alle comunità così come sono descritte negli Atti degli Apostoli (non vi è nessuna mania di perfezionismo!). Ciò che dobbiamo avere chiaro è di accettare la nostra distanza dalla comunità cristiana così come la intendevano gli Apostoli, provare a mettere a fuoco l’obiettivo e sforzarci di riuscire a raggiungere la meta.
Il Vescovo spiega che quando dice che le nostre parrocchie non sono comunità, non intende dire che non siamo cristiani: siamo comunità ma non nel senso scritto negli Atti degli Apostoli (se non in rarissimi casi). “Generalmente – prosegue Mons. Gallese - fatichiamo a mettere all’ordine del giorno la teoria stessa di comunità, la verifica su di essa. Infatti siamo molto operativi e preferiamo considerare le varie attività della parrocchia”.
Il Vescovo aggiunge di essere molto fiducioso sul fatto che si riesca ad intraprendere un cammino positivo ma è importante avere coscienza dei problemi delle nostre comunità.
In riferimento all’intervento di Don Giuseppe Biasiolo, il Vescovo fa riflettere il Vicario Episcopale per il Clero sul fatto che, nonostante egli sostenga che in ogni parrocchia esiste un nucleo centrale, paradossalmente dichiara di operare nel campo della rianimazione che non è proprio un reparto in cui le persone stanno bene. Ciò significa che all’interno delle parrocchie ci sono molti problemi. Il Vescovo rileva che in Diocesi si vivono delle situazioni critiche e che tante comunità stanno morendo ed è necessario invertire questa tendenza.
“Fare una strutturazione (della comunità) non è separare” – spiega Mons. Gallese - e continua spiegando che strutturare non vuol dire escludere o fare delle cose elitarie ma significa cercare di aiutare le persone a vivere tutte le pagine del Vangelo e non solo alcune. In questo modo, riuscendo a diventare una comunità sana e che funziona, si possono accogliere anche altre persone dando loro testimonianza della nostra esperienza di vita cristiana. “Se vogliamo mettere a posto la comunità affinché essa possa aiutare gli altri, affinché essa possa essere davvero un ospedale da campo – sottolinea il Vescovo - dobbiamo intraprendere questo percorso. Perché i malati, cioè quelli che hanno bisogno di noi, sono tanti e noi
dovremmo essere in grado di accoglierli. Bisogna dunque strutturarsi per questo, fare delle scelte! Io so che ci sono tante modalità; la Chiesa ospedale da campo non può esaurire il mistero della Chiesa: siamo d’accordo! Ma da qualche parte bisogna ripartire! Proviamo! Io ho scelto questa via perché l’ha proposta il Papa; Il Papa è il primo pastore della Chiesa e io provo a seguire ciò che consiglia!”
Il Vescovo esorta a incamminarsi insieme su un percorso condiviso e ad essere propositivi; manifesta il suo dispiacere perché in un’assemblea come il CPD sono emerse poche proposte concrete per un cammino comune a partire dalle domande della traccia e dagli spunti della lettera pastorale.

Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio chiede ai membri del CPD se hanno ricevuto tutti il calendario diocesano.
Il Vicario Generale fa notare che l’assemblea diocesana non sarà il giorno di Pentecoste ma la settimana prima e cioè il 27 di maggio 2017; segnala la chiusura del Giubileo il 13 di novembre alle 15.30, in Cattedrale; ricorda, poi, che l’8 dicembre ci sarà l’ordinazione di Don Andrea Alessio, già diacono del nostro seminario; richiama l’attenzione, infine, sul ritiro spirituale diocesano che sarà domenica 2 aprile.

La seduta del CPD si conclude alle 22.45 dopo la recita della Compieta.


                                                                 Paola Bianchi
                                                                 Segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano