VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO DEL 6 OTTOBRE 2015

Martedì 6 ottobre 2015, alle ore 19.00, presso l’ex Seminario Santa Chiara si è riunito, in seduta ordinaria, il CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO (CPD) per discutere il seguente Ordine del Giorno:

1. Lettera Pastorale. A partire dall’Assemblea del 12 settembre a Castellazzo e dagli incontri zonali, confronto su:
- percorsi comunitari di Riconciliazione;
- partecipazione attiva dei laici al Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici;
- come affrontare l’emergenza profughi all’interno delle nostre comunità.

2. Proposte e iniziative per vivere il Giubileo della Misericordia.

3. Varie ed eventuali.

Gli assenti sono rilevabili dal Registro delle firme.
Presiede S.E. il Vescovo di Alessandria Mons. Guido Gallese, modera la Sig.ra Luciana Buzzi, moderatrice per il CPD.

La seduta si apre con il saluto del Vescovo e la preghiera introdotta dall’invocazione dello Spirito Santo. Segue la lettura del Vangelo del giorno (Luca 10, 38-42), un momento di silenzio e la preghiera spontanea da parte di alcuni membri del CPD.
Intervento di Luciana Buzzi
Prima di introdurre il primo punto all’O.d.G., Luciana Buzzi comunica: “A seguito di surroghe dovute a nuove nomine negli uffici pastorali o a dimissioni presentate da membri del CPD o a causa della decadenza della nomina di alcuni membri in conseguenza a tre assenze non giustificate (come previsto dallo statuto), ci sono stati alcuni cambiamenti all’interno del CPD”.
Dopo aver invitato tutti i membri del Consiglio a firmare l’elenco delle firme, la moderatrice presenta il primo punto all’O.d.G.
1) Lettera Pastorale. A partire dall’Assemblea del 12 settembre a Castellazzo e dagli incontri zonali,
confronto su:
- percorsi comunitari di Riconciliazione;
- partecipazione attiva dei laici al Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici;
- come affrontare l’emergenza profughi all’interno delle nostre comunità.
Luciana Buzzi spiega: “Durante l’incontro a Castellazzo, in occasione dell’apertura dell’Anno Pastorale, il Vescovo ha presentato la Lettera Pastorale e, nel pomeriggio, si sono svolti lavori di gruppo per condurre una riflessione sui punti contenuti nella Lettera. Subito dopo l’invio della convocazione del CPD, i Coordinatori delle quattro zone sono stati invitati a riunire il Consiglio Zonale per esaminare l’O.d.G. di questa sera e consentire loro di esprimersi in questa sede.

L’innovazione di introdurre i rappresentanti di zona nel CPD – mette in luce la moderatrice - ci permette di ascoltare la voce delle quattro zone e delle varie parrocchie”.
“Mi è stato detto che la zona Fraschetta-Marengo non ha potuto riunirsi – conclude la Buzzi dunque, invito i coordinatori delle altre tre zone a relazionare quanto è emerso dalle riunioni zonali riguardo ai punti all’O.d.G”.
Intervento del Vescovo
Prima di lasciare la parola ai coordinatori di zona, Mons. Guido Gallese rammenta: “Voglio ricordarvi che la Lettera Pastorale ha la caratteristica di essere aperta; non ho voluto fornire contenuti preconfezionati poiché vorrei che, attraverso il confronto, nascessero proposte concrete. Il vostro contributo è essenziale e vi pregherei di dare risposte alle domande presenti nella Lettera”.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo, rappresentante Zona Città, legge la relazione del Consiglio della Zona Città:
Contributo scritto
«Consiglio Pastorale Zona Città – Giovedì 24 settembre 2015
11 parrocchie presenti + 2 che hanno inviato un contributo scritto
Don Gino:
· Per l’anno giubilare: togliere Messa il venerdì per inserire confessioni.
· Costituire Consiglio Affari Economici se non è presente, ma ricordando che il legale rappresentante e responsabile è sempre il parroco.
· C’è un problema per le Caritas/S. Vincenzo parrocchiali che rischiano di implodere per l’eccessiva richiesta, come provvedere a livello diocesano?
· Per profughi: ok S. Chiara ma con un’attenta verifica e quotidiana presenza.
· Maggiori problemi rilevati nel presbiterio, chiede di rivedere organigramma diocesano (ad esempio uffici diocesani) ma con la partecipazione di tutto il presbiterio e non solo di una commissione ristretta; occorre pensare meglio i programmi e condividerli bene con le zone.
Forse in diocesi si crede poco alla reale partecipazione perché troppo pochi lungo l’anno sono i consigli presbiterali e pastorali (solo 2-3 per anno).
· Non dobbiamo essere ripetitivi, ad esempio nella catechesi (agli Orti non più “libro del catechismo ma sviluppo dell’Anno Liturgico).
Don Gianni Toriggia
· Si presenta il problema della diminuzione numerica del clero e della crescita dell’età anagrafica, quindi parrocchie  scoperte… è necessario formare gruppi di laici che affianchino…
Don Valerio (e Santa Maria di Castello):
· Non chiudersi nei “pochi” già presenti, ma “aprirsi” agli altri, ad esempio a chi passa la domenica nei nuovi “santuari” del commercio. Che iniziative sono possibili per dare visibilità anche esterna all’evento ecclesiale del Giubileo? Come interagire coi laici perché non ci sia sempre un “uomo solo al comando” , fino all’esaurimento delle forze…
· Occorre portare le esigenze dei preti della città al C. Pastorale Diocesano, chiedere in diocesi maggiore chiarezza, ad esempio sapere quali sono le parrocchie che ancora non presentano il bilancio (e perché?) e poter conoscere anche il bilancio diocesano ed il criterio di impegno dei beni della Chiesa locale (utilizzo 8 per 1000, destinazione offerte…).
· Per emergenza delle troppe richieste caritative, occorre maggiore coordinazione tra le Caritas parrocchiali, chiedere l’aiuto degli operatori Caritas diocesana per insegnare ad accedere al programma anagrafico regionale e iniziare a pensare – come già presente in altre diocesi – ad un “emporio solidale” cui indirizzare ordinatamente almeno i nuclei familiari
assistiti, magari riservando alle Caritas parrocchiali gli aiuti occasionali ai singoli.
Don Giovanni Guazzotti:
· Quale approfondimento per il termine “Chiesa in uscita”? La nostra Chiesa incontra ogni settimana 15.000 persone; cosa proponiamo a queste? Come celebriamo le occasioni particolari quali funerali, battesimi, matrimoni? Abbiamo già troppi impegni senza aggiungerne altri e la misericordia va vissuta e celebrata sempre, soprattutto a livello interiore…
Don Giuseppe Bodrati:
· Le decisioni, soprattutto sul presbiterio, devono essere più condivise (non solo decise in piccolo gruppo), ma serve più confidenza ed amicizia tra sacerdoti.
Don Gian Paolo Orsini:
· C’è soprattutto invidia e gelosia, poca comunione. Ci sono solo due consigli presbiterali, ma 10-12 incontri fraterni, occasioni da non sprecare.
San Giuseppe Artigiano (contributo scritto):
· A partire dal contenuto della Lettera Pastorale del nostro Vescovo, nella nostra Comunità, abbiamo un Consiglio degli Affari Economici dove i laici partecipano attivamente insieme alla Famiglia Salesiana.
· Dalla fine di luglio sono arrivati, presso il nostro centro, alcuni profughi provenienti dalla Costa d’Avorio. Durante il mese di agosto, alcune volontarie hanno condotto un corso d’italiano. È stato assunto un mediatore culturale che, per alcune ore al giorno, si occuperà di loro e si sta valutando la possibilità di inserirli nella nostra scuola professionale.
· Per quanto riguarda le proposte per vivere il Giubileo della Misericordia, Don Gianfranco propone di stabilire, nelle parrocchie della Diocesi, degli orari nei quali sono disponibili confessori, magari anche “fuori orario” rispetto alla consuetudine. Nei tempi forti, possibilità di organizzare delle Celebrazioni penitenziali, per gruppi di parrocchie,
riflettendo sui brani di Vangelo proposti da Papa Francesco nella bolla d’indizione del Giubileo. Per i sacerdoti, Don Gianfranco propone alcuni incontri sulla pastorale del Sacramento della Riconciliazione.
Sant’Alessandro (contributo scritto):
· Per quel che riguarda i cammini penitenziali comunitari, nelle parrocchie di Sant’Alessandro e San Lorenzo, sono già due anni che durante la Quaresima si realizza un momento penitenziale insieme, strutturato con due diversi momenti di preghiera uno in San Lorenzo e uno in Sant’Alessandro, con a concludere la possibilità, data la presenza di più sacerdoti, di
accostarsi alla Riconciliazione. Il primo anno è stato fatto in collaborazione con i Frati di San Francesco, con partenza proprio dalla loro Chiesa. Il primo anno l’iniziativa ha avuto un buon riscontro, il secondo anno assolutamente meno. Ci riproveremo di nuovo quest’anno.
Inoltre, rivolto soprattutto ad adolescenti e giovani, ci sarà un momento dedicato alle confessioni subito prima di Natale.
· Parliamo di accoglienza profughi: noi abbiamo accolto ormai già alcuni anni fa un giovane nigeriano che ha abitato per un periodo nella parrocchia di Sant’Alessandro e al momento occupa un appartamento in San Lorenzo, che è stato messo a norma a spese delle comunità parrocchiali. Grazie anche a questo probabilmente entro la fine dell’anno questo giovane
riuscirà a riunirsi ai suoi familiari, infatti siamo riusciti a presentare tutti i documenti per il ricongiungimento della sua compagna e di suo figlio.
· Nella Parrocchia di Sant’Alessandro esiste da sempre un Consiglio per gli Affari Economici costituito da tre laici e dal parroco; vengono sempre presentati i bilanci sia di San Lorenzo che di Sant’Alessandro. Parlando con uno dei laici coinvolti mi è stato detto che saremo ben lieti di accogliere, ed eventualmente avere suggerimenti, le persone inviate dalla curia»
Infine, Elena Ugo sottolinea che, per quanto riguarda la zona Città, sono state indicate le date del cammino di discernimento comunitario: giovedì 22 e 29 ottobre (presso la parrocchia di S. Giovanni Evangelista) e giovedì 5 e 19 novembre (presso la Parrocchia di S. Maria della Sanità/Orti) dalle 19.30 alle 21.30.
Intervento di Don Giuseppe Biasiolo
Prende la parola Don Giuseppe Biasiolo, coordinatore zona Valenza e spiega: “Da noi un vero e proprio Consiglio Zonale non è ancora decollato, ci si trova solo tra parroci e durante la riunione di settembre si è riflettuto sui punti all’O.d.G. Abbiamo, inoltre, concordato i quattro incontri di discernimento comunitario (martedì 20 e 27 ottobre e martedì 3 e 17 novembre dalle 20.00 alle 22.00 presso l’Oratorio del Duomo di Valenza). Abbiamo deciso di organizzare un mini corso di
aggiornamento per i catechisti che terrà Don Giuseppe Di Luca”.
Per quanto riguarda l’emergenza profughi Don Giuseppe spiega: “Con il Sindaco di Valenza e con l’Assessore alle Politiche Sociali che sono intervenuti al nostro incontro zonale, abbiamo concordato una modalità per accogliere i profughi in città. Al momento sono quindici e sono gestiti dalla cooperativa Senape di Casale Monferrato. Dopo una cena di accoglienza organizzata al Sacro Cuore, abbiamo coinvolto i fratelli profughi in parrocchia e il 16 ottobre si terrà un incontrodibattito
al quale sono stati invitati il Sindaco, il Vescovo, la presidente della cooperativa, i ragazzi rifugiati e tutta la cittadinanza. Come parrocchie, non abbiamo messo a disposizione degli appartamenti, anche perché, la cooperativa ha già provveduto a far alloggiare i ragazzi seguendo l’iter previsto dalla normativa. Dal canto nostro - sottolinea il coordinatore zona Valenza - ci stiamo impegnando a trovare insegnanti (volontari) di italiano per questi ragazzi”.
Don Biasiolo conclude il suo intervento dichiarando che, al prossimo incontro con i parroci della zona Valenza, si prenderà in considerazione la Lettera Pastorale e chiarisce di non aver potuto fermarsi a Castellazzo durante i lavori di gruppo per impegni improrogabili.
Don Giovanni Sangalli
Don Giovanni Sangalli, coordinatore zona Fiumi, spiega che a livello zonale si sono tenuti due incontri: uno con i sacerdoti, il 24 settembre e, uno con i laici, il 2 ottobre.
“Come sacerdoti – precisa Don Giovanni - abbiamo parlato soprattutto dei percorsi di riconciliazione e abbiamo ritenuto opportuno adoperarci per far sentire ai parrocchiani la necessità del Sacramento della Riconciliazione per la loro vita di Fede. Dobbiamo far capire ai fedeli che c’è un Dio che è amore. A questo proposito, ci impegniamo a renderci più disponibili per le Confessioni e, come zona, si è pensato di vivere una liturgia penitenziale l’11 dicembre in Santuario
a Castellazzo.
Il Vescovo e Luciana Buzzi fanno notare che tale data è prima dell’apertura del Giubileo della misericordia in Diocesi, fissata per 13 dicembre 2015.
Continua l’intervento di Don Giovanni Sangalli
Don Giovanni asserisce: “A questo punto, non stabiliamo la celebrazione penitenziale l’11dicembre, possiamo rimandarla o non farla”.
Il Vescovo aggiunge che per il 13 dicembre, proprio in occasione dell’apertura dell’anno giubilare in Diocesi, si chiede ai sacerdoti di non celebrare le Messe pomeridiane.
Prosegue l’intervento di Don Giovanni Sangalli
Don Sangalli aggiunge. “Bisogna riflettere su come accompagnare i fedeli con l’atteggiamento della misericordia, si potrebbe pensare ad una catechesi sul Sacramento della Riconciliazione. Durante la riunione, un confratello faceva notare che sarebbe bene, mettersi dentro il confessionale, prima della S.Messa. Infine, un sacerdote ha posto l’attenzione sulle persone divorziate che hanno la necessità di essere accompagnate in un percorso di riconciliazione”.
Per quanto riguarda la questione del Consiglio per gli Affari Economici, il coordinatore della zona Fiumi spiega: “Quasi tutti hanno il Consiglio Economico Parrocchiale e qualcuno ha proposto la visita canonica del Vescovo, come avveniva in passato”.
Il Vescovo chiede chi ha proposto la visita canonica del Vescovo
Continua l’intervento di Don Giovanni Sangalli
Don Giovanni risponde che la proposta è emersa durante la riunione con i preti e sottolinea: “Una volta era prevista la visita canonica di due visitatori e tutti erano d’accordo con questa prassi”.
“Per quanto riguarda i laici, invece – prosegue don Sangalli - facevano notare che in qualche parrocchia non c’è il Consiglio per gli Affari Economici e il parroco si arrangia come può”.
A proposito dell’emergenza profughi il coordinatore zona Fiumi dichiara: “Abbiamo riflettuto sul problema migranti: ci chiedevamo come mettere a norma le potenziali strutture destinate all’accoglienza e auspichiamo la collaborazione degli organismi della Caritas. Inoltre, nei confronti dell’emergenza profughi c’è un po’di ostilità da parte dei parrocchiani”.
Don Giovanni Sangalli conclude il suo intervento ricordando che le date fissate per il discernimento comunitario nella zona Fiumi sono: mercoledì 21 ottobre a San Michele, mercoledì 28 ottobre a Castellazzo, mercoledì 4 novembre a Quargnento e mercoledì 18 novembre a Predosa dalle 19.00 alle 21.00
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese dà avvio ad alcune riflessioni: “Dal punto di vista globale, vorrei più concretezza: dobbiamo realizzare cammini di riconciliazione. Non ho chiesto il gentil suggerimento di organizzare delle liturgie penitenziali nella diocesi perché, francamente, questa mi pare una banalità. Siamo di fronte ad un problema pastorale immenso: vivere la misericordia nelle nostre comunità e non è con una liturgia penitenziale che lo risolviamo.
Ho visto poca concretezza, non dico che non si debba organizzare la liturgia penitenziale, ma, la grande sfida pastorale è far sì che noi viviamo la misericordia un po’ di più nella nostra Diocesi.
Qual è il cammino che ci porta a fare questo? Celebrare solo una liturgia penitenziale, dà per scontato il fatto che viviamo la misericordia…Il Giubileo serve proprio per riportare le nostre comunità a comprendere la centralità della misericordia per la vita cristiana. «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso…perdonate e sarete perdonati (Lc 6,36); così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello (Mt 18,35); se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono (Mt 5,23-24)».
“La richiesta che io ho fatto – continua il Vescovo - è molto più impegnativa rispetto alle proposte che sono state fatte. Noi, come Consiglio Pastorale Diocesano, dobbiamo dare delle indicazioni più precise e più forti riguardo al vivere pastoralmente la misericordia nelle nostre comunità. Che cosa facciamo concretamente? Ad esempio, l’emergenza profughi può essere un’occasione per vivere la misericordia nella nostra diocesi e nelle nostre parrocchie, come comunità, dobbiamo trovarci e riflettere su come potremmo essere accoglienti nei confronti di queste persone bisognose”.
“Seconda cosa – prosegue il Vescovo - il Consiglio per gli Affari Economici può esistere in due modalità: una effettiva e una cartacea. Quella effettiva consiste in una collaborazione e corresponsabilità del parroco e dei laici nella gestione della parrocchia. La seconda modalità è quella di un consiglio parrocchiale fantasma che si limita a firmare il bilancio presentato dal parroco o qualsiasi richiesta da inviare al Consiglio degli Affari Economici Diocesano. Non si tratta, dunque, di un Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, ma di una richiesta di firme per una sottoscrizione. A me interessa sapere non tanto se c’è il Consiglio, ma se è effettivamente funzionante, perché fingendo che ci sia vuol dire essere ipocriti e Gesù sarebbe molto duro a questo riguardo.
La partecipazione dei laici non è un surplus inutile, ma è essenziale. Io non voglio sentirmi dire che il legale rappresentante è il parroco. Poiché il parroco è sì il legale rappresentante secondo la legge canonica, ma la stessa legge canonica impone al parroco di consultare realmente un Consiglio per gli Affari Economici dal quale, per codice di diritto canonico, si può discostare quanto vuole a meno di cose gravissime. Dunque non è messo in dubbio il fatto che il parroco sia il legale rappresentante, è messo in dubbio il fatto che il parroco non osservi la legge canonica siccome è il legale rappresentante. Se è il legale rappresentante allora deve agire secondo la legge, altrimenti diventa un ‘illegale’ rappresentante e la legge dice che esiste un Consiglio per gli Affari Economici. Il Consiglio per gli Affari Economici è chiesto dalla legge per una ragione precisa: far partecipare i laici alla vita parrocchiale sia pastoralmente sia per quel che riguarda i suoi beni materiali. Le norme del diritto canonico sono proposte per far sì che ci sia una maggior collaborazione con i laici, dobbiamo fare in modo che le strutture giuridiche siano l’espressione del cuore, non un proforma: è importante che i laici partecipino alla vita della parrocchia. Se il Consiglio per gli Affari Economici diventa solo una questione legale, allora ne abbiamo perso il senso”.
Mons. Gallese continua: “Riguardo alla partecipazione del Clero devo dire che sono ottimista: i due giorni di incontri fraterni che abbiamo fatto sono stati un segno incoraggiante… Io vedo crescere la partecipazione del Clero, non è solo una questione numerica ma a me sembra che pian piano abbiamo trovato il coraggio di parlare e speriamo di trovare il modo di farlo con carità. Ci vuole un po’ di tempo, e assestamento, ma vedo dei segnali positivi. Poi sulla modalità si dice tutto e il
contrario di tutto. Cerchiamo di fare qualcosa, io cerco di ascoltare, sapendo che non sono infallibile, sento varie proposte e poi devo fare una scelta”.
Ritornando al discorso circa il Consiglio per gli Affari Economici Mons. Gallese aggiunge: “Conoscere il bilancio della Diocesi non è la stessa cosa di conoscere il bilancio delle parrocchie. Il Vescovo, in quanto epìscopos, colui che guarda dall’alto, tra le sue mansioni, deve tenere d’occhio il bilancio delle parrocchie. Se non lo facessi, non adempirei al mio compito di vigilanza. Vi ricordo che noi abbiamo delle diocesi vicine che hanno milioni di debiti grazie ad atti scriteriati anche
soltanto da parte di una sola parrocchia. D’altronde è il mio ministero, devo farlo, io non sono un ficcanaso di natura, devo supervisionare per il bene della nostra comunità diocesana. Io stesso non prendo le decisioni amministrative da solo, anche se non ho l’obbligo di consegnare il bilancio a nessuno. Ho l’obbligo, però, di avere un Consiglio per gli Affari Economici che c’è, funziona, si incontra con frequenza, insieme si discute, a volte animatamente e si prendono delle decisioni. È una grande fatica perché questo stile partecipativo non è esattamente tradizionale e si incorre in molti problemi. Tutti dobbiamo imparare, anche io sto imparando a fare il Vescovo, non avevo idea dei dinamismi di una diocesi. Abbiate pazienza degli errori che ho fatto e di quelli che, ahimè, continuerò a fare. Il Signore non se la prende per questi nostri difetti, e dobbiamo agire insieme proprio perché insieme riusciamo a coprire le storture dell’altro attraverso lo spirito di solidarietà e di carità”.
“Nel frattempo – prosegue Mons. Gallese - ho iniziato a stilare un bilancio della diocesi e discuterlo con il Consiglio Economico e lo presenteremo ufficialmente ai Consultori come abbiamo fatto lo scorso anno”.
A proposito dell’accoglienza dei profughi il Vescovo sottolinea: “È un tema all’ordine del giorno dal quale non possiamo sottrarci, ma, il non sottrarci non vuol dire che dobbiamo accogliere i profughi perché gli altri ci dicono che li dobbiamo accogliere, bensì siamo obbligati a un’analisi attenta e profonda del problema. Posto che noi non vogliamo andare contro le direttive della UE, siamo chiamati a rispondere all’appello di Papa Francesco. Dobbiamo dunque chiederci: nella nostra zona pastorale quante canoniche libere ci sono? Quante canoniche sono in grado di ospitare dei profughi? Quante sono a norma? A me interessa sapere queste cose. Il problema non è solo l’accoglienza in una struttura - perché guardate che ad accoglierli in una struttura ci deve pensare lo Stato – ma sicuramente noi ci mettiamo a disposizione. La nostra prospettiva è quella di un’accoglienza umana. In questa civiltà dell’individualismo, la disponibilità all’accoglienza è piuttosto rara e molto spesso è figlia di emozioni che creano bisogni (Germania che apre le porte ai profughi dopo le foto del piccolo Aylan) e li distruggono pochi giorni dopo (la cameraman che fa lo sgambetto al profugo). L’accoglienza deve essere fatta col cuore, non può derivare dall’onda delle emozioni visive. Per questo bisogna fare una valutazione pastorale: la nostra comunità è all’altezza di prendersi carico dell’accoglienza dei fratelli profughi? Se non è in grado, dobbiamo farci delle
domande serie su questo problema. Come Cristiani, dobbiamo domandarci: perché siamo così distanti da quello che il Maestro ci insegna? È una benedizione che ci rendiamo conto che non siamo all’altezza perché questo ci indica una strada da percorrere, una via che dobbiamo seguire concretamente. Dobbiamo chiederci come agire pastoralmente sulla nostra comunità affinché diventi capace di accoglienza”.
Intervento di Don Giuseppe Biasiolo
Don Giuseppe Biasiolo, coordinatore zona Valenza, riporta l’esperienza di accoglienza di quindici profughi che si trovano sul territorio valenzano e che sono stati coinvolti in alcuni momenti della vita parrocchiale del Sacro Cuore di Valenza: “Dopo la cena organizzata in parrocchia con i profughi, alcuni di loro hanno incominciato a venire in oratorio, a giocare con i ragazzi. È stata una cosa naturale - continua Don Giuseppe - inoltre, tre di loro, sono cattolici e vengono a Messa alla
domenica. Ora stiamo cercando di organizzare in oratorio dei corsi di italiano rivolti a loro”.
Riguardo alla questione del Consiglio Parrocchiale degli Affari Economici, il coordinatore della zona Valenza dichiara: “Eccellenza, non si illuda che ciò che lei ha detto, con molta grinta, questa sera, sugli affari economici e sulla  partecipazione dei laici al consiglio, avvenga subito nelle nostre parrocchie. Non è così automatico”.
Don Biasiolo suggerisce al Vescovo di individuare quali sono le parrocchie che non presentano il bilancio.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese precisa che quest’anno, le parrocchie che non hanno presentato il bilancio rappresentano i 2/3 delle parrocchie della diocesi.
Don Giuseppe Biasiolo continua il suo intervento
Il coordinatore della zona Valenza suggerisce a Mons. Gallese: “Trovi lei le modalità per fare un controllo nelle parrocchie”.
Intervento del Vescovo
Il Vescovo spiega che nella Lettera Pastorale ha indicato la soluzione: dei laici incaricati dalla Diocesi «incontreranno i Consigli per gli Affari Economici nelle singole parrocchie (o gruppi di parrocchie) per istruirli e responsabilizzarli. Lo scopo è che entro il 2016 i parroci siano sostanzialmente alleggeriti nella gestione ordinaria del bilancio della parrocchia e i laici siano in grado di assumersi responsabilità che possano sgravare il pastore della loro comunità da incombenze per cui non è richiesto il sacramento dell’Ordine, affinché egli si possa dedicare a ciò che è più essenzialmente suo ministero. …» (Lettera Pastorale, pp. 6-7)
Don Giuseppe Biasiolo prosegue il suo intervento
Don Giuseppe Biasiolo continua: “Dopo questo giro, ammesso che si arrivi ad un risultato, lei però dovrà affrontare il parroco di quelle parrocchie che non presentano il bilancio”.
Intervento del Vescovo
Il Vescovo manifesta il suo accordo con il suggerimento di Don Giuseppe Biasiolo e dichiara: “Io ho già affrontato qualche parroco. Comunque, è chiaro che io non pretendo che la situazione si sistemi immediatamente, ma è necessario che queste cose le diciamo e che diventino un sentire comune; chi non sente questa cosa, si deve sentire in fuori gioco. Io - continua Mons. Gallese - ne parlo, sollecito e chiedo ai parroci e, domanderei anche ai coordinatori di zona, alle riunioni zonali di verificare chi e perché non presenta il bilancio”.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo spiega che, durante la riunione di zona, è stata chiesta la motivazione a chi non ha presentato il bilancio, ma la tendenza è quella di soprassedere sulla questione.
Intervento del Vescovo
Il Vescovo prosegue rivolgendosi ai coordinatori di zona: “Il secondo passo, sarà fornirvi la lista delle parrocchie che non hanno consegnato il bilancio nella vostra zona e, durante la riunione dei preti, dovrete chiedere il motivo. Mi pare giusto – sottolinea Mons. Gallese – che se il Vescovo vi chiede una cosa – voi diate una risposta. Inoltre, se ci sono problemi oggettivi che impediscano lapresentazione del bilancio, è bene che vengano fuori, il Vescovo deve saperlo, se ne può parlare. Lo scopo è quello di capire il perché, io – conclude il Vescovo – immagino sia per il fatto che il parroco ha tante cose da fare e finisce per tralasciare la questione del bilancio. Allora, se il problema è questo, la soluzione è la collaborazione con i laici”.
Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini, delegato vescovile per la Famiglia legge il contributo scritto, frutto della riflessione sulla Lettera Pastorale:
«PASTORALE FAMILIARE
Noi della pastorale familiare possiamo avere, come dire, una deformazione professionale, ma fin dall’inizio della Lettera Pastorale del nostro Vescovo ci sembra si sia toccato il tema della famiglia, in quanto si parla di un figlio che ha bisogno dell’abbraccio del padre: questa è un’esperienza di famiglia.
Pensiamo che un’ecclesiologia figlia del Vaticano II che dà valore al concetto di collaborazione, come sottolinea il nostro Vescovo, sia benefica reciprocamente, da un lato, per una chiesa che ha bisogno di rinnovarsi e, dall’altro lato, per una famiglia dove i ruoli oggi sono visti con difficoltà.
Da una seria riflessione ed azione pastorale in questa direzione, riteniamo che entrambe si aiuteranno a rinnovarsi.
Sul discernimento comunitario, ci sta a cuore che sia “comunitario” e non tanto e solo individuale, come la maggior parte dell’esperienza di fede dei nostri fedeli. Lo diciamo pensando all’affermazione che la famiglia è la piccola chiesa domestica, prima esperienza comunitaria, ed essendo d’accordo sul pensare e sognare una chiesa famiglia di famiglie.
Ci domandavamo allora come aiutare le nostre parrocchie a vivere ciò che il Vescovo dice: la comunità parrocchiale si sviluppa a partire dal tessuto delle piccole chiese domestiche che sono le famiglie.
Ecco allora che, quell’auspicata comunione, che sgorga da un atteggiamento di misericordia, di perdono e riconciliazione, noi la pensiamo a partire anche dalle nostre famiglie cristiane e la desideriamo soprattutto verso quelle famiglie più in difficoltà. In altre parole, cosa sarebbe l’Anno Santo della Misericordia senza aver aiutato le famiglie separate, divorziate ed in difficoltà a trovare speranza e a fare esperienza di misericordia? Riteniamo per questo importante, al di là di piani e
progetti pastorali fatti a tavolino, la testimonianza delle famiglie stesse che già percorrono vie di misericordia portando la croce di rapporti e situazioni non facili: questo, sempre più per le nostre parrocchie, ma anche verso coloro che vorranno farsi aiutare. Ci proporremo così ad offrire percorsi anche legati ad esperienze che aiutino gli sposi, i genitori ed i figli in difficoltà.
Insomma, ci piace il tema “comunità”, anche là dove il Vescovo auspica di arrivare ad avere sul territorio una rete di cuori e mani che si prendano cura delle persone che a diverso titolo sono nel bisogno: noi pensiamo non solo all’individuo, di buon cuore, credente e volontario, ma anche alle famiglie delle nostre parrocchie che, perché no, o accolgano nelle proprie case o attraverso esperienze quali quelle di destinare una parte del proprio budget familiare al bisogno dei più poveri, si coinvolgano concretamente.
Infine, non ultimo, ci impegniamo ad un più stretto rapporto con la Pastorale Giovanile per, come dice il Vescovo, curare la formazione affettiva dei giovani, che sentiamo essere una grande sfida pastorale verso la nostra società e seme fecondo per le nostre famiglie di oggi e domani».
Dopo aver letto il contributo scritto, Don Mauro Bruscaini aggiunge un suo personale intervento: “Siccome il discernimento comunitario partiva dalla Parola di Dio, come abbiamo fatto lo scorso anno, e poi dalla comunità sulla quale mi pare si punti quest’anno, io chiederei di non limitare la parola comunità a parrocchia. Mi pare che nella Lettera Pastorale ci sia stato un restringimento del concetto di comunità rispetto alla Lettera Pastorale precedente dove si parlava di tanti tipi di comunità; adesso mi sembra che si parli solo della comunità parrocchia. Qualcuno mi ha fatto notare che l’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia. A me risulta che la Chiesa in quanto tale sia la diocesi, le parrocchie sono esperienza di Chiesa, certo, ma mi sentirei di non restringere troppo il concetto di comunità alla sola parrocchia. Possono esistere tanti tipi di comunità dove si vive un’esperienza di Chiesa. Faccio un esempio: i frati, le suore rappresentano delle comunità? Nella prima Lettera Pastorale si diceva di sì, anche perché hanno l’Eucaristia. Mi riferisco ad un intervento fatto al Consiglio Presbiterale sulle comunità neocatecumenali. Se vogliamo pensare ad un domani in cui le parrocchie si rinnovino verso forme di comunità più aperte, più laicali etc. , non so quanto sia vantaggioso fissarci sulle strutture. Altrimenti a questa parola comunità, che senso dobbiamo dare?”.
Intervento di Don Massimo Marasini
Mons. Massimo Marasini, delegato vescovile per la Pastorale della Carità spiega: “Vorrei utilizzare il Consiglio Pastorale Diocesano come luogo di confronto riguardo alle problematiche della carità anche perché, dagli interventi fatti, mi pare che emergano delle contraddizioni palesi. È necessario creare un momento di condivisione tra le comunità parrocchiali sul tema della carità. Perché a mio avviso, come dice il Santo Padre e sottolinea il Vescovo nella Lettera Pastorale, il soggetto che deve esprimere la misericordia nell’attenzione ai poveri, è senza dubbio la comunità cristiana. La comunità cristiana vive nella diocesi, nelle parrocchie e nelle realtà caritative che sono operose sul territorio. Inoltre – mette in evidenza il delegato vescovile della Pastorale per la Carità – le associazioni che si occupano della carità vivono sinergie virtuose con le comunità parrocchiali.
Dobbiamo confrontarci e costruire insieme un percorso. A questo proposito, recentemente è stata istituita la Consulta per il servizio della Carità che si riunirà questo sabato alle 15.30 presso la sede Caritas. Sono invitati tutti: associazioni, Caritas parrocchiali, parroci, collaboratori.... Insieme al Vescovo, ci metteremo attorno al tavolo per capire cosa si può fare per affrontare l’emergenza caritativa. In questo campo, la parola non può rimanere inefficace e deve essere sorretta e accompagnata da risorse e disponibilità, da volontariato etc. Mi appello al CPD perché si faccia presente l’importanza di questo momento di confronto e ci si sieda numerosi intorno a quel tavolo perché se non si comincia a fare questo, nascono dei problemi, oppure ci si lamenta senza accogliere le opportunità che vengono date.
In quel contesto, certamente, ci misureremo con le linee pastorali del Vescovo; la presa in carico del tema della misericordia attraverso la carità, vede come soggetto le comunità e la diocesi è la grande comunità. Per questo, organizzeremo dal punto di vista logistico, quelle risposte emergenziali e quell’accompagnamento alle persone che vivono particolari stati di necessità, laddove la singola parrocchia o associazione non potrebbe mai riuscire a rispondere per vari motivi”.
Mons. Marasini aggiunge: “Spero che tutti voi apprezziate il report Caritas che è già al secondo anno di pubblicazione e che riporta otto pagine di bilanci”.
Poi prosegue: “È la comunità parrocchiale, a mio avviso, che dovrebbe farsi carico in prima istanza delle povertà del proprio territorio; o meglio, della propria comunità che non è solo quella che viene a Messa. Se non partiamo da lì, chi dovrebbe farlo?”.
Il delegato vescovile per la Pastorale della Carità riflette sull’emergenza profughi: “A proposito dei profughi, come ha detto il Vescovo e come sottolinea il Papa, noi non possiamo essere solo un’associazione non governativa, per noi aiuto e sostegno si traducono in accompagnamento e vicinanza nei confronti di queste persone. Non possiamo rispondere solo ai bisogni materiali attraverso dei servizi, ma dobbiamo pensare a formule coraggiose di accoglienza”.
Infine, Mons. Marasini, conclude: “Stiamo costruendo un nuovo volto della Pastorale della Carità della diocesi alla luce dei vari stimoli emersi recentemente. Giampaolo Mortara (Direttore della Caritas Diocesana) ed io chiediamo di darci la possibilità di venire nelle vostre comunità per far conoscere ciò che facciamo e confrontarci su come si può collaborare. Questa richiesta, l’avevo fatta anche lo scorso anno, ma nessuno dei parroci ha risposto!”.
La seduta si interrompe alle ore 20.45 per la cena
Intervento di Don Valerio Bersano
Don Valerio Bersano, coordinatore zona Città e direttore del Centro Missionario Diocesano apre il suo intervento con una premessa: “Stiamo avviando un servizio pastorale per i fratelli profughi che giungono sul territorio della nostra diocesi e chiedono un’accoglienza. Come Chiesa di Alessandria si sta predisponendo un progetto per accogliere queste persone. Però – sottolinea Don Valerio - bisogna tener presente che queste persone, non chiedono solo delle case, ma anche un inserimento, un accompagnamento. Non si tratta di un inserimento permanente: desiderano raggiungere amici, parenti e quindi ci chiedono aiuto per affrontare quella che noi chiamiamo semplicemente emergenza, ma che per loro è una situazione di grande difficoltà che perdura da tempo. Ci sono persone che arrivano nel nostro Paese e possono chiedere allo Stato italiano lo stato di rifugiati politici, giungono qui dai paesi dove la situazione politica è complicata per tensioni e per varie vicissitudini”.
Il coordinatore zona Città prosegue: “ Con la Caritas Diocesana, ci si sta organizzando, per accogliere fisicamente i profughi in una struttura che potrebbe essere questa del Santa Chiara. Ho detto potrebbe perché ci stiamo attivando per fare tutto quello che è possibile sia per l’accoglienza, sia per l’accompagnamento, sia perché i profughi abbiano a disposizione tutto quello che prevede la convenzione che un domani si sottoscriverà con la Prefettura di Alessandria. La convenzione, stabilita dal Ministero degli Interni, verrà dunque sottoscritta tra la Prefettura e chi, come cooperativa si occuperà dell’inserimento di queste persone. Quindi non ci sarà un accordo scritto tra la Prefettura e la Chiesa di Alessandria, ma la diocesi si organizzerà, e lo sta facendo concretamente, per accogliere i fratelli profughi nella struttura del Santa Chiara. Dopo essere stati identificati e registrati, i fratelli verranno coinvolti in una struttura organizzata per un inserimento graduale che prevede 10 ore di scuola di lingua italiana obbligatoria, una serie di servizi, la disponibilità di una piccola cifra in denaro (2,50 euro a testa al giorno) e un eventuale accompagnamento nel mondo del lavoro attraverso un percorso formativo. Con la Caritas Diocesana – continua Don Valerio - abbiamo già fatto un paio di incontri, ovviamente con il Vescovo, con il Consiglio Amministrativo della diocesi e con i Consultori per cercare di affrontare insieme il problema. Siamo tutti alle prime armi. Io stesso sono all’inizio di questo servizio grazie al quale la diocesi può manifestare un volto di comunità aperta.
Dobbiamo impegnarci, non solo mettendo a disposizione dei locali, ma dobbiamo accompagnare e accogliere, come Chiesa di Alessandria, i fratelli profughi, rispondendo concretamente all’invito di Papa Francesco. Dobbiamo entrare in contatto con queste persone, mettendoci in discussione per essere comunità aperte, vive. Tra i profughi – mette in evidenza Don Bersano - ci sono alcuni cristiani cattolici e sarebbe una buona cosa curare l’inserimento di questi fratelli nelle nostre
comunità”.
Don Valerio riporta l’esperienza della Parrocchia di Santa Maria di Castello: “Posso parlare della realtà di Santa Maria di Castello; la settimana scorsa, all’interno dell’Ostello di Santa Maria erano ospitati 42 rifugiati, una piccola percentuale di questo gruppo, è cristiana ed entra in contatto con la comunità attraverso la partecipazione alla S. Messa domenicale. Ci sono poi alcune ragazze, penso, nigeriane, che occupano alcuni appartamenti nella zona di via Milazzo”. “I rifugiati – prosegue Don Valerio - fanno riferimento alla celebrazione della domenica mattina; prima della Messa abbiamo modo di avvicinarli e parlare con loro in inglese o francese. In fondo alla Chiesa è stato messo a disposizione il testo del Vangelo della domenica in lingua francese e in lingua inglese: questo è il primo inizio del loro inserimento nella comunità cristiana. Nell’ambito della realtà dell’ostello di S. Maria di Castello, i gestori, organizzano di tanto in tanto incontri formativi e feste etniche e, nella casa di quartiere di via Verona, si tengono momenti di condivisione, cene e occasioni di aggregazione. Io, insieme anche ad alcune persone della parrocchia, cerco di partecipare a questi momenti”.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo aggiunge: “Alcuni profughi, dalla scorsa primavera hanno iniziato a fare l’orto donando la verdura alle famiglie assistite dalla Caritas”.
Intervento di Giampaolo Mortara
Giampaolo Mortara, direttore della Caritas Diocesana sottolinea: “Molte realtà parrocchiali si sono messe a disposizione per sviluppare un discorso di accoglienza, in particolare sono quattro le parrocchie. Inoltre, abbiamo intercettato anche alcune realtà associative che si sono rese disponibili per organizzare piccoli corsi di lingua italiana. Un’altra possibilità è quella di inserire i profughi nel progetto Caritas degli orti solidali presso il Forte Acqui. Tra l’altro, sempre al Forte Acqui, un’associazione, ha coinvolto alcuni rifugiati, nella gestione di un alveare. A mio avviso, questi sono piccoli segni che qualcosa si sta muovendo”.
Il direttore della Caritas precisa: “Dal marzo 2014 ad oggi, nel Comune di Alessandria sono stati accolti circa 450 profughi che si trovano ancora sul territorio, per quanto riguarda la Provincia, invece, siamo a circa 1200. E – conclude - dobbiamo tenere presente che a Settimo Torinese c’è un centro di accoglienza che, in questi giorni, ha veramente raggiunto la saturazione”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale puntualizza: “Riguardo la questione profughi, qualcuno ha manifestato delle difficoltà e parlo sia di laici che di sacerdoti. Da noi, in paese, sono stati accolti otto profughi gestiti da una cooperativa. In parrocchia e con l’aiuto delle suore di Madre Michel, ci siamo attivati e abbiamo fatto una raccolta di abiti a favore dei rifugiati”.
Continua Don Vittorio: “Possiamo cogliere questa occasione per preparare cammini di riconciliazione, per metterci in discussione sul tema della misericordia nelle nostre comunità, confrontarci sul fare qualcosa insieme. Dobbiamo interrogarci su dove questa riconciliazione ci obbliga a muoverci, dove il Vangelo ci interpella. L’accoglienza ai profughi è una formidabile opportunità per domandarci, come comunità, cosa voglia dire vivere riconciliati. Chiediamoci cosa possiamo fare. Qui siamo chiamati ad avere un po’ di audacia. Davvero non possiamo fare nulla per accogliere? Davvero nella nostra parrocchia non c’è nessuna casa vuota? Su questo tema siamo obbligati a confrontarci, a lavorare, a fare delle scelte, non solo di impegno concreto (spese da fare etc.), ma anche scelte di tipo spirituale, di vicinanza alle persone. Ad esempio, ritrovarci insieme a pregare per i profughi”.
Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini chiede: “L’incontro di Caritas di cui si è parlato ci aiuterà un po’ a capire come affrontare la questione profughi? Perché, per poter fare delle proposte in parrocchia, serve una certa concretezza. Ad esempio, come interagiamo con la cooperativa?”.
Don Valerio Bersano e Luciana Buzzi rispondono che durante l’incontro di Caritas di sabato 10 ottobre, non si tratterà la questione dei profughi.
Intervento di Giampaolo Mortara
Giampaolo Mortara precisa: “Lunedì 12 ottobre ci sarà un incontro regionale tra Caritas, Migrantes e i Vescovi. Verranno date delle linee comuni. Dopodiché si organizzerà un incontro a livello diocesano per capire come muoverci”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale suggerisce: “Dopo l’incontro di lunedì si potrebbe fissare una riunione tra Caritas Diocesana, parrocchie e le varie associazioni caritative”.
Intervento di Don Valerio Bersano
Don Valerio sottolinea: “Noi vorremmo organizzarci seguendo le linee guida che proporrà la CEI. Però, sarebbe bene che ogni zona riuscisse a sensibilizzare sull’argomento. Anche perché non è detto che l’accoglienza sia pensata soltanto all’interno di una casa parrocchiale”.
Intervento di Giampaolo Mortara
Il direttore della Caritas diocesana sottolinea: “Abbiamo ricevuto offerte anche da alcune famiglie che si sono rese disponibili ad ospitare i profughi”.
Intervento di Serena De Micheli
Serena De Micheli, rappresentante della parrocchia di San Giuseppe Artigiano, dichiara: “A livello di comunità salesiana, noi abbiamo accolto dei profughi ma non abbiamo ricevuto nessun sussidio in denaro”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio Gatti insiste sul fatto che, l’emergenza profughi si presenta come un’occasione per riflettere sulle nostre comunità e propone: “Si potrebbe valutare l’ipotesi, durante la settimana in cui non ci sarà l’incontro di discernimento comunitario (causa Convegno Ecclesiale di Firenze), di organizzare comunque una serata a livello zonale per discutere di questo tema”.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese manifesta il suo accordo con il suggerimento di Don Vittorio e aggiunge: “Io, in effetti, volevo proporre di non saltare l’incontro di discernimento comunitario nella settimana in cui sono via”.
Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi, segretario della Consulta dei Laici, manifesta qualche perplessità sulla disponibilità delle strutture del Santa Chiara.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese spiega: “La proposta di mettere a disposizione le strutture del Santa Chiara vuole essere una cosa esemplare, un esempio: iniziamo noi, come Chiesa alessandrina a dare un segno. È importante. Sarebbe stolto che non dessimo un segnale, avendo anche a disposizione dei locali. In seguito, come diceva Don Vittorio, sarebbe conveniente che le comunità parrocchiali si interrogassero. Noi dobbiamo dare un segno affinché gli altri facciano”.
Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi chiede se effettivamente i locali del Santa Chiara non servano per altre attività della diocesi.
Intervento del Vescovo
Mons. Gallese chiarisce che, mettendo a disposizione i locali del Santa Chiara, non si tolgono locali ai bisogni della diocesi. “Sono consapevole – aggiunge il Vescovo - che i locali del Santa Chiara sarebbero più adatti ad un uso pastorale ma, dal momento che, non siamo nelle condizioni di poterle utilizzare a questo scopo, le possiamo destinare all’accoglienza”.
Intervento di Mimma Mantero
Mimma Mantero, rappresentante della parrocchia di San Giovanni Evangelista chiede: “Ci sono tanti appartamenti vuoti, non si possono sfruttare?”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale spiega che le cooperative si sono occupate dell’individuazione degli appartamenti.
Intervento di Mimma Mantero
Mimma Mantero suggerisce: “Gli appartamenti potrebbero essere affittati dalle parrocchie”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale invita a riflettere che non è solo il parroco a dover pensare a come affrontare il problema, è la comunità che si mette attorno ad un tavolo e cerca una soluzione: così si impara ad essere comunità.
Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi suggerisce di sottoporre all’attenzione delle nostre comunità parrocchiali la questione profughi in modo tale da avviare una sensibilizzazione sull’argomento.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo propone: “Nelle occasioni solenni si potrebbe pensare ad una Messa celebrata in inglese o in francese per i profughi”.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese, agganciandosi al discorso di Don Mauro Bruscaini riguardo le comunità elettive, sottolinea: “Vorrei dire alcune cose riguardo al discorso di Don Mauro. È vero, nella Lettera Pastorale scorsa, ho parlato anche delle comunità elettive. A volte capita che nelle comunità religiose per questioni di comodità, si celebrino delle Messe. In alcuni casi, però, succede che queste comunità si mettano anche a fare pastorale e su questo io non sono per niente d’accordo.
Non condivido quando si celebra l’Eucaristia e si fa una pastorale sganciata dalla Chiesa locale. Io apprezzo che alcune comunità elettive (movimenti, associazioni) abbiano dei momenti propri in cui celebrare l’Eucaristia insieme, ma che il sistema sia di non celebrare mai la Messa con la Chiesa particolare, non mi piace. Detto questo, comunque rinnovo tutto il mio apprezzamento per quello che fa il cammino neocatecumenale”.
Don Gianni Toriggia
Don Gianni Toriggia, vicario episcopale per la Vita Consacrata, precisa: “Nelle nostre case religiose ci sono due messe domenicali. Alla Michel e alle Apostole; comunque dobbiamo ringraziare i religiosi per quello che fanno nella nostra diocesi”.
Riprende l’intervento del Vescovo
Mons. Gallese continua: “Per quanto riguarda, invece, il mio tacere nella Lettera Pastorale a proposito della famiglia, è stato voluto. Non vorrei fare l’anticipatore di un Sinodo che si sta svolgendo in questi giorni e non vorrei segnare l’anno con delle indicazioni precise. Mi sono limitato a dire un paio di cose basilari. Una volta concluso il Sinodo e tracciate le linee guida, penso sia utile rifletterci insieme come diocesi”.
Il Vescovo, a proposito dei percorsi di riconciliazione, esorta: “Io vorrei che, tornando a casa, ci chiedessimo, quale sia il cammino concreto che dobbiamo fare nelle nostre comunità”.
Mons. Gallese conclude con un paio di riflessioni sul Consiglio per gli Affari Economici e sui profughi: “Per quanto riguarda gli Affari Economici, non abbiamo altre proposte o soluzioni nuove al di là di quella dei due laici che saranno inviati dalla diocesi nelle parrocchie. Sui profughi abbiamo detto qualche cosa, però, vorrei che ci fosse più partecipazione da parte delle zone. Vedere quali sono le disponibilità degli appartamenti e dei locali, ad esempio”.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini suggerisce, per il prossimo CPD, di scrivere in maniera visibile (su un cartellone o su una lavagna luminosa) le proposte che vengono fatte e i punti sui quali lavorare.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese invita il CPD ad arrivare alla prossima seduta con delle proposte concrete.
Intervento di Luciana Buzzi e Don Vittorio Gatti
La moderatrice e il Vicario Generale fanno notare che il terzo punto all’ordine del giorno non è stato affrontato.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese propone un incontro operativo per discutere le proposte per il Giubileo.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio suggerisce la possibilità di fissare una seduta straordinaria del CPD, come previsto dallo Statuto.
Dopo qualche minuto di discussione, si stabilisce una seduta straordinaria del CPD per il 9 dicembre 2015, ore 19.00 presso l’ex seminario S.Chiara.
Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi invita le zone a riunirsi per fare delle proposte concrete da mettere al vaglio del CPD il 9 dicembre.
Intervento di don Vittorio Gatti
Don Vittorio propone alle zone di parlare dei cammini di riconciliazione anche sfruttando la pausa dal discernimento comunitario durante la settimana del Convegno Ecclesiale di Firenze.
La seduta del CPD si chiude alle 22.45 con la recita della Compieta e la benedizione di S.E. Mons. Guido Gallese.

Paola Bianchi
Segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano