I "RESTAURI", 1874 – 1879

Maria Grazia Vinari

Alessandria, 1988


Dopo la demolizione in periodo napoleonico del duomo antico, venne adattata a cattedrale la chiesa del soppresso convento domenicano di S. Marco. Nella seconda metà dell’Ottocento tuttavia, l’edificio presentava gravi problemi di fatiscenza e non corrispondeva più nell’immagine alla ricercata grandiosità e rinnovata rappresentatività della presenza delle istituzioni religiose della città. (1)

Leopoldo Valizzone propone nel 1863 di rendere più armonioso lo spazio interno dell’edificio, risultato di precedenti “ampliazioni” e poco illuminato, con la costruzione di una cupola, riprendendo l’idea non realizzata del padre, l’architetto Cristoforo Valizzone, da erigere in corrispondenza delle due ultime grandi cappelle in adiacenza al presbiterio e al coro o nella zona prospettante le due cappelle, immediatamente precedenti, di S. Giuseppe e della Beata Vergine della Salve. Si riconosce la necessità di demolire la volta della navata centrale, (2) indicata come parte più degradata (ancora la vecchia struttura della chiesa di S. Marco) e rifare la copertura. La relazione dell’ingegnere individua quali punti problematici la soluzione statica dell’innesto della cupola con la zona del campanile (allora sistemato a fianco del presbiterio e coro) e il collegamento tra i nuovi arconi di sostegno della struttura con il livello di imposta degli archi delle cappelle laterali. Egli prospetta quindi o di costruire una grande cupola collocata di fronte alle quattro cappelle maggiori o di demolire l’intero edificio e riedificarlo (come era già stato attuato per la parrocchiale di Solero), riferendo inoltre di numerosi progetti presentati. Lo stesso Alessandro Antonelli, come viene ricordato da Crescentino Caselli, fornisce “circa nel 1863” un disegno per la cattedrale, poi non realizzato. (3)

Nel 1871, con la perizia di Carlo Troncelli, si riprende l’idea della demolizione della copertura della navata centrale, la costruzione di una nuova volta e la realizzazione di un sistema di archi rampanti esterni a sostegno del rialzamento del muro della navata centrale, (4) dove dovevano collocarsi le finestre.

Leopoldo Valizzone ancora l’78 giugno del 1872 descrive la situazione di “difetto” in cui si presenta la chiesa, definita nel suo interno “di stile gotico misto” e “riformata per intero”. Egli sostiene che per conservare la navata centrale della chiesa di S. Marco era stato tenuto troppo basso l’ordine d’architettura, che risultava quindi “senza architrave”. Sono presentati altri elaborati grafici con nuove soluzioni per la cupola, ma tutto è abbandonato per mancanza di fondi, tanto che si riaffaccia ancora l’idea alternativa di atterrare tutto e di “costruire un nuovo progetto secondo i tempi”. (5) Il capitolo richiede al municipio, responsabile della fabbriceria, il preventivo di restauro, ma sono parzialmente realizzate solo opere di manutenzione.

La soluzione del ripristino del tempio rimane quindi aperta e solamente nella primavera del 1874 si avvia il grandioso progetto di “ristauro” della cattedrale alessandrina, concomitante al passaggio della fabbriceria dal municipio al capitolo della cattedrale (6) ed alla mutata disponibilità finanziaria creatasi con i “legati” lasciati dal vescovo monsignor Colli.

Con decreto vescovile del 28 aprile 1874 si instaura la “commissione” per il “ristauro” che affida il progetto a Edoardo Arborio Mella “rinomatissimo restauratore di cattedrali”. (7)

La committenza al conte è chiaramente determinata dalla fama e dalla stima di cui sono oggetto i suoi studi e i suoi interventi sia in Italia che all’estero ed a questo si aggiunge il fatto che monsignor Pietro Giocondo Salvaj, vescovo di Alessandria, era stato negli anni precedenti tra i promotori del restauro della cattedrale di Alba, di cui il conte stava completando i lavori. (8) Arborio Mella nello stesso periodo si stava occupando della ricostruzione della parrocchiale di Villanova Monferrato (1873-1874, poi realizzata nel 1880) e della parrocchiale di Maranzana (1875). Nel 1872 aveva completato la facciata del duomo di Casale, nel 1871-1872 attuava gli interventi al duomo di Vercelli e nel 1873 aveva avviato il restauro del duomo di Chieri. (9)

Giovanni Battista Rossi, (10) cronista coevo, giudica in generale le architetture religiose del Mella come ripresa “col pensiero e coll’opera a quelle stagioni ed epoche precise, in cui ebbero i loro principi e la loro fondazione”; e scrive che il conte per il duomo alessandrino modifica “il metodo consueto” e si richiama quindi al bramantesco. “Ossia ad uno stile (lombardo) italiano fiorente dal XIV al XV”. (11)

Egli spiega la scelta, indicando che non si poteva far rivivere le due prime cattedrali alessandrine in quanto distrutte, né tanto meno trarre spunto dal convento di S. Marco, poiché trasformato. Gli stessi titoli delle tavole esecutive di progetto denunciano la scelta del modello di riferimento stilistico: “Cupola bramantesca applicata alla cattedrale di Alessandria. Duomo d’Alessandria con progetto di riattamento bramantesco / Con cupola nuova cappella della Salve ed andito intorno al coro”. (12) Per la nuova cupola del duomo alessandrino (13) sono stati riconosciuti chiari riferimenti alla tardo quattrocentesca cupola del santuario di Saronno, ma ulteriori paragoni vengono proposti dallo stesso progettista nella legenda del disegno “Capitelli del duomo d’Alessandria” (14) dove si individuano le proporzioni dei capitelli bramanteschi da inserire nell’ordine del nuovo tempio, riferendosi anche a quelli della chiesa di S. Celso, alle lesene di S. Ambrogio di Milano e alle proporzioni adottate dal Vignola. Quest’analisi rientra in quell’attento filone di studio del Mella, che lo vede impegnato nella ricerca delle proporzioni e dei rapporti nelle misure dei monumenti (15) e nella applicazione del triangolo egizio indicato da Violet-le-Duc. (16) L’intervento nella cattedrale di Alessandria rispecchia non solo il dibattito culturale in materia di restauro, ma anche quello sulla scelta dello stile da adottare in relazione ai diversi tipi edilizi di nuova progettazione.

Il modello di riferimento nel caso della cattedrale alessandrina, emblematicamente, non è il gotico ma l’architettura “bramantesca”. La sua scelta si ricollega alla discussione dei decenni precedenti in ambiente neocattolico da parte di Pietro Selvatico e nella cultura laica da Carlo Cattaneo. A proposito dello stile da adottare per gli edifici da collocarsi sulla piazza del duomo di Milano il Cattaneo aveva scritto circa nel 1858: “Sullo stile con cui queste sontuose costruzioni potrebbero condursi, sarebbe forse prematuro ogni discorso, quando non si dicesse che la difficoltà consiste nel combinare la massa utile del fabbricato civile con la generosa e splendida decorazione. Molti per nausea del consueto e del triviale vi desidererebbero il genere gotico, che potrebbe certamente dare magnifiche risultanze all’occhio … Forse il più savio consiglio sarebbe di conformarsi a quello stile per eccellenza moderno ed italiano, nel quale il genio di Bramante seppe fondere all’uso nostro i puri elementi antichi; e nel quale la somma flessibilità può congiungersi all’esuberanza gotica e alla classica castigatezza”. (17)

Questo tema si sviluppa più tardi con molta lucidità attraverso gli scritti di Camillo Boito, (18) dove si afferma che, perché “una architettura sia monumento di una età, bisogna che si annodi intimamente al passato: il carattere nazionale viene dal carattere storico, oltre che dal carattere naturale”.

Il fermento culturale in materia di innovazione e restauro presente in quegli anni – mentre stava determinando i presupposti per la nascita degli organismi di tutela – ben più vigorosamente d’altro canto apriva la strada al revival stilistico. Si utilizzavano indistintamente una serie di modelli, attingendoli agli stili più disparati, nella ricerca di attribuire alla specificità degli edifici, a seconda delle funzioni, il carattere di “monumento”. Ne sono esempio le architetture neobizantine di Nino Costa, e quelle premedioevali, neogotiche e neobramantesche del Maciachini, da quest’ultimo applicate nel campanile di S. Maria a Busto Arsizio e nella cripta di S. Barnaba a Milano. (19)

Sono anche gli anni del divulgarsi dell’ideologia del restauro attraverso gli scritti di Viollet-le-Duc e del Selvatico, (20) in parallelo a quelli della storicizzazione dell’architettura religiosa del medioevo di cui si ricordano i fondamentali trattati del Dartein, dell’Orsten, dell’Hubsch. (21)

La mancanza di pubblicazioni italiane in materia di storia dell’architettura del periodo medioevale, come ricorda Boito nel 1880, (22) viene in parte colmata proprio dal Mella attraverso i suoi studi sul medioevo. (23) La via della ricostruzione ideale dei templi cristiani proposta nel 1846 dal Canina (24) e dal Promis, richiamandosi alle antiche basiliche, e di quelli di ambito francese e tedesco riferendosi al romanico ed al gotico, viene superata dalle riproduzioni dei rilievi delle “fabbriche” sia nell’impianto che nei particolari costruttivi e diventano archetipi di riferimento per la seconda fase del neogotico in Italia.

L’attività del Mella nell’ambito del restauro (25) e delle nuove costruzioni si ricollega quindi a questo generale contesto culturale, dove il ritorno alla primitiva unità stilistica di un monumento, forse mai esistita, o l’attingere a modelli stilistici di un’epoca passata sino al rinascimento per le nuove architetture, rappresentava in sostanza la trasposizione di una ideologia, piuttosto che l’uso strumentale del modello. Siamo distanti dal colto riferimento romanico di Pelagio Palagi e di Ernest Melano nella prima metà dell’Ottocento. Nel caso dei restauri del Mella, anche applicato ad Alessandria, l’impiego di stili del passato si ricollega al più ampio dibattito delle ricerca di dare esemplarità all’opera architettonica.

Ad Alessandria il Mella opera su una preesistenza già pesantemente rimaneggiata ad inizio Ottocento con il programma di dovere aggiungere la cupola e rifare la navata centrale, e quindi l’intervento appare, come faranno osservare nel 1876 e nel 1877 rispettivamente il direttore dei lavori, il conte Ferrari d’Orsara, ed il pittore e scultore Giovanni Battista Rossi, più che un “ristauro” una ricostruzione (26) coerente al contemporaneo filone di studio relativo al problema dello stile nazionale. (27)

Mella deve, come vedremo, operare alcune pesanti demolizioni: prima le quattro cappelle maggiori, quindi il campanile, sempre ai fini dell’unitarietà del progetto. Il conte pare condizionato dal dibattito precedente: infatti nel collocare la sua cupola attinge da una idea di Cristoforo Valizzone di inizio Ottocento, dove la struttura veniva collocata nella medesima posizione di quella da lui progettata. (28) Perfettamente baricentrici rispetto alle quattro cappelle maggiori, eliminandone due preesistenti e ricavando due corridoi (in particolare quello attiguo di collegamento tra le cappelle minori con funzione di passaggio), vengono sistemati i pilastri di sostegno all’impianto ottagonale della cupola. Egli risolve il problema strutturale rendendosi pressoché indipendente dalla costruzione preesistente; le maggiori novità rispetto alla proposta antecedente sono rappresentate dalla scelta formale della cupola e dal deambulatorio retrostante il coro. Quest’ultimo pare richiamarsi a quello del duomo di Casale e di S. Maria presso S. Celso a Milano e riferirsi alla parte antonelliana non attuata per il duomo di Novara. (29) Si eleva anche la volta a botte della navata maggiore, come era stato per la Sacra di S. Michele, e si riprogettano le due cappelle della Beata Vergine della Salve e di S. Giuseppe, che divengono i bracci dello pseudo transetto richiesto dalla committenza.

Mella inizialmente raccoglie le varie proposte precedenti e alcuni rilievi dello stato di fatto e valuta tre diverse soluzioni, documentate da due disegni, (30) sino ad addivenire a quella definitiva minuziosamente sviluppata in splendide “tavole” acquerellate. (31) Il progetto lo tiene impegnato per circa tre mesi, tenendo conto che lavora da solo e soltanto in seguito viene aiutato dal figlio. Il conte sceglie come direttore del cantiere il conte Ferrari d’Orsara di Alessandria, già suo collaboratore esecutivo a S. Ilario di Casale e contemporaneamente a Chieri. (32) In pratica, la perizia e i capitolati si devono a quest’ingegnere che segue gratuitamente in prima persona la realizzazione del restauro facendosi tramite del conte. Dalla corrispondenza dello stesso direttore dei lavori emerge la sua completa fedeltà rispetto al progetto, (33) ma anche una autonoma gestione del cantiere con la redazione di disegni esecutivi (oggi non reperiti) e di contratti con le maestranze. Solo nel 1879 l’ingegnere Ferrari si rende indipendente per il progetto dell’orchestra con la sistemazione dell’organo, che aveva suscitato divergenze tra il capitolo – che lo desiderava nel presbiterio – e Mella che lo proponeva sulla porta principale, come poi fu realizzato. Ferrari scrive: “Non posso assumermi l’obbligo di far capo al c.te Mella per il progetto dell’orchestra. Sono uso farlo quasi sempre per mia coscienza artistica, ma ora che il lavoro di costì è compiuto ho deciso di svincolarmi da qualunque tutela. Il c.te Mella scrissemi essere stato molto soddisfatto di tutti i lavori tra i più rari e meglio riusciti …”. (34)

Il progredire dei lavori della cattedrale alessandrina si può seguire attraverso fonti parallele: le sopra citate lettere del direttore, le relazioni a stampa dello stesso del 1876, del 1877 e del 1879, la precisa cronaca del Rossi e la serie non completa di fonti (come le sedute della commissione per i restauri e i pagamenti). Frammentaria risulta invece la documentazione relativa ai contratti con le maestranze e manca completamente la misura delle opere e soprattutto il capitolato d’appalto. Se ne è reperita solo una versione incompleta (35) che si riferisce a quello generale adottato in Alessandria per le opere pubbliche a partire dal 1875. (36)

La gara d’appalto va deserta ed i lavori sono quindi realizzati in economia, con una parte dei materiali forniti gratuitamente. (37) I finanziamenti vengono da fonti disparate, sia sotto forma di elargizioni, sia sotto forma di prestiti, (38) fino alla invenzione della lotteria allestita dalle dame alessandrine, che permette di completare l’apparato decorativo della cappella della Madonna della Salve. (39) La cattedrale è costruita con il contributo generale della comunità, frutto della devozione e della generosità collettiva. Il comune contribuisce inizialmente con una cifra di 6.000 lire ed in seguito abbuonando la tassa sul dazio dei materiali. In sostanza i lavori iniziati alla fine del 1874 si completano nella maggior parte nella primavera del 1879 dopo quattro anni di cantiere.

Dopo aver spogliato la vecchia cattedrale del Valizzone e trasferito il culto in S. Stefano ed in seguito nella chiesa della Trinità, si procede agli “assaggi” per verificare la struttura dell’edificio. Questi si dimostrano soddisfacenti ed in particolare si scopre che tutte le pile all’interno sono realizzate in materiale lapideo. Si iniziano le demolizioni delle quattro cappelle maggiori, tra il generale, seppur momentaneo, rincrescimento. (40) La costruzione delle fondazioni dei quattro piloni collegati da robuste arcate prosegue e nell’interno del fusto dei piloni si sistemano tra tratti di “mattonate” robusti “macigni” di granito scalpellati di circa mezzo metro. I lavori procedono celermente e nel 1875 la cupola (in mattoni) è in parte completata. (41) L’anno seguente si inizia il delicato lavoro di sostituzione della volta a botte della nave maggiore con una volta “sorretta da piedritti che si posano su un ordine di semi Corinto innestato nei vecchi pilastri”. (42) Per realizzare le tanto desiderate finestre (5 per parte) si rialzano i muri laterali e il tetto. Il direttore dei lavori decide, a causa del sopraggiungere della brutta stagione, di sostituire solamente l’orditura principale e quindi di non costruire la struttura ad archi a sesto acuto a sostegno delle terzere del tetto come a progetto. Queste si realizzano solamente nella zona di aggancio con la cupola e sono ora ancora in parte visibili. (43)

Dalla relazione del 1877, (44) riferita all’attività svolta l’anno precedente, risulta che il primo febbraio 1876 sono ultimate “la cupola coi tratti delle navate principale e trasversale annessi, (…) rifatte le cappelle della B. V. della Salve e di S. Giuseppe con gli anditi laterali alle medesime”. Si procede alla demolizione della navata centrale ed alla costruzione delle finestre laterali e quelle della navata del coro con la medesima altezza rispetto alle precedenti.

I membri della commissione, che “gelosi di compiere per intero il restauro a seconda del progetto dell’architetto Mella, mal comportavano che l’ambulacro od andito intorno al coro non si portasse a compimento”, (45) stabiliscono di demolire la parte superiore del campanile ed acquisire i terreni destinati ad essere occupati dalla nuova costruzione. Questo solleva vivaci proteste di alcuni cittadini e della municipalità, non solo per il carattere storico del campanile ma anche perché esso era considerato tra le opere “di ordine pubblico”. Si parla di vandalismo, come era stato dieci anni prima per la demolizione del duomo di Novara, (46) e deboli paiono le difese riportate dal Rossi che sostiene ironicamente che “l’amor di campanile cede questa volta all’esigenze dell’arte e delle sue attinenze”, (47) o le motivazioni addotte dalla commissione dei restauri il 1 febbraio del 1876, in cui si riconosce più vantaggioso realizzare per intero “il ristauro a seconda del progetto dell’architetto conte Mella”. (48)

Si costruisce la volta del presbiterio alla medesima altezza di quella della navata maggiore, si sfondano le arcate laterali, si riforma il coro riportandolo alla medesima altezza di pavimento delle navate. Completa l’opera l’apertura delle due porte laterali, delle finestre circolari delle cappelle, ed il 17 agosto del 1876 è posta in chiave alla nuova volta longitudinale della nave maggiore (tre metri più alta rispetto all’antica) l’ultima pietra “in forma di lapide”. (49)

Si decidono i lavori di decorazione interna: le ventiquattro statue delle città lombarde della lega di Pontida da collocarsi nelle nicchie della cupola a commemorare la battaglia di Legnano, (50) gli altari, le balaustrate e le gradinate nello stile di quelle già realizzate. La nuova illuminazione determinata dalla apertura delle finestre nella navata centrale suggerisce l’inserimento di vetri colorati, “mezzi più propri all’antica usanza delle chiese cristiane”, e si comincia a pensare alla sistemazione della facciata. Quest’ultima doveva assumere secondo il progetto del Mella del 1877 (51) una immagine rinascimentale con portico antistante, ma la nuova idea non viene attuata probabilmente per mancanza di fondi. Curiosa è la notazione del Rossi circa il suo stile, definito bizantino.

Ancora la relazione del 1876 (52) ricorda le decorazioni della cappella della Salve, che per le nuove disponibilità finanziarie è decisa in marmo in sostituzione dello stucco. Si auspica inoltre che anche la cappella di S. Giuseppe di fronte a quella della Salve, progettata con “pari forma”, possa essere arricchita ugualmente. Lo stesso direttore dei lavori suggerisce di avviare subito la decorazione per usufruire dei ponteggi e stipula i contratti con il professore Gamba della Accademia di Torino, con il cavaliere Gussoni (53) e con il pittore Costa di Vercelli, già attivo nei restauri di Chieri e – come indica lo stesso Mella – esperto nel decorare le cattedrali, arte che aveva appreso in Germania. (54)

La relazione a stampa del 1877 (55) indica il proseguo delle opere di decorazione, che viene estesa alle cappelle, e il completamento dei basamenti marmorei. Sono “già ordinate le provviste dei pavimenti parte in cemento e parte in marmo e delle balaustrate, sia per il presbiterio che per le cappelle maggiori, con le relative gradinate” e si stanno eseguendo gli altari maggiore e di S. Giuseppe e la porta laterale su via Parma. (56) Sono date le necessarie disposizioni per l’organo, per il campanile e per gli accessi alla sacrestia. Si ricordano i reimpieghi di tutti i materiali utili, il restauro degli stalli del coro e delle porte, il completamento delle bussole, “siano antiche o nuove”. Risulta esplicita la polemica contro coloro che accusano la commissione di avere “esteso idea e speranze oltre i limiti di un probabile contributo della popolazione”.

A questo proposito Ferrari d’Orsara scrive: “pensi così chi non conosce la storia dei nostri restauri, e non ha un briciolo di esperienza, di quanto possa l’idea religiosa unita all’amore della città nativa … Notasi ancora che il tempio che ora si decora è il maggiore, e degno quindi di ogni miglior cura …”. (57)

Nel marzo del 1877 arrivano le statue di cemento idraulico da collocarsi nella cupola, che vengono subito sistemate, e nel maggio il decoratore Costa con gli aiuti inizia i lavori. Nell’ottobre è compiuta la decorazione della cupola, della volta del coro, della cupola della cappella della Salve. Il Gamba dipinge le figure nella cappella della Salve, nei peducci della cupola maggiore e nei medaglioni. Il cantiere si chiude per l’inverno, mentre è predisposto il contratto per l’organo commissionato al cavalier Bianchi di Novi Ligure. (58) In primavera si completa parte dell’apparato decorativo e si stabilisce di estenderlo anche alle altre cappelle. Il 9 luglio del 1878 con una festa solenne è ricollocata sulla cupola una croce, già anticamente posta sul campanile. (59)

Nell’autunno mancano ancora il pavimento della cappella della Salve, l’icona e l’altare di S. Giuseppe, la balaustrata del presbiterio e soprattutto l’altare maggiore. Incomplete sono anche le decorazioni delle cappelle, e non realizzati i lavori della facciata, compresa la ritinteggiatura.

La relazione letta dal direttore il 28 aprile del 1879, (60) in occasione delle manifestazioni per l’inaugurazione della cattedrale, ripercorre le tappe dei lavori e descrive la chiesa: “oggi provvista di un comodo spazio per le processioni interne anche col concorso di numeroso popolo e dotata del tipo delle basiliche cristiane costrutte nella prima libera manifestazione del culto cattolico”. L’ingegnere esprime anche alcune considerazioni sulla “pratica utilità in opere simili … per la quale è richiesto lo studio dell’artista architetto”, (61) aggiunge che “l’arte si deve esprimere nelle forme più pure, secondo i precetti dei migliori maestri” e che non si possono rifiutare i nuovi dettami della scienza, “là dove agevolino all’architetto il suo disegno”.

Infine in relazione al compito dell’arte religiosa, il conte Ferrari scrive: “ora che riceve come mandato di rappresentare la pietà vivente e postuma dei fedeli, quasi inceppata nell’intersecarsi in altri modi, è divenuto doppiamente grave ed importante. Si tenti ora più che mai che domini per ogni lavoro un’abnegazione generosa in chi dona il denaro od amministra; una condiscendenza tra i limiti de precetti d’arte in chi concorre di senno ed un concetto di larghe riforme a misura di tempo e mezzi: secondo un ben studiato ed unico criterio e lo stile più conveniente. E questo stile se noi con riverente e scrupolosa indagine cercheremo in quelle tipiche forme di santa bellezza quali le costruzioni dei secoli di mezzo ed anteriori, ci basterà per i migliori risultati, evocando i ricordi di uno zelo grandissimo e soddisfacendo ancora alle necessità del progressismo artistico ed al fascino vertiginoso che lo circonda”.

Ferrari ricorda sia tutti i benefattori sia i componenti la commissione, elogia in particolar modo l’assistente tecnico Gambetta e conclude: “me fortunato d’essere stato strumento, d’una delle più sorprendenti manifestazioni d’affetto alla religione di Cristo: d’unire il mio nome a quello di un artista cinto di tanta aureola di gloria e vero merito quale il conte Mella a me maestro”. (62)

Il giudizio critico coevo (63) sulla cattedrale è unanime, essa è definita allegra e meravigliosa; belli sono giudicati il coro, il pavimento, i gradini e la balaustrata. Positive sono anche le opinioni sulla cappella della Salve, coperta di marmo bardiglio finissimo. Non altrettanto favorevoli sono le considerazioni del Rossi sull’altare, ritenuto troppo piccolo rispetto alla vastità della chiesa. Egli erroneamente lo reputa non eseguito secondo il progetto del Mella. Invece l’altare ha un riscontro preciso in un disegno del conte, (64) che riporta due soluzioni differenti per la parte superiore: quella sulla sinistra indica le nicchie identiche a quella realizzata per il duomo alessandrino, adottate in seguito anche nella cattedrale di Acqui. L’altare nel 1957 venne smontato e trasferito nella parrocchiale di Quargnento e sostituito da uno quasi identico in onice di Siena, su progetto di Luigi Frascaroli.

La consacrazione del tempio e tutte le cerimonie ufficiali iniziano il 23 aprile 1879 e la cattedrale è riaperta alla devozione.

I lavori proseguono con l’allestimento della cantoria ed opere di rifinitura. Per il campanile si deve attendere il 1889 quando si avviava la realizzazione dell’attuale torre campanaria su progetto dell’ingegnere ed architetto Giuseppe Boidi Trotti. La costruzione si interrompe due volte (65) e solo il 1° luglio del 1922 è benedetta la croce da porre sulla sua sommità.

Ancora dopo il 1925, a causa di un incendio, parte della copertura deve essere sostituita e viene ripresa la decorazione interna.

Il progetto del Mella per la cattedrale alessandrina, realizzato nella sua interezza (a parte le trasformazioni apportate nei primi anni del nostro secolo e la vistosa sistemazione attuale dell’altare maggiore) rappresenta nell’attività del conte una via intermedia tra la nuova progettazione ed il restauro. La tanto ricercata armonia tra tutte le parti del tempio si è concretata, dopo le demolizioni, nella ricostruzione completa secondo tipi neobramanteschi, ed in operazioni di decorazione delle cappelle. Lo stesso Mella dichiara di avere scelto come modelli i capitelli della chiesa di S. Maria presso S. Celso a Milano, attribuendone erroneamente la costruzione al Bramante; mentre si tratta invece di opera di Giovanni Giacomo Dolcebuono (1478-1501), poi completata da Cristoforo Solari e da Giovanni Antonio Amadeo. Pare significativo che il riferimento del conte si allarghi dai testi del Bramante all’architettura lombarda tra il Quattrocento e Cinquecento, dove gli edifici milanesi del maestro erano già stati in parte interpretati. Forti richiami tipologici si possono riconoscere anche tra la cupola alessandrina e quella della sacrestia bramantesca di S. Maria presso S. Satiro, sia nella scelta della forma ottagonale sia nelle scansioni del tiburio e nell’apertura degli occhi degli spicchi della cupola.

Il “ristauro” del duomo di Alessandria – si può affermare – rappresenta in definitiva l’espressione più eclettica della produzione del progettista vercellese. I suoi interventi sulle architetture del medioevo, come per il suo contemporaneo Viollet-le-Duc, risultano attenti nel caso di edifici in cui l’impianto antico appare ancora riconoscibile ed integrabile e soprattutto se relativi a opere congruenti con gli orientamenti della cultura sua e del suo tempo. Nel caso della cattedrale di Alessandria infatti, al progetto di inizio Ottocento non si riconobbe valore di stratificazione storica e tanto meno fu possibile ricercare un’unità stilistica rispetto all’antico S. Marco (le stesse motivazioni che avevano determinato la distruzione della cattedrale di Novara, tanto deprecata dallo stesso Mella). L’esemplarità dell’opera rimane comunque nella metodologia del progetto, esaustivo nella specificazione dei dettagli e nel felice connubio con la direzione dei lavori del conte Ferrari d’Orsara.

Lo stesso Mella nel 1882, nel presentare il suo progetto per la chiesa di S. Giovanni evangelista a Torino, quando gli venne contestato che la chiesa non aveva uno stile speciale, o che era di stile bizantino, affermò: “E perché la chiesa non dovrà avere uno stile proprio? E perché alla religione venuta dall’oriente non si accorderà preferibilmente la decorazione orientale, quella diremmo di casa sua? L’arte non si rimbecca, è una sola. Quanto alla teoria siamo d’accordo, ma nelle modificazioni, vale a dire nelle sua applicazioni, ella è svariatissima né più né meno come una stessa stoffa nel taglio degli abiti. … Ma trattandosi di chiesa, la quale non soffre moda; invariabile nei suoi riti, nei suoi ammaestramenti, uopo a tornare all’armonia della più o meno ricca, ma sempre maestosa decorazione medioevale, condizione primaria a risvegliarvi il sentimento religioso”. (66)



Note


G. Carocci, 1982, pp. 139-165: L’edificio di culto assume il ruolo di raccolta “visibile del mondo cattolico”. A questo pare ricollegarsi la nuova produzione architettonica di chiese eclettiche ed il completamento dei grandi monumenti della cristianità.

La nuova volta viene riproposta nel progetto a “plafone”, cf ACVAL, De paroeciis, vol. V. IV. L, 6, f. 313 ss.; per i disegni ancora cf Ieni.

C. Caselli, 1888, L’allievo di Antonelli indica che “circa” nel 1863 il maestro diede il progetto per la cattedrale. Tra il 1855 e il 1858 eseguì ad Alessandria l’Ospizio degli orfani e nel 1844 il progetto generale di ingrandimento dell’Ospedale civile.

Il calcolo di spesa prevedeva anche l’arricciatura interna delle navate, il ripassamento delle basi dei pilastri e lesene della navata centrale il “radicamento di legno di rovere, comprese grappe, teste di chiavi e bolzoni”, cf ACVAL, De paroeciis, vol. V. IV. L, 6, pp. 761 ss. A questa proposta sono collegati alcuni disegni presso l’archivio dell’Istituto di belle arti di Vercelli che indicano tutti il rialzamento della navata centrale, ma non presentano la cupola. Cf AIBAVC, Fondo Mella, Cattedrale di Alessandria, Cart. A, I, 1/a. Tre disegni su carta lucida di cui due datati 1869 e sottoscritti da C. Troncelli rappresentano la Sezione longitudinale, n. 550, (31,6 x 78,3 cm.),Sezione trasversale, n. 552 (26,6 x 42,8 cm.), con il mantenimento delle quattro cappelle maggiori e solo il rialzamento della nave. Un altro non datato e non firmato indica il Progetto di riadattamento della sezione trasversale, n. 551 (35,8 x 40,9 cm.) con la nuova situazione di rialzamento della copertura della nave maggiore e la variazione delle coperture delle cappelle laterali. Infine l’ultima tavola riporta la costruzione dei contrafforti a sostegno della navata maggiore. Cf C. Troncelli, Studio sulla cattedrale di Alessandria. Progetto Troncelli, Scala 1:100, n. 131, sezione trasversale e longitudinale 866,3 x 51,2 cm.) disegno a penna acquerellato.

Memoria dell’8 giugno 1872 di Leopoldo Valizzone, cf ACVAL, De paroeciis, vol. V. IV. L, 6, pp. 762 ss.

ACCAL, Atti capitolari cominciando dall’anno 1873 all’anno 1879, ff. 92 ss. Il municipio si rende disponibile a cedere il Patronato della cattedrale. L’8 giugno del 1874 con l’Atto di cessione dell’impatronato e della amministrazione della fabbriceria della chiesa cattedrale di Alessandria, rogato A. Lanzavecchia, l’amministrazione della cattedrale passa al capitolo.

G. Ferrari d’Orsara, in Riapertura …, 1879, p. 74.

F. Morgantini, 1988, p. 37 e pp. 65 ss. Negli stessi anni il conte Mella si sta occupando dei restauri della collegiata di S. Maria della Scala a Chieri dove è affiancato dallo stesso conte Ferrari d’Orsara. In ambito nazionale intanto procedono i completamenti del duomo di Milano, i restauri della basilica di S. Marco, la costruzione della facciata di S. Croce a Firenze ed il grande concorso per la facciata di S. Maria del Fiore. L. Poletti completa dal 1863 al 1868 la riedificazione di S. Paolo fuori le mura a Roma. In Piemonte si avviano i restauri delle cattedrali di Casale (che avevano coinvolto personalità come il Canina e l’Antonelli) e di Alba, e quest’ultima dal 1858 vide protagonista per le opere di restauro Edoardo Arborio Mella poi chiamato per il duomo alessandrino. In Piemonte il conte è impegnato nella parrocchiale di Covone, nella chiesa ed ospizio di S. Giovanni evangelista a Torino, nella Sacra di S. Michele, nell’altare della Madonna del suffragio. In Lombardia ad Arcisate (studio della decorazione), a Borgo S. Donnino (ora Fidenza) nel duomo, a Piacenza aveva fornito pareri sul restauro della cattedrale. Infine stava attuando il restauro del duomo di Ventimiglia poi criticato da A. d’Andrade. Cf ib. pp. 101 ss.

D. Biancolini, 1988, pp. 125-142.

G. B. Rossi, 1877, p. 183.

Ib, 1887, p. 185. L’a. riferendosi specificatamente alla cattedrale alessandrina demolita ai primi dell’Ottocento, definisce le sue architetture del XI e XII secolo romano-bizantine.

AIBVC, Fondo Mella, cart. A, I, 1: A. Mella, cupola bramantesca applicata alla cattedrale di Alessandria, “Parte interna”, s.d. (1874), n. 135, (81,1 x 57,9 cm.), disegno acquerellato.

E. A. Mella, cupola bramantesca applicata alla cattedrale di Alessandria, “Parte esterna”, s.d. (1874), n. 134, (81,1 x 57,9 cm.), disegno acquerellato.

ib. Cart. A, I, 1/a, E. A. Mella, Capitelli del duomo d’Alessandria studiati su norme bramantesche, s.d. (1874), n. 148 (33 x 50 cm.), disegno a penna. Le ampie didascalie illustrano le proporzioni dei capitelli della chiesa di S. Maria presso S. Celso, erroneamente attribuita a Bramante, di S. Ambrogio dove il Bramante eseguì la canonica, il convento ed i chiostri. A questa tavola sono collegati una serie di disegni per i capitelli e le lesene del duomo alessandrino: ib. Capitelli della navata, s.d. n. 152 (30,1 x 49 cm.); Pel duomo d’Alessandria, (altro disegno di capitelli), scala 1:10 con la scritta in basso “Vedasi il disegno al vero”, n. 152 verso Capitelli della nave, s.d. 144 (31,8 x 50 cm.) sul verso Modificazione del cornicione …, disegni ad inchiostro nero e rosso; Duomo di Alessandria piastroni della cupola d.la chiesa e relativi corniciamenti, scala 1:20 s.d. n. 128, (80 x 54 cm.) disegno a penna nera, con legenda in basso.

L. Pittarello, in “Cultura …”, 1980, p. 771.

E. Viollet-le-Duc, Entretiens …, 1863.

C. Cattaneo, (1858), 1972, p. 63.

C. Boito, 1880, p. XXVI.

L. Franchini, 1987, p. 106.

E. Violet-le-Duc, Dictionnaire raisonné …, 1854-1868 ; ib. 1863 ; AA.VV. Viollet-le-Duc, 1980; P. Selvatico, 1847 e 1852.

F. Osten, 1847, H.Hubsch, 1862-1863, F. De Darten, 1865.

C. Boito, 1880, p. XLIV. C. Boito scrive che “Primo ufficio è quello di ascoltare i fatti; e giacché per la storia dell’arte i fatti sono i monumenti, così primo ufficio dello storco dell’arte si è quello di studiare i singoli monumenti permetterne in chiaro l’età, l’autore, l’uso, le forme, lo stile, i restauri antichi e moderni, le vicende, l’espressione civile, religiosa, simbolica, tutto ciò che può contribuire ad assegnare al monumento il suo vero luogo rispetto alla storia”.

E. A. Mella, 1857; ib. 1863; ib. 1864, pp. 289-300; ib. 1883-1885; i. 1877; ib. 1880-1882; ib. 1885. E. A. Mella, Delle forme delle chiese e della loro attitudine all’esecizio del culto, ms, s.d., cf ASTVC, Archivio Mella, m. 187, f. 2. Per gli scritti di Mella, cf F. Morgantini, 1988.

L. Canina, 1843; ib. 1846.

Scacheri, 1891, pp. 161 ss.; G. Griseri, R. Gambetti, 1973, p. 49; G. Scalaro, 1975/76; T. Kirova, 1977; L. Pittarello, in Cultura …, 1980, pp. 768-778; A. Rosso Chioso, 1985/86; F. Morgantini, L’attività di …, 1985; ib. scheda biografica nel catalogo Gotico Neogotico Ipergotico, 1984; ib. 1988.

G. Ferrari d’Orsara, in Riapertura …, 1879, p. 97 e G.B. Rossi, 1877, p. 159.

R. gambetti, P. Marconi, 1971, in particolare il Terzo periodo, p. 43 ss.; cf inoltre A. Restucci, 1982, p. 760; G. Romanelli, 1982, pp. 51 ss.

cf. Ieni, ACVAL, Parrocchie, II serie, Cattedrale, V, I, 9.

M. G. Vinari, 1988, pp. 208, 229.

AIBAVC, Fondo Mella, E. A. Mella, Profilo del progetto 2 e 1, s.d., (verso) n. 149 (28,8 x 53,7 cm.), disegno a penna nera e bleu su carta; ib. Profilo del progetto 3, s.d. n. 138 (39 x 53,6 cm.), disegno ad inchiostro rosso e bleu. Per le tavole di rilievo, cf. Sezione orizzontale della cattedrale, scala 1:100, s.f., s.d., n. 127 (105,4 x 123,5 cm.), disegno a penna su carta trasparente cerata; Cattedrale, sezione verticale e prospetto sulla linea AB, scala 1:100, Alessandria, 10 luglio 1874, s.f., s.d., n. 129 (45,5 x 74,4 cm.), disegno a penna nera e rossa; Cattedrale, Cappella della Madonna della Salve, e prospetto sulla linea AB, scala 1:50 s.f., s.d.; G. Piccone, Pianta, Alessandria, 21 8bre 1874, n. 160 (79,7 x 32,4 cm.), disegno a penna nera su foglio trasparente cerato; Sezione trasversale nella cappella di S. Giovanni, scala 1:100, Nicchia della Madonna della Salve, scala 1:50, s.f., Alessandria, 10 dicembre 1874, n. 158 (31,3 x 50,1 cm.), disegno a penna nero e rosso, su foglio trasparente cerato. Esistono quattro disegni su carta lucida che propongono una cupola grandiosa ottagonale che si imposta sullo spazio delle quattro cappelle maggiori ed è conclusa da un capolino circolare, cf. Piano cattedrale d’Alessandria, scala 1:100, s.f., s.d., n. 125 (75,6 x 52,4 cm.) inchiostro nero e rosso su velina; Cattedrale di Alessandria , Sezione longitudinale, scala 1:100, s.f., s.d., n. 125 (28,5 x 78,7 cm.), inchiostro nero e rosso su velina; Cattedrale di Alessandria, Sezione trasversale, scala 1:100, s.f., s.d., n. 133 (34,1 x 45,7 cm.) disegno a penna nera e rossa su velina; Esterno cattedrale Alessandria, scala 1:200, s.f., s.d., n. 124 (18,2 x 37,9 cm.) inchiostro nero e rosso su velina, cartella A, I, 1.

AIBVC, Fondo Mella, A. Mella, Duomo di Alessandria con progetto di riattamento bramantesco con cupola, nuova cappella della Salve ed andito attorno al coro, “scala di cent, 1: ½ per m.”, s.d., n. 130, (67,9 x 100 cm.) disegno a penna acquerellato.. La pianta indica con colore più chiaro le preesistenze da demolirsi e l’iserimento della cupola. Ne esiste uno preparatorio sempre di pianta dove sono accennati la cupola ed è già disegnato il deambulatori. Il disegno sarà poi ripreso da C. Troncelli nella pianta generale, cf. C. Troncelli, Cattedrale di Alessandria, Pianta, Torino 27 settembre 1875, “Col progetto di innovazione del c. E. Mella”, scala 1:100, n. 553 (65,5 x 89,1 cm.), disegno a penna rossa e nera con acquarello. Si passa quindi alla serie delle tavole preparatorie per la cupola con le sezioni trasversali: E. A. Mella, Duomo di Alessandria. Studio per la sezione trasversale, s.d., (1874), scala 1 cent ½, n. 142 (49 x 69,3 cm.), disegno a penna nera e blu; E. A. Mella, Sezione trasversale ed esterna della cupola, s.d., n. 151, (38,8 x 53,7 cm.), disegno a penna nera e blu con tratti di acquarello. Questo disegno è di studio per il sistema di copertura della navata maggiore con archi a sesto acuto. Seguono i primi studi per la cupola: E. A. Mella, Duomo di Alessandria. Primo studio della cupola, s.d., 1874, n. 136 bis (65,4 x 49 cm.), disegno ad inchiostro nero con acquarello; E. A. Mella, Duomo di Alessandria. Dettagli d.la cupola, scala di 5 cent x m., s.d, 1874, n. 136 (42,5 x 71,5 cm.), disegno ad inchiostro nero e rosso, con tratti acquerellati. Inoltre i progetti della cappella della Salve: Idea della nuova cappella della Salve, scala 1 cent. e ½, s.d., n. 138 (39 x 53,6 cm.), disegno a penna acquerellato con due soluzioni, una che conserva il corridoio a sinistra ed uno che lo elimina. Quella adottata sarà ancora diversa ed abbozzata nel disegno: E. A. Mella, Piano della cappella della Salve, s.d., n. 157, (30,5 x 43,1 cm.), disegno a penna nera. Inoltre sviluppano il progetto le tavole: A. A. Mella, Cappella della B. Vergine della Salve in Alessandria, s.d., n. 155 (52,6 x 44, 5 cm.), disegno a penna rossa e nera con la scala metrica e visione del collegamento dei due anditi laterali. E. A. Mella, Accesso alla cappella della B. V. della Salve e (qui contro) prospetto interno, s.d, n. 154 (43,2 x 53,6 cm.), disegno a penna nera e rossa; E. A. Mella, Nuova cappella della B. Vergine – Pianta: lato interno, fronte interna ed esterna, scala 1 cent. e ½ per metro; dettaglio scala 1/20, n. 153 (49,3 x 69,1 cm.), disegno a penna nera rossa e blu; E. A. Mella, Lucernario per la cappella della Salve, scala 1:50; dettagli al 20, n. 159 (34,1 x 36,2 cm.); E. A. Mella, Altare della Salve in Alessandria, scala al 20 della pianta ed altri dettagli al 5 e 10, s.d., n. 156 (43,7 x 31,8 cm.), disegno a penna nera e rossa; E. A. Mella, Progetto cupola Alessandria, scala 1: 50; s. d., 1874, n. 149 (38,8 x 53,7 cm.), disegno a penna nera e blu con acquarello; E. A. Mella, Duomo di Alessandria. Studio di sezione longitudinale d.la nave con innesto del timpano adottato per la cupola, scala cent. ½ per metro; N.B. L’imposta A delli archi e volta deve innestarsi al ribasso fatto di 0,30 dall’architrave della cupola, s.d., 1874, n. 126. Sul verso del disegno il riattamento del coro (49 x 68,5 cm.), disegno ad inchiostro nero e blu con acquarello. Per i due disegni definitivi nn. 134 e 135 cf. note nn. 12, 13; E. A. Mella, Duomo di Alessandria. Studio di sviluppo della volta adottata per la nave e coro, scala cent. ½ per metro, n. 139 (59,8 x 43,2 cm.) disegno ad inchiostro nero e rosso. Seguono una serie di dettaglio della cupola: E. A. Mella, Interno della cupola d’Alessandria, Studi al 10, 1875, n. 146 (64,1 x 25,1 cm.), disegno a matita ed inchiostro nero e rosso; E. A. Mella, Galleria esterna della cupola d’Alessandria, 1875, n. 147 (64,1 x 25,1 cm.), disegno a matita e penna rosso e nero acquerellato. Le nuove costruzioni sono realizzate con mattoni di area alessandrina calce di Casale e sabbia del Bormida dei colori “bigio ben granita”; E. A. Mella, Schizzo di finestra con vetrata, scala 1: 10, s.d., n. 140 (47,3 x 19,5 cm.), disegno a penna nera. La gran parte dei disegni non è firmata ma attribuibile al Mella e quindi indicati E. Arborio Mella. Quelli firmati sono indicati E. Mella. I disegni sono contenut nelle cartelle A, I, 1, 1/a, 1/b, 1/c.

L. Palmucci, F. D’Agnolo Vallan, L. Re, 1968, p. 114. L’ingegnere fornisce i nuovi disegni per le terme di Acqui nel 1873. Il lavoro è completato nel 1877. Inoltre D. Biancolini, 1988, p. 131. Il battistero di Chieri viene restaurato su progetto dello stesso conte Ferrari d’Orsara nel 1880. Nel necrologio del Mella del 1884 viene ricordato come il conte non essendo laureato architetto fosse abituato a farsi affiancare da un ingegnere, cf G. G. Ferria, 1884, pp. 50, 52.

ACCALm Carte cattedrale, Ristauri, carteggio conte Ferrari d’Orsara. Le lettere sono inviate dall’ingegnere ai vari canonici responsabili del restauro. Fino al 1876 al can. Grossi, poi (1878) al can. Corno e quindi al can. Parnisetti. In particolare si segnala la lettera del 19 giugno 1875 in cui si indica che gli ingegneri Straneo e De Angelis volevano porre delle modificazioni al progetto, e dove il conte scrive che per i lavori “abbiamo ancora bisogno che ci assista per l’avvenire”, riferendosi al Mella. Il 27 ottobre 1876 sono inviati disegni per i rosoni e per le lesene ed è contattato il professore Gamba, che si dichiara disposto a dipingere l’intero duomo. Il 7 agosto del 1876 viene segnalato che è stato spedito un rotolo con i disegni delle sezioni longitudinali e quelli della balaustrata. Nel 1877 la corrispondenza si riferisce alle realizzazioni dell’organo del presbiterio e del pulpito e la spedizione da parte del conte Mella del disegno di una nuova facciata (15 giugno). Il 3 giugno si parla dei vetri della cupola della Salve e il 25 dello stesso mese della liquidazione del marmorista Guzzoni. Il 27 luglio viene mandata alla fabbriceria la pianta generale del duomo e quella della porta laterale. Il 4 ottobre il Gamba decora il presbiterio. Il 19 dicembre si trasmettono i disegni del conte Mella per il presbiterio e d’accordo con lo stesso studiano le variazioni da apportare. Viene proposto di posizionare l’organo sopra la porta maggiore. Il 23 dicembre viene inviato il contratto del pavimento e il 12 gennaio si spedisce al canonico Corno l’elenco delle opere da completare: la cappella del Crocefisso, i pavimenti, le murature e i capitelli, la decorazione nelle cappelle. Il particolare nella cappella di S. Giuseppe mancano l’altare ed i pavimenti, e nel presbiterio le scalinate. Si scrive anche che si sospende l’esecuzione della nuova facciata. Il 18 gennaio 1878 viene annunciata la spedizione dei disegni per le bussole laterali, per la porta della sacrestia e per l’altare a sinistra. Nell’aprile del 1878 si menziona l’esecuzione dei lavori in marmo e delle pitture compreso il pavimento del presbiterio e nel maggio le gradinate e le tarsie del pavimento, e infine nel giugno la balaustrata. Il 17 agosto viene collocato il pavimento e compiuto parte dell’altare di S. Giuseppe. Il 4 novembre si portavano a termine le guglie della cappella della Salve e i lavori della cappella di S. Baudolino. Il 22 novembre vengono spediti i marmi e si parla dio portalampade per l’illuminazione. Il 5 febbraio del 1879 si dà notizia dei lavori in marmo e il 1 aprile del 1879 vengono inviati i capitelli. Il 22 maggio viene eseguita una fotografia al duomo ed il direttore dei lavori progetta l’orchestra. Il 9 maggio il conte Ferrari scrive che il progetto del battistero è “bellino” e si annuncia che si sta predisponendo la lapide commemorativa. Il 12 giugno vengono spediti il disegno su lucido della balaustrata delle cappelle della Madonna della Salve e di S. Giuseppe, i disegni del pulpito, lo studio della bussola; sono indicati come intagliatore il Gasparini e come doratore Goijo Giuseppe (?). La corrispondenza si conclude con una lettera del 10 dicembre 1879 in cui si ricorda che il disegno dell’orchestra e della bussola contro la porta di ingresso sono a buon punto. Si propone una bussola di mattoni con la decorazione in stucco, ora scomparsa.

ACCAL, Corte cattedrale, lettera del conte Ferrari del 22/05/1879. Mella si reca ad Alessandria e proprie spese il 20 novembre 1875, il 27 giugno del 1876, il 18 settembre dello stesso anno, il 9 aprile 1877, il 23 aprile e il 10 agosto 1878 e i primi di giugno del 1879. Cf ASTVC, Archivio Mella, Mastro della spesa di Edoardo Arborio Mella, 1845-1883, m. 65. Inoltre il 12 gennaio 1875 l’ingegnere Deangelij scrive al conte ringraziandolo per il prossimo invio dei progetti; cf ib. Mazzo da ordinare.

ACCAL, Progetto del 1 capitolato. Oggetto ristauro della chiesa … in base ai disegni eseguiti dal conte Mella muniti di visto.

ASAL, ASCAL, m. 1534, Capitolati delle opere – Servizi d’arte 1869 e Lavori ordinari e straordinari. Impresa generale delle opere e somministrazione di costruzioni e simili capitolati d’onere ed elenco prezzi, 1875.

ACCAL, Registro dei verbali.

ACCAL, Carte da inventariare.

ACVAL, De paroeciis, vol. VI,IV, L, 7. Riapertura … 1879. Le manifestazioni per l’inaugurazione iniziano il 23 aprile 1879; e ASAL, ASCAL, sezione III, c. XI, culto, m. 1804. Catalogo degli oggetti per la lotteria in favore dei restauri d’opere d’arte nella cattedrale d’Alessandria, 1877.

G. B. Rossi, 1877, p. 161.

G. Ferrari d’Orsara, Lavori di restauro, 1877. Allegato alla relazione esiste il resoconto economico che indica una spesa di uscita per la mano d’opera, mattoni calce idraulica di Casale, legnami d’opera e ponti di servizio, ferramenta e telai in ferro, marmi lavorati, pietra da taglio per galleria e ligati, capitelli di cemento, statua di cemento “in concorso alle 23 donate per la cupola”, L. 114, 44705 oltre ad altre minute spese e all’impianto del cantiere: fondazioni e demolizioni dall’11 luglio 1874 al 31 maggio 1875 per un complessivo di L. 148,59905. Si indicano anche le passività non estinte di 28,37485. L’allegato 3 si riferisce a proventi diversi dovuti a sottoscrizioni, a materiali da vendersi e a materiali da impiegarsi: marmi per altare, pavimenti e gradinate. L’allegato 4 contiene le spese ancora da farsi computate in L. 55.000 e riferite ad opere di muratura: per la posa in opera dei marmi, delle nuove aperture, di infissi, scale di servizio e piccole costruzioni, arricciature e stucchi, nuov serramenti in legno e riparazioni, pavimento di pianelle di cemento e fasce di marmo, metrature a disegno semplice e colori, marmi per balaustrate e gradinate, per zoccoli e basi, e alle decorazioni: pitture di figura ed ornati, assistenza, trasporti manifestazioni ed imprese.

G. B. Rossi, 1877, p. 165.

Alcuni disegni di progetto indicano chiaramente la sistemazione del tetto sostenuta da archi a sesto acuti, cf. nota 30.

G. Ferrari d’Orsara, 1877.

Ib.

M. G. Vinari, 1988, pp. 208 ss.

G. B. Rossi, 1877, p. 169.

ACCAL, Registro de verbali.

G. B. Rossi, 1877, p. 169.

AIBAVC, Fondo Mella; E. A. Mella, Iscrizione commemorativa della battaglia di Legnano. Inscritta nell’anello del timpano della cupola della cattedrale di Alessandria nel restauro del 1876, n. 165, (21, 6 x 47,1 cm.), disegno a penna. “NB In questi otto lati della cupola ottagonale è sviluppata in giro l’iscrizione su estesa e quindi data nella scala 1:20”.

AIBAVC, Fondo Mella, Duomo di Alessandria. Misure della facciata attuale sono le corrispondenze dell’interno, scala 1:100, s.f., s.d., n 141 (35,3 x 43,4 cm.), disegno a penna nero, rossa e blu; E. A. Mella Idea di facciata pel duomo di Alessandria, scala 1:100, s.f., s.d., n 150 (46,3 x 39,9 cm.), disegno a penna nero e rossa; A. A. Mella, Duomo di Alessandria con progetto di portico, scala 1:100, s.f., s.d. (1877), n 145 (41,7 x 29,7 cm.), disegno a penna nera; Per la datazione cf la lettera del conte d’Orsara del 15 giugno 1877 dell’invio de progetti della facciata (ACCAL, cit.).

G. Ferrari d’Orsara, 1877.

ACCAL, (documenti da inventariare), Contratti con i pittori. E. Gamba lavora anche alla decorazione delle figure della collegiata di Chieri, cf ACCAL, Carte cattedrale. Le lettere del febbraio del 1878 ricordano i contratti per il presbiterio e nel marzo è concluso quello generale. Cf inoltre AIBAVC, Fondo Mella, E. A. Mella, Sviluppo in elevazine della riduzione del duomo di Alessandria, s.d. (1876?), n. 137, (48,1 x 64,5 cm.) disegno ad inchiostro nero e rosso acquerellato, la legenda in basso riporta: “NB. Il rosso indica la decorazione che può essere trattata con ricchezza e a tutta semplicità di sole tinte ben armonizzare. Del coro non si è detto che la parte necessaria a spiegare l’idea, di innalzamento soltanto parziale”, Cartella A, I, 1.

E. A. Mella, 1882, pp2-3; ACCAL, Convenzione per la decorazione a pittura della cattedrale di Alessandria, con C. Costa per i lavori alle tre navate, cupola, presbiterio cor e deambulatorio.

G. Ferrari d’Orsara, 1878, Relazione tecnica, p. 6.

ASAL, ASCAL, Deliberati della giunta, m. 275. IL 2 febbraio 1878 viene fatta richiesta al comune per l’apertura dela nuova porta verso via Parma. Il materiale impiegato è delle cave di Saltrio. Il permesso viene accordato. Cf AIBAVC, Fondo Mella, E. A. Mella, Porta bramantesca (Alessandria) , scala 1:20, s.d., n. 150 (46,3 x 26,9 cm.) disegno a penna nera e rossa. Il disegno rappresenta due diverse soluzioni; quella adottata è raffigurata a sinistra.

G. Ferrari d’Orsara, 1878, p. 8.

ACCAL, 1877. Per la collocazione del nuovo organo, cf ACCAL, Registro dei verbali, 1877. Si presentano due disegni, uno redatto dall’ingegnere direttore dei lavori e l’altro dall’ingegnere Straneo, si decide quindi di pregare il conte Mella di prendere una decisione. Il 10 gennaio 1878 si relaziona in merito ad una lettera del conte Mella per l’organo. Il Mella continua ad insistere nel collocare l’organo sulla porta d’ingresso. Nell’ottobre del 1877 era già stata presentata una domanda dal cavaliere Bianchi di Novi per la costruzione del nuovo organo, il Bianchi aveva appena costruito quello per il duomo di Biella. AIBAVC, Fondo Mella, E. A. Mella, Aleesandria riattamento del coro, scala 1:1/2 m, n. 126 (verso), (49 x 68,5 cm.), disegno a penna nera e rossa acquerellato. Sono disegnate nel prospetto due diverse soluzioni dell’organo. Esiste inoltre un disegno con titolo: Misura per l’impianto dell’orchestra sulla porta della cattedrale e collocarvi l’organi Bianchi; cf ACCAL, Ristauri cattedrale, da inventariare.

G. B. Rossi, 1877, p. 180.

G. Ferrari d’Orsara, in Riapertura …, 1879, p. 88.

Ib. p. 90.

Ib.

G. B. Rossi, 1877, pp. 200-201.

Ib. Archivio privato Mella, Milano, Volume di raccolte varie, Altare Alessandria, Scala 1:20, s.d., disegno a penna nera. Sulla parte sinistra è indicato quello eseguito. La soluzione simmetrica a colonnine pare poi essere utilizzata dal conte Mella nell’altare di S. Giovannino a Torino.

ASAL, ASCAL, sezione III, cat. XI, Culto, m. 1804. Il comune nel 1893 concorre con L. 3000, ma la spesa sdale a L. 100.000; i lavori in tale data erano sospesi da quattro anni. Per i lavori del 1926 cf. ACCAL, Carte cattedrale. Al concorso per la decorazione della cattedrale nel 1926 parteciparono quattro decoratori: Peretti Vincenzo, Boasso Giorgio, Deamicis Paolo e Frascaroli.

E. A. Mella, 1882, p. 3.


Clicca per scaricare il documento PDF