VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO DEL 24 MAGGIO 2016
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Martedì 24 maggio 2016, alle ore 19.00, presso il Centro Pastorale Santa Chiara, si è riunito in seduta ordinaria, il CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO (CPD) per discutere il seguente Ordine del Giorno:
1. Restituzione dell’Assemblea Diocesana. Discernimento, comunità e destinazioni pastorali: cosa è emerso dai lavori di gruppo? (Sintesi dei relatori);
2. A partire dalla riflessione sulla relazione laici-clero, criticità e punti di forza dei consigli di partecipazione all’interno della nostra comunità diocesana;
3. Giubileo Straordinario. Prendendo spunto dalle proposte evidenziate nelle scorse sedute e dal materiale inviato tramite il gruppo google del CPD (Come vivere la misericordia nelle nostre comunità), quali sono le opere di misericordia attuabili nelle nostre realtà parrocchiali o interparrocchiali? (progetti futuri o già avviati);
4. Varie ed eventuali.
Gli assenti sono rilevabili dal Registro delle firme.
Presiede S.E. il Vescovo di Alessandria Mons. Guido Gallese, modera la Sig.ra Luciana Buzzi, moderatrice per il CPD.
La seduta si apre con un momento di riflessione introdotto dall’invocazione dello Spirito Santo.
Segue la lettura del Vangelo del giorno (Marco 10,28-31), un momento di silenzio e la preghiera.
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Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD, Luciana Buzzi, spiega alcune variazioni dell’O.d.G.
Dal momento che la partecipazione all’Assemblea Diocesana del 14 maggio 2016 è stata molto alta e, considerando gli stimoli venuti da essa, si è pensato di dedicare maggior tempo per approfondire gli ambiti di lavoro proposti. Pertanto, momentaneamente, non sarà affrontato il secondo punto all’O.d.G. e il tempo a disposizione prima della pausa, verrà impiegato per ascoltare le sintesi dei moderatori dell’Assemblea e per il confronto, dividendosi in tre gruppi di lavoro (uno per ogni ambito affrontato in sede di Assemblea Diocesana: comunità, discernimento e destinazioni pastorali).
Dopo la cena sarà fatta una sintesi della discussione a gruppi e si proseguirà con il terzo punto all’O.d.G.
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1) Restituzione dell’Assemblea Diocesana. Discernimento, comunità e destinazioni pastorali: cosa è emerso dai lavori di gruppo? (Sintesi dei relatori);
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Intervento di Andrea Antonuccio
Prende la parola Andrea Antonuccio, uno dei tre moderatori finali dell’Assemblea Diocesana, sull’ambito di lavoro comunità. Si riporta la sintesi dei lavori:

« La comunità non è solo un "assembramento" sociologico, ma comunità è comunione, quindi non delimitata in uno specifico ambito.
Rischi:
- Autoreferenzialità. Comunità stanche, sfibrate, che comunque non demordono e hanno voglia di mettersi in gioco.
- Poca accoglienza verso gli adulti al di fuori della comunità.
- Attivismo: troppe cose da fare, che magari portano lontano dalla famiglia. Poco coinvolgimento dei figli.
- Si fa aggregazione, ma spesso manca il contenuto centrale della comunità: Cristo.
- Fatica nel tenere insieme età diverse.
- Troppa struttura: formalismo e schematismo non reggono più.
Proposte:
- Far conoscere i gesti di carità che già ci sono, come esempi di fede vissuta.
- Ricevere formazione non solo tecnica, ma anche da persone che mettono Gesù al centro del loro operato.
- Portare nelle comunità, anche in quelle più decentrate, testimonianze di persone che vivono la fede.
- Valorizzare i laici attraverso una corresponsabilità.
- Affiancare i sacerdoti, chiedendo loro di lasciarsi affiancare nelle cose in cui fanno più fatica.
- Incontri sulla Parola di Dio e, in generale, più momenti come quello dell'Assemblea Diocesana.
- Più comunicazione e "rete" tra parrocchie, anche grazie ai media diocesani.
- Meno grandi eventi, più quotidianità: la parrocchia come una famiglia.
- Sacerdoti e insegnanti di religione dovrebbero trasmettere il fascino della fede: oggi è così?
- Movimenti e associazioni dovrebbero supportare le parrocchie, soprattutto nel post-Cresima.
- Il discernimento comunitario aiuta chi è già "dentro". Si dovrebbero trovare strade nuove per chi è "fuori".
- Impostare diversamente il catechismo, rivolgendosi di più ai genitori».

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Intervento di Roberto Tasso
Segue la relazione (riportata qui sotto) del moderatore Roberto Tasso sull’ambito di lavoro discernimento:
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«PREMESSA
In tutti i gruppi è emerso che è ancora poco chiaro cosa sia il discernimento comunitario, come si faccia e cosa significhi farlo.
A valle dell’esperienza di Lectio fatta nelle diverse zone tra l’autunno del 2014 e la primavera del 2015, alcune comunità hanno provato a riproporre questo tipo di esperienza ma sono stati per lo più semplici incontri di preghiera o di riflessione e confronto sulla Parola.
In alcuni Consigli Pastorali parrocchiali ed in alcuni gruppi ecclesiali si utilizza o si è provato ad utilizzare il metodo del discernimento, pur applicandolo in modo parziale.
A questo proposito vale la pena riflettere sul fatto che il metodo del discernimento può essere utilizzato non solo a scopi pastorali ma anche, forse prima di tutto, per una formazione personale portata avanti sia individualmente che in gruppo. È dal discernimento personale, inteso come disposizione del cuore all’ascolto e alla conversione, che scaturisce quello comunitario.
Si è evidenziata quindi la necessità di conoscere maggiormente la Parola di Dio e l’importanza della Lectio come metodo personale di lettura della Parola stessa.
Dalle esperienze raccontate si nota come non sia ancora chiaro cosa si intenda per “comunità in uscita”: mentre è chiara e matura, anche se di non facile applicazione, l’idea di “uscita” personale verso gli ambiti di vita quotidiani, è ancora difficile immaginare come la comunità possa rispondere positivamente all’appello ad “andare alle periferie esistenziali” per incontrare le donne e gli uomini del nostro tempo.
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SPUNTI PER AVANZARE
Servono ulteriori momenti volti all’insegnamento del percorso di discernimento.
Il metodo necessita ancora di sperimentazione, anzi c’è bisogno di iniziare a sperimentarlo concretamente nelle comunità parrocchiali e religiose.
Il metodo non può essere solo uno schema di preghiera ma un modo di essere: è necessario impararlo per poterlo poi condividere.
Per sperimentare il Discernimento Comunitario si possono programmare incontri a livello diocesano in modo che questo diventi poi la prassi ordinaria nell’organizzazione del lavoro degli organismi di partecipazione a livello di comunità di base.
Il coinvolgimento di tutta la comunità è fondamentale per evitare che sia solo un piccolo gruppo,
talvolta necessariamente molto ristretto, a procedere, e serve anche per crescere nella corresponsabilità.
Si può fare rete a livello zonale o interparrocchiale e poi avere un momento di sintesi e condivisione a livello diocesano.
È opportuno valorizzare i diversi gruppi ecclesiali, associazioni, movimenti: attraverso il contributo specifico dei fedeli laici si possono individuare nuove questioni relative al bene comune sulle quali sperimentare il Discernimento Comunitario.
Tendenzialmente ci si focalizza sulla fase esecutiva e manca spesso la prima fase, il momento della conoscenza, e quella finale di verifica.
Spesso manca una figura di riferimento che faccia da guida e aiuti a formare altre persone che possano poi fare da tramite per coinvolgere quanti restano sulla soglia; questa figura dovrebbe far parte della comunità e preferibilmente essere un sacerdote.
È importante migliorare il dialogo e l’accoglienza sia come singoli sia come comunità.
Sarebbe consigliabile avere più tempo per la preparazione di incontri come questa Assemblea, coinvolgendo e sensibilizzando maggiormente i parroci.
Sarebbe utile un servizio di baby-sitting per dare la possibilità a chi ha figli piccoli di partecipare.
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PROPOSTE PRATICHE
Sperimentare il Discernimento Comunitario su una destinazione pastorale specifica: ad esempio il tema dell’iniziazione cristiana è particolarmente sentito come problematico (in parrocchie diverse esistono percorsi catechistici diversi, e molti ritengono che prima di aprirsi al mondo la comunità deve essere unita al suo interno per essere credibile).
Effettuare un percorso comunitario di conversione pastorale centrato sulla Parola utilizzando il metodo del Discernimento Comunitario: scegliere alcuni testi biblici che accompagnino per tutto l’anno (oppure da proporre nei tempi liturgici forti), coinvolgendo tutti i Consigli Pastorali, le associazioni, i movimenti, i gruppi laicali, ed insistendo su un metodo comune.
Col metodo del Discernimento Comunitario, riprendere a livello parrocchiale la Missione del 2009-10 per arrivare ad una nuova Missione diocesana, come deciso orientamento verso una comunità in uscita».
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Intervento di Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia commenta la relazione (riportata di seguito) di Mariapaola Fatigati, moderatrice dell’ambito di lavoro “destinazioni pastorali”.
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«INTRODUZIONE:
Iniziamo questa riflessione pratica chiedendoci chi è per me il Signore, dove voglio andare con Lui e perché.
Papa Francesco ci chiede di essere testimoni del Risorto. Come possiamo, allora, noi oggi portare la gioia del Vangelo? Come possiamo essere missionari dell’evangelizzazione? Leggiamo questa esigenza di Verità negli occhi del nostro vicino o no?
Per rispondere a queste domande è emerso che dobbiamo imparare a leggere il territorio cercando di capire quello che le persone di quel posto cercano di dirci anche attraverso il loro atteggiamento nel rifiutare la fede.
Dobbiamo partire da noi stessi e continuare a formarci costantemente sulla Parola di Dio per riflettere su quello che dice al nostro cuore. È fondamentale fare esperienza di Lui. Dobbiamo essere testimoni gioiosi della fede avendo il coraggio di abbandonare il “si è sempre fatto così” anche se rassicura, soprattutto in caso di fallimento perché ci si consola dicendo “si è sempre fallito quindi non è colpa mia”.
Dobbiamo continuare ad accompagnare la comunità con la consapevolezza che l’attuale confronto interreligioso che ci sta richiamando all’attenzione è una ricchezza e non un limite alla nostra fede.
Ci viene proposto, inoltre, di cambiare chiave di lettura: prima dalla teoria si passava alla pratica ora dalle nostre pratiche dobbiamo aiutare le persone ad agganciare la teoria.
È importante capire che i cambiamenti della Chiesa non sono quelli della società e che la Chiesa non è tenuta a rispecchiare la società che, spesso, non orienta le proprie azioni per il raggiungimento del bene più grande ma anzi soggioga il proprio nobile ruolo per sottostare ad accordi politici ed economici che non hanno a cuore il benessere psicofisico dei cittadini.
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PROPOSTE PRATICHE PER LA DIOCESI:
1. Puntare sugli “ultimi” della società. Quelli che sono lontani dalla cultura dei nostri tempi che punta all’apparenza e all’individualismo. Sono persone che si sentono escluse e dobbiamo stargli accanto.
2. Dare una risposta alla solitudine delle persone, vero male della nostri tempi. Le persone sole le troviamo soprattutto nelle nostre famiglie. Ci sono persone sole tra i nostri cari e non ce ne accorgiamo.
3. Puntare alle scuole e all’educazione dei giovani, ad esempio portando all’interno delle mura scolastiche delle testimonianze di persone che hanno toccato Cristo e che si sono sentite salvate da Lui. Perché il Bene è contagioso!
4. Affiancare le famiglie, sempre. Sia prima che si formino (ad es. con incontri per fidanzati) sia dopo il matrimonio, con incontri costanti per sentire la vicinanza e il calore della comunità cristiana.
5. Non lasciare soli le persone separate/divorziate ma farle sentire amate, nonostante tutto, perché sono le persone che più hanno bisogno di Dio.
6. Pubblicizzare le attività del consultorio u.c.i.p.e.m. perché ci sia una più attenta e sentita collaborazione tra questo ente e la diocesi. Per valorizzare le lodevoli attività che porta avanti ma, spesso, non in rete con la realtà ecclesiale.
7. Adeguarsi al linguaggio dei giovani per esprimere il pensiero cattolico utilizzando i nuovi mezzi multimediali a nostra disposizione.
8. Valorizzare la preghiera, l’adorazione eucaristica e il rosario all’interno delle nostre comunità di appartenenza. Perché solo una comunità che prega diventa “un corpo solo e un’anima sola”.
9. Coinvolgere i giovani nella preghiera con una preghiera più animata.
10. Formare su tematiche della vita di tutti i giorni e non solo prettamente religiose, per aiutare a leggere la vita quotidiana con oggi diversi, nuovi.
11. Uniformare e dare chiarezza alle scelte pastorali di fondo. Ad esempio, attraverso: - una riqualificazione dei corsi prematrimoniali; - la scelta di un unico modello di catechesi e di avvicinamento ai sacramenti; - uniformità del piano pastorale del catechismo.
12. Coordinare maggiormente le parrocchie del centro città.
13. Ritornare a benedire le case.
14. Lasciare sempre le chiese aperte durante il giorno.
15. Fare il modo che ci sia sempre un parroco disponibile per le confessioni.
16. Formare tutti i genitori dei bambini 0-6 anni attraverso delle catechesi familiari.
17. Creare una nuova sinergia tra Pastorale Ospedaliera e le comunità di appartenenza dei malati.
18. Migliorare la formazione biblica e religiosa dei laici.
19. Recuperare il teatro del Vescovado.
20. Dare più attenzione ai paesi, creando attività pastorali pensate per loro.
21. Formare i catechisti a livello diocesano.
22. Valorizzare il ruolo dei laici, ad esempio, identificando un laico per ambito che affianchi il prete.
23. Dare più risonanza alle opere pratiche di carità, condividendone le esperienze per essere
maggiormente testimoni.
24. Rivitalizzare la Pastorale Universitaria per creare un canale di comunicazione tra fede e scienza
attraverso l’uso della ragione».
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Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD spiega ai membri del Consiglio che dovranno dividersi in tre gruppi, uno per ogni ambito di lavoro dell’Assemblea Diocesana (comunità, discernimento comunitario,
destinazioni pastorali) e cercare di confrontarsi su quanto emerso dalle sintesi dei moderatori.
A questo punto, i membri del CPD si dividono in gruppi e lavorano fino alle 20.35, ora della cena.
Alle 21.15 riprendono i lavori e si cercano di sottolineare i punti rilevanti emersi dal confronto a gruppi.
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Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi introduce la seconda parte del Consiglio chiedendo al portavoce di ogni gruppo di relazionare quanto emerso dal confronto.
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Intervento di Andrea Antonuccio
Andrea Antonuccio, (portavoce del gruppo comunità), sottolinea che la discussione ha preso il via riflettendo su una delle tre domande alle quali i membri dei vari gruppi dell’ambito comunità erano invitati a rispondere e cioè: la mia comunità è effettivamente una comunità cristiana di cui sento il calore?
Siccome la comunità si riunisce attorno all’Eucaristia domenicale è proprio nel momento del ritrovarsi e dell’accoglienza prima della S.Messa, che molti ne percepiscono il calore.
Per questo è importante puntare sulle relazioni interpersonali e sulla capacità di accogliere l’altro.
“Qualcuno – continua Antonuccio – si è chiesto cosa si intenda per comunità, quale sia la comunità di appartenenza: non è scontato, infatti, che la comunità coincida con la parrocchia”.
Antonuccio mette in luce che è doveroso chiedersi quale sia la comunità che ci genera come cristiani e molto spesso non è la nostra parrocchia ma si identifica nel movimento o nell’associazione a cui si appartiene.
La seconda domanda che veniva posta in sede di Assemblea Diocesana era: cosa manca alla mia comunità? A questo proposito Antonuccio spiega che durante il confronto nel suo gruppo è emerso che ciò di cui spesso siamo carenti è la capacità di portare testimonianza del nostro essere cristiani nei contesti in cui viviamo. Bisogna interrogarsi su cosa manca a noi per fare in modo che la comunità sia davvero accogliente; spesso nei gruppi parrocchiali, si corre il rischio di sentirsi più importanti di altri ma dobbiamo tenere presente che la comunità non la facciamo da soli ma, guidati dallo Spirito e insieme ai fratelli.
Ci impegniamo ad allargare le nostre comunità poiché sussiste la preoccupazione di essere sempre gli stessi: lo sforzo sembra essere rivolto solo ad attirare più persone e non all’incontro con la Parola di Dio; spesso ci si dimentica che la comunità è dove si incontra Cristo e non è necessariamente legata ad una struttura.
Antonuccio conclude mettendo in luce che, nel suo gruppo, molti hanno auspicato che si crei una collaborazione tra parrocchie vicine per intraprendere scuole della Parola. Rimane imprescindibile, comunque, che la vita comunitaria prende il via e si snoda attorno all’Eucaristia.
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Roberto Tasso
Roberto Tasso, portavoce del gruppo discernimento comunitario, spiega che durante il confronto è emersa la proposta di uniformare i percorsi catechistici e di iniziazione cristiana attraverso il discernimento comunitario.
Il discernimento comunitario, infatti, può essere un utile strumento per riflettere sull’iniziazione cristiana e per capire quando cominciare ad educare alla Fede. Tasso sottolinea che la Chiesa deve essere una famiglia di famiglie e questo può avvenire partendo dal coinvolgimento dei genitori nei cammini di iniziazione cristiana: l’esperienza catechistica può diventare un luogo di discernimento comunitario e famigliare.
Tasso continua sottolineando che il discernimento aiuta a fare chiarezza sulla propria vita personale e famigliare e potrebbe essere un modo per riflettere sui corsi prematrimoniali, sui cammini per i genitori e per i bambini da 0 ai 6 anni.
Il portavoce del gruppo discernimento comunitario chiarisce che dal confronto è emersa la necessità di attirare, attraverso le giuste modalità, le famiglie giovani all’interno delle nostre comunità.
Si è messo in luce, inoltre, che spesso abbiamo un approccio troppo intellettuale con la Parola di Dio: è necessario trovare il modo di fare entrare la Parola nella vita quotidiana personale e comunitaria; se lasciamo che la Parola di Dio agisca, allora le nostre comunità si rinnoveranno.
L’ultima sottolineatura è stata fatta a proposito della relazione tra sacerdoti e laici: il discernimento comunitario può essere un aiuto per capire in che modo debba avvenire la collaborazione tra laici e sacerdoti alla luce dei carismi e dei doni di ognuno.
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Martina Poggio
Martina Poggio, rappresentante zona Fiumi e portavoce del gruppo destinazioni pastorali, evidenzia che durante il confronto, si sono individuati tre settori che sembrano prioritari:
1) la Chiesa in uscita che deve tenere conto delle esigenze e dei problemi quotidiani delle persone del nostro tempo e cercare di arrivare a chi è lontano anche diffondendo ciò che di positivo fa la Chiesa.
2) La famiglia: sono state messe in luce l’urgenza di corsi prematrimoniali comuni a livello diocesano o, almeno, zonale e l’esigenza di un affiancamento delle famiglie ferite.
3)Vita della comunità: da molti viene richiesto di uniformare i corsi di catechesi (per durata e contenuto) e si sente la necessità di curare maggiormente la formazione dei catechisti.
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Intervento del Vescovo
Dopo aver ascoltato prima le sintesi dei moderatori dell’Assemblea e poi le relazioni dei lavori di gruppo dei membri del CPD, Mons. Guido Gallese fa alcune considerazioni: “La prima sottolineatura che vorrei fare è che io non credo alla missione diocesana e ho difficoltà anche nei confronti dell’ampliare la comunità. Non credo neanche ai modi corretti per attirare i giovani e le famiglie. In realtà il problema nostro è che noi non ci ampliamo naturalmente perché siamo sì in grado di trovare tecniche per attirare gente, ma poi le persone non trovano comunità in cui stare. Le tecniche sono ottime per attirare le persone ma andrebbero meglio se poi la gente trovasse un habitat in cui stare bene: il giorno in cui avessimo questo habitat non avremmo più bisogno delle tecniche. La gente deve stare bene nella comunità, dobbiamo concentrarci su questo!”.
Il Vescovo continua: “Dobbiamo focalizzarci su come fare per diventare vere comunità cristiane. La gioia sta nel fatto di fare cose belle che ci appassionano e non perché le dobbiamo fare. In fondo gli Apostoli erano completamente destrutturati ma erano totalmente appassionati e tutte le comunità che oggi funzionano nella Chiesa sono comunità di persone molto appassionate. Dobbiamo chiederci: perché non siamo appassionati? Cosa possiamo fare per essere appassionati?”.
Mons. Gallese mette in evidenza la necessità di comprendere come fare per rendere la nostra comunità una comunità forte: le missioni diocesane al popolo si sono rivelate una delusione e falliscono da anni.
La seconda considerazione del Vescovo è sul discernimento comunitario: “La sensazione che ho avuto quest’anno ma anche lo scorso è che il discernimento comunitario a livello parrocchiale o interparrocchiale sia stato estremamente debole. In realtà, le parrocchie che in Quaresima si sono incontrate e hanno provato a fare discernimento comunitario sono state pochissime”.
Aggiunge Mons. Gallese: “A volte ho l’impressione che si identifichi il discernimento comunitario con la Lectio Divina: il discernimento comprende una parte più grande e più importante che però è esattamente quello che ci manca; la Lectio Divina si impara facilmente ma l’aspetto che manca è quello comunitario”.
Rammentando il cammino di discernimento zonale dell’autunno scorso, il Vescovo richiama l’attenzione sulla fatica di fare la revisione di vita: “Bisogna che in una comunità il Vangelo arrivi a toccare personalmente le persone e che le persone condividano i loro sforzi di raggiungere l’incarnazione del Vangelo nella propria vita”. Mons. Gallese continua sottolineando l’importanza di confrontarsi insieme sul Vangelo vissuto poiché una comunità che nasce attorno alla Parola di Dio, chiede una vera revisione di vita. “Bisogna capire – prosegue il Vescovo - se il discernimento
comunitario si fa a livello parrocchiale e se emerge l’aspetto comunitario: bisogna formare una comunità concreta che condivida qualcosa in più, non semplicemente delle scelte pastorali da mettere in atto, ma una comunità che comunica, che si scambia e che condivide per capire come vivere il Vangelo; così essa sarà capace di discernere delle scelte per tutta la comunità stessa”.
Facendo riferimento alle relazioni dell’Assemblea Diocesana, il Vescovo ricorda che qualcuno sottolineava che «l’uscita» a livello personale sembra essere più chiara, invece si fa fatica a percepire «l’uscita» a livello comunitario; secondo Mons. Gallese, però, è esattamente il contrario: la comunità in uscita è molto più chiara perché è più facile fare qualcosa insieme, da soli non si riesce. “L’impressione che noi abbiamo è l’opposto di come è la realtà – continua il Vescovo Guido - e ciò deriva dal fatto che noi fatichiamo a percepire la comunità: non è tanto l’uscita quanto la comunità che noi non percepiamo”.
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Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi, Segretario della Consulta dei Laici, sottolinea che diventa urgente chiedersi cos’è la comunità: bisogna avere una coscienza più chiara di comunità perché è il modo in cui si incarna la Fede. “Io ho sentito spesso – spiega Teruzzi - identificare la comunità con il gruppo, con l’aspetto esteriore, con le cose da fare. La comunità è anche questo ma se non prevale la coscienza chiara della presenza dello Spirito, del fatto che è un momento ecclesiale, si rischia di ridurre la comunità al gruppetto”.
Il Segretario della Consulta dei Laici evidenzia l’importanza dello scambio e della condivisione all’interno della comunità, una condivisione che parte dall’interrogarsi su come la comunità vive cristianamente: ciò richiede uno sforzo che avviene attraverso il discernimento. Il cristiano deve fare riferimento alla Parola di Dio, non solo leggendola ma anche riconoscendo la sua autorevolezza; per questo diventa importante leggere il Vangelo comunitariamente e condividere insieme gli sforzi che ognuno compie per vivere cristianamente.
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Intervento del Vescovo
A proposito dell’autorevolezza del Vangelo, il Vescovo richiama la Dei Verbum: la Parola di Dio passa non soltanto attraverso la Scrittura ma anche attraverso quello che viene trasmesso nella Chiesa; tradizionalmente, infatti nella Chiesa ci sono la Parola di Dio e il Magistero che aiuta a leggere il Vangelo.
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Intervento di Don Vittorio Gatti
Per quanto riguarda la comunità, il Vicario Generale, manifesta il suo accordo con il Vescovo ribadendo che non è una questione di tecnica: in ogni azione che la comunità cristiana compie, essa deve evangelizzare se stessa.
“La comunità che evangelizza se stessa – continua Don Vittorio Gatti - diventa un fatto di «stile» e lo stile è il contenuto”; se una comunità è accogliente, dunque, l’accoglienza è il contenuto: la comunità deve vivere così.
A proposito del discernimento comunitario, il Vicario Generale riconosce che è si è rivelato una bella occasione per tutte le nostre comunità perché ha riunito persone che già erano coinvolte nella realtà parrocchiale, proprio nell’ottica che la comunità deve evangelizzare se stessa. Secondo Don Vittorio, però, ciò che non è ancora chiaro, è che il discernimento deve diventare lo stile con cui la comunità si muove. L’impressione di Don Gatti è che il discernimento comunitario sia stato percepito come un modo per fare un incontro di preghiera e questo lo dimostra il fatto che nelle
realtà parrocchiali dove già si facevano serate di lettura e meditazione sulla Parola di Dio, si sia continuato cercando di modificare gli incontri sullo schema della Lectio Divina proposta durante il discernimento comunitario.
Secondo il Vicario Generale, è importante trovare la modalità per far sì che il discernimento comunitario sia un po’ più adattabile poiché non può essere solo la condivisione di ciò che la Parola dice personalmente ad ognuno di noi ma ciò che la Parola dice alla comunità.
Don Vittorio, conclude il suo intervento soffermandosi sull’iniziazione cristiana e chiedendosi se l’urgenza di uniformare i percorsi del catechismo nasca dalla preoccupazione che essa sia un vero cammino iniziatico e di vera trasmissione della Fede, o sia legato a questioni tempistico-logistiche.
S.E.R. Mons. Fernando Charrier, come ricorda il Vicario, aveva dato delle indicazioni ma, molte parrocchie, non le hanno più seguite. È importante ragionare sui contenuti e preparare itinerari seri ma non fossilizzarsi sul problema dei tempi e della durata dei percorsi perché, anche qualora ci fossero indicazioni precise a riguardo, ci sarebbe poi sempre qualcuno che, per varie ragioni, farebbe a modo proprio.
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Intervento di Don Valerio Bersano
Don Valerio Bersano, coordinatore Zona Città, sostiene che sia possibile e fondamentale interpellare la comunità e i genitori sul cammino di iniziazione cristiana.
Don Valerio racconta l’esperienza positiva della sua parrocchia (Santa Maria di Castello, Alessandria) dove ai fidanzati viene proposto un cammino formativo della durata di un anno con momenti di condivisione e di preghiera che hanno il loro fulcro nella partecipazione alla S. Messa domenicale in parrocchia.
Don Valerio afferma che sia molto importante conoscere e diffondere le esperienze positive nei momenti diocesani e durante il CPD proprio per incoraggiarsi poiché «la Parola di Dio agisce nonostante noi».
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Luciana Buzzi
Luciana Buzzi ribadisce la necessità di condividere le esperienze positive delle parrocchie e delle comunità durante il Consiglio Pastorale Diocesano ma anche quando ci si trova per i consigli zonali.
La moderatrice introduce il terzo punto all’O.d.G.
3) Giubileo Straordinario. Prendendo spunto dalle proposte evidenziate nelle scorse sedute e dal materiale inviato tramite il gruppo google del CPD (Come vivere la misericordia nelle nostre comunità), quali sono le opere di misericordia attuabili nelle nostre realtà parrocchiali o interparrocchiali? (progetti futuri o già avviati);
Luciana Buzzi, nonostante il poco tempo a disposizione, chiede se a livello di zone o di parrocchie, sono stati portati avanti alcuni progetti o attività legati al Giubileo della Misericordia.
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Intervento di Emanuela Guerci
Emanuela Guerci, rappresentante della Consulta dei laici, spiega che il 24-25 e 26 giugno sarà allestita in Piazzetta della Lega ad Alessandria, la “Tenda della Misericordia”. L’iniziativa, organizzata dalle aggregazioni laicali, mira a coinvolgere le persone lontane dalla Chiesa e dà l’opportunità di lavorare fianco a fianco con diverse realtà ecclesiali (movimenti, associazioni e parrocchie). Durante i tre giorni è prevista l’Adorazione Eucaristica continua e la possibilità di pregare e di accostarsi al sacramento della Riconciliazione grazie alla presenza di sacerdoti che
confesseranno.
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Intervento di Gianluigi Bovone
Gianluigi Bovone, Presidente dell’Azione Cattolica, manifesta la volontà dell’A.C. di proporre ai ragazzi una riflessione su alcuni testi della Evangelii Gaudium e suggerisce di organizzare un Giubileo dei Ragazzi ad ottobre in Cattedrale.
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Intervento di Antonietta Brezzi
Antonietta Brezzi, rappresentante zona Fraschetta-Marengo, spiega che durante il consiglio zonale si è parlato di comunità in uscita e di come si possano raggiungere le periferie esistenziali (anziani, famiglie ferite). Aggiunge, inoltre, che si è discusso dell’importanza di avviare una riflessione sulla comunità che abita: sapersi accettare gli uni con gli altri per essere comunità cristiane credibili.
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Intervento di Don Valerio Bersano
Don Valerio Bersano, spiega che durante il consiglio della zona Alessandria, ci si è confrontati sull’aspetto della carità e come essa possa accelerare il cambiamento e la conversione delle comunità.
Si è parlato anche della necessità di ipotizzare cammini condivisi sulla catechesi e della relazione Clero-laici; a proposito di quest’ultima questione, il coordinatore della Zona città, chiede, magari attraverso l’ausilio della Evangelii Gaudium, che la Diocesi dia delle indicazioni su come avviare tale riflessione.
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Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio Gatti, dopo aver ricordato che il gruppo mail del CPD (consiglio-pastorale-diocesanoal@googlegroups.com) si è rivelato un utile strumento di scambio per fare proposte e per diffondere le esperienze positive che già sono in atto, comunica che prossimamente arriverà la bozza del calendario del nuovo anno pastorale.
Il Vicario Generale chiede, infine, ai rappresentanti dei movimenti e delle associazioni di segnalare le varie iniziative.
La seduta del CPD si chiude alle 22.45 con la recita della Compieta e la benedizione di S.E.R.
Mons. Guido Gallese.

Paola Bianchi
Segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano