Martedì 31 maggio 2011 alle ore 19.00 presso l’ex Seminario Santa Chiara si è riunito, in seduta ordinaria, il Consiglio Pastorale Diocesano (CPD) per discutere il seguente Ordine del Giorno:

Breve presentazione della Lettera del Vescovo;

Accompagnamento delle famiglie con bambini da 0 a 6 anni nel percorso di fede:

Presentazione delle esperienze in atto

Problemi, prospettive e proposte dalle Zone pastorali e dalla Consulta dei laici

Promozione di nuove figure educative per questo tipo di accompagnamento (relazione degli Uffici pastorali);

Dibattito;

Varie ed eventuali.

 

Gli assenti (giustificati e non) sono rilevabili dal Registro delle firme.

Presiede Mons. Vescovo, modera Agostino Pietrasanta.

Alla recita della preghiera per la Missione cittadina ha fatto seguito l’intervento del Moderatore per l’introduzione del primo punto all’ordine del giorno, ossia la presentazione della Lettera del Vescovo sul tema degli Orientamenti pastorali della Cei per il decennio 2010-2020, inserendoli nel cammino che possiamo compiere in modo più diretto e concreto nella nostra Chiesa locale. La parola passa quindi a Mons. Vescovo. 

Il Pastore della Chiesa alessandrina ribadisce che non intende riassumere la sua Lettera, ma piuttosto fare qualche sottolineatura o, meglio, offrire alcune chiavi di lettura del documento dei Vescovi italiani per il decennio 2010-2020. Nell’introdurre il nostro incontro che ha come tema centrale la promozione di nuove figure educative per l’accompagnamento delle famiglie, Mons. Versaldi invita a collegare il tema della nuova evangelizzazione col tema dell’educazione. Educare alla vita buona del Vangelo: questo è il titolo degli Orientamenti che i Vescovi hanno preparato e ho voluto ricordare come questi due concetti - nuova evangelizzazione ed educazione - non siano in opposizione ma si compenetrino, proprio perché c’è bisogno di un’evangelizzazione che porti alla maturità della fede e, quindi, non solo un annuncio ma un accompagnamento che coinvolga tutto il processo di crescita nella fede cristiana”. Il Santo Padre, ricevendo in udienza plenaria il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha richiamato questo concetto di nuova evangelizzazione e ha ribadito quello che già il documento diceva, ossia che il Vangelo non muta ma mutano le circostanze in cui la Chiesa annuncia il Vangelo. “Vuol dire che bisogna intensificare – sono le parole del Papa – l’azione missionaria della Chiesa per corrispondere pienamente al mandato del Signore”. E parlando di difficoltà e di crisi dice: “La crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica. Nei decenni passati era ancora possibile - continua Benedetto XVI – ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede”. E poi conclude: “La nuova evangelizzazione dovrà farsi carico di trovare le vie per rendere maggiormente efficace l’annuncio della salvezza, senza del quale l’esistenza personale permane nella sua contraddittorietà e priva dell’essenziale. Anche in chi resta legato alle radici cristiane, ma vive il difficile rapporto con la modernità, è importante far comprendere che l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante, capace di assumere tutto ciò che di buono vi è nella modernità”. Nella mia lettera – osserva Mons. Vescovo – parlo del perenne problema che da decenni si sta dibattendo, cioè proprio del mondo che cambia e che è ormai cambiato e di una cultura che ha portato a quel processo di secolarizzazione che per certi versi è positivo, ma per altri è anche disgregativo. Nella lettera accenno, appunto, a sfuggire alla tentazione di crearsi un alibi con la cultura dominante perché bisogna farsi la domanda: come si è arrivati a questa cultura? C’era una cultura precedente e in questo insisto nel dire che un altro rischio è da evitare, ossia non rimpiangere la cultura precedente e soltanto demonizzare quella attuale. Qual è stato il passaggio? Quali erano i germi che già nella cultura precedente, che era fondamentalmente cristiana, hanno permesso questo cambiamento? Non hanno saputo trovare gli antidoti contro la secolarizzazione e cito nel documento, appunto, le parole stesse dell’allora Card. Ratzinger nella sua opera Introduzione al cristianesimo, dove mette in guardia contro chi rimpiange il passato, come se quella società e quella cultura totalmente cristiana fosse semplicemente buona e per le sorti casuali o deterministiche della storia, sia cambiata nel mondo attuale. Il Papa diceva: “La storia vista senza quel vizio apologetico e di enfatizzazione del passato, la storia come ricerca seria della storia dei fatti ci insegna come anche allora, quando la società era completamente cristiana dalle nostre parti, esistesse di già la grande schiera dei trascinati, e il relativamente piccolo stuolo dei veri inseriti nell’autentico movimento della fede. Essa potrà dimostrarci ancora come, per molti, la fede rappresentasse unicamente un sistema precostituito di forme esteriori di vita, in forza del quale l’eccitante avventura prospettata dalla parola ‘credo’ restava sempre per loro almeno tanto nascosta quanto aperta”, cioè il movimento di adesione si fermava ad una forma esteriore, supportata dalla società e dalla cultura, ma non veniva personalmente interiorizzata per quell’incontro personale con Cristo che solo può reggere alla cultura, alle circostanze esterne che cambiano. Per questo - afferma Mons. Giuseppe Versaldi - se c’è l’incontro personale con Cristo, se c’è una fede personale convinta anche una società esteriormente contraria, com’era all’inizio del cristianesimo, viene invece trasformata in una civiltà cristiana. Se la civiltà cristiana è implosa in questo senso vuol dire che non tutto era positivo. Bisogna imparare dalla storia migliore del passato, ma non semplicemente rimpiangerlo e tanto meno chiedere di ripetere quell’esteriorità passata per darci l’illusione che si ritornerebbe anche ad una società più cristiana. La cultura della secolarizzazione ha messo in evidenza delle debolezze. Dove ripartire? Bisogna ripartire dalla pedagogia evangelica, dallo stile evangelico che è quello che ha permesso all’umanità di incontrare Dio attraverso il Cristo e, come Cristo è stato capace di stare con la gente, di amarla, di ascoltarla, di sacrificarsi per la gente convincendola con un amore evidente e con una credibilità che nasceva dalla coerenza della sua vita, così anche è lo stile che deve adottare la Chiesa che, ovviamente, è cresciuta, si è istituzionalizzata, necessita di organizzazione, di programmi, di strutture, ma tutto ciò non deve prevalere su quel rapporto personale che porta ciascun uomo ad incontrarsi con Cristo per poter credere in Lui. La fede cristiana non è separabile dall’amore nel Dio in cui noi crediamo. E allora lo stile del Vangelo deve diventare lo stile delle nostre Chiese, delle nostre comunità e poi, certamente, occorre esprimere questo amore ai fratelli che incontriamo nel nostro cammino; l’iniziazione cristiana è il primo approccio e proprio il tema principale di questo incontro diventa interessante, perché dobbiamo ristudiare il modo affinché l’iniziazione cristiana non sia semplicemente una scuola che si supera automaticamente attraverso promozioni del sapere, ma sia l’occasione per far incontrare i nostri ragazzi con Cristo in uno stile che sia quello del Vangelo. In questo senso c’è veramente una grossa differenza rispetto al passato, perché nel passato era la famiglia la prima educatrice alla fede. Ma cosa significa questo? Nella famiglia – prosegue Mons. Vescovo – il bambino imparava come essere credente da persone che lo amavano e, quindi, il luogo dell’amore coincideva con il luogo dell’iniziazione cristiana; pertanto fede ed amore erano uniti, mentre adesso non dico che nelle famiglie non ci sia più amore, sovente anche quello è in crisi, ma spesso quella testimonianza di amore non è più propositiva della fede, ossia la famiglia non educa più alla fede o, viceversa, se c’è anche lo sforzo per educare i bambini alla fede, forse non c’è l’esperienza dell’amore, per le crisi che si avvertono e per i vari comportamenti che nella società vengono a disgregare l’istituzione familiare. Ecco allora l’importanza di ricostruire questo binomio, cioè che l’iniziazione alla fede, l’esperienza di incontrare Cristo avvenga attraverso la famiglia come luogo in cui il bambino, naturalmente, impara cosa significa essere amato per poter riamare e, quando la famiglia da sola non basta, ecco la comunità che accompagna là dove le ferite delle famiglie sono più gravi e altre famiglie non naturali devono prendere il posto perché questi bambini facciano veramente esperienza di cosa significa essere amati, ascoltati, accettati, perdonati, accompagnati dalla comunità che agisce in nome di Cristo. Se questa unità tra fede e amore non esiste, si potranno anche promuovere i ragazzi alla prima comunione e alla cresima ma se non hanno incontrato Cristo e non si sono sentiti amati in Cristo dalla Chiesa, la fede non è credibile. Concludendo il suo intervento, il Pastore della Chiesa alessandrina rileva l’importanza delle due indicazioni date alla Diocesi e, particolarmente, l’attenzione alle persone che deve prevalere sui nostri schemi organizzativi, certamente necessari, ma tutto ciò deve lasciar spazio innanzitutto ai bambini, ovviamente coinvolgendo i genitori. Quello che vorremmo realizzare da 0 a 6 anni corrisponderebbe appunto a questo duplice scopo, ossia agganciando i genitori che hanno portato i bambini al battesimo siamo loro vicini come comunità, così che anch’essi siano vicini ai loro figli per quegli anni in cui, altrimenti, la famiglia è lasciata sola e rischiamo di isterilire un po’ la nostra evangelizzazione; una seconda indicazione, terminata la fase dell’iniziazione cristiana con quell’adesione confermata con la cresima e la prima comunione, riguarda l’educazione all’amore poiché gli adolescenti e i giovani avvertono l’esigenza di andare oltre quella che è stata l’esperienza dell’amore familiare e sentono la possibilità di amare, di uscire da sé, non solo ricevere ma anche dare amore. Con tutte le ambiguità, come ci ha ricordato Benedetto XVI nella sua enciclica Deus caritas est rifacendosi al passaggio dall’eros all’agape, per cui è opportuno che spendiamo le nostre energie per accompagnare questi ragazzi a fare questa esperienza rischiosa ma bella di poter sentire la Chiesa che li accoglie, che li ascolta, che accetta anche i rischi e le colpe che ci possono essere in questi passaggi delicati e in una cultura di esaltazione di ciò che è umano, di ciò che è sessuale nel senso solo materiale del termine; l’unica agenzia educativa capace di integrare con armonia e saggezza l’itinerario all’amore e la maturazione della fede può essere la Chiesa. Ovviamente non possiamo limitarci a fare qualche corso prematrimoniale, ma quel cammino, quello spazio che c’è dalla cresima al fidanzamento e al progetto di matrimonio deve essere coperto da questa nostra capacità educativa e formativa. Questi sono alcuni spunti operativi solo per dire che siamo nella direzione giusta come riflessione e dobbiamo trovare unità nel discorso, evitare le dispersioni poiché i documenti si citano l’un l’altro e sembrano sovrapporsi ai problemi della vita quotidiana, invece occorre una capacità di discernimento e di sintesi. In questo senso, anche la Missione che stiamo compiendo è un tentativo per valorizzare l’incontro con le persone, proprio nello stile evangelico dell’andare, oltre che nell’aspettare che vengano a noi. E allora se convergiamo tutti su queste linee di pensiero, forse troveremo più unità, più comunione tra noi, meno dispersione e più forza per giungere insieme a quelle decisioni finali che saranno poi nella realizzazione lente, graduali e faticose, ma danno il senso di una direzione e di una concordia in tutti gli elementi che compongono la vita della Chiesa: la famiglia, la parrocchia, la scuola, le associazioni e i movimenti.

Ringraziando Mons. Vescovo per questa ampia ed articolata presentazione, il Moderatore introduce la parte centrale dell’ordine del giorno di questo incontro, ossia l’accompagnamento delle famiglie con bambini da 0 a 6 anni nel percorso di iniziazione cristiana. Ora i sottotitoli dell’ordine del giorno prevedono in primo luogo la presentazione delle esperienze in atto, ma siccome la zona di Alessandria con i propri referenti parrocchiali si è riunita alcune volte per ragionare, al di là delle esperienze in atto e sia pur tenendo conto delle esperienze in atto, si chiede alla Rappresentante della zona Città, che ha sintetizzato l’attività promossa dai referenti di zona, di esprimere le proprie considerazioni.              

 

Intervento scritto di Luciana Buzzi (Rappresentante Zona Città)

Dopo la riunione del Consiglio pastorale del 22 febbraio u.s. ho incontrato due volte i referenti della Zona: la prima volta per riferire quanto emerso nel Consiglio, esaminare la proposta di accompagnamento delle famiglie con bambini da 0 a 6 anni e lasciare loro un po’ di tempo per discuterne all’interno delle proprie comunità parrocchiali; la seconda volta per raccogliere eventuali proposte.

È emerso che in tutte le parrocchie l’obiettivo dell’accompagnamento delle famiglie è prioritario, ma esistono difficoltà nel realizzarlo. Le esperienze in atto, quasi in tutte le realtà parrocchiali, fanno leva sulla genitorialità in occasione della richiesta dei sacramenti per i figli. Si è cercato, infatti, con risultati più o meno positivi, di coinvolgere i genitori nel cammino di iniziazione cristiana: in alcune parrocchie vengono organizzati incontri riservati ai genitori dei bambini frequentanti il cammino di I.C., in altre i genitori vengono invitati ad incontri mensili formativi, rivolti a tutti gli adulti della comunità, sia su problematiche educative, sia su aspetti della fede con riflessione sulla Parola di Dio, quasi sempre condotti dal parroco. La consapevolezza di tutti è che, senza la presenza di genitori credenti, l’I.C. dei ragazzi rischia il fallimento, per cui diventa essenziale accompagnare i genitori verso una riscoperta della propria fede, incoraggiandoli nella loro primaria responsabilità di educatori alla fede dei figli. Poco invece si è fatto finora per le famiglie con bambini da 0 a 6 anni. Quasi in ogni parrocchia è il parroco che incontra i genitori quando si accostano per chiedere il battesimo per i propri figli, ma poi non c’è un accompagnamento post-battesimale.

Un caso a parte è costituito dal Centro Don Bosco dove la scuola materna consente di organizzare incontri per i genitori dei bambini frequentanti e facilita il loro coinvolgimento.

In alcune parrocchie ci sono momenti di aggregazione delle famiglie (anche coppie con bambini piccoli), ma esclusivamente a livello conviviale o nel coro.

In realtà, nonostante tutti i referenti nelle passate riunioni avessero riscontrato il vuoto tra il battesimo e l’inizio del cammino di I.C. e solo in due parrocchie della Zona risultassero iniziative in atto per il periodo 0/6 anni, al momento soltanto alcune dichiarano di aver intenzione di iniziare a programmare qualcosa in merito da proporre in autunno, facendo riferimento alle comunità parrocchiali che hanno già condotto l’esperienza e contando sul sostegno degli Uffici pastorali, ma è ancora tutto da definire. La scarsa partecipazione ai laboratori che si stanno svolgendo a livello diocesano è un chiaro segnale delle difficoltà delle comunità parrocchiali ad individuare operatori disponibili ad accompagnare le famiglie con bambini da 0 a 6 anni. Sarebbe opportuno pensare ad attività interparrocchiali e ad una maggiore collaborazione tra le parrocchie per sopperire alle difficoltà oggettive interne di ciascuna. Solo con una maggiore collaborazione e corresponsabilità dei laici si riuscirà a trovare le risorse per realizzare le iniziative di cui si sente l’esigenza e, per favorire ciò, il ruolo dei parroci è fondamentale.

Si chiede pertanto al Consiglio pastorale diocesano, sentito dalle comunità ancora abbastanza “distante” nonostante la recente apertura alle Zone, ma in particolare a monsignor Vescovo, di sensibilizzare maggiormente i parroci in merito alle esigenze emerse.

A questo punto si passa alla presentazione delle esperienze in atto.

 

Intervento scritto di Elena Ugo (Parrocchia di Santa Maria di Castello)

Perché? - A Santa Maria di Castello da parecchi anni, dopo gli itinerari di preparazione al matrimonio, viene proposto ai giovani sposi di continuare a crescere insieme, con incontri mensili per giovani coppie, dedicati a riflettere sulla Parola di Dio e sulle nuove necessità della vita matrimoniale. Alcune di queste giovani famiglie, ormai con bambini in età compresa tra 0 e 4 anni che già frequentavano ed in parte collaboravano con la catechesi dei ragazzi e/o l’animazione liturgica domenicale, hanno accettato – come ‘naturale continuazione’ – di intraprendere una nuova esperienza di catechesi familiare, che ormai continua da quattro anni. L’esigenza comune riconosciuta era infatti quella di continuare a riflettere sulla propria dimensione di cristiani nel sacramento del matrimonio, ma contemporaneamente di poter e saper crescere i propri figli, generati alla vita, nella stessa fede, inserendosi nella comunità non più solo come coppia, ma come famiglia, trovando nella Chiesa-madre spazio e significato per tutte le generazioni.

Come - In questi quattro anni abbiamo riflettuto sul dono dei figli, sulla grazia di poter nascere come figli anche nell’amore di Dio, sul sacramento del battesimo, su come diventare grandi nella fede e favorire la crescita dei figli in questo, seguendo la Parola di Dio e le proposte della sua alleanza, su come vivere la comunità cristiana e la domenica da veri figli. Abbiamo poi esplorato il rapporto casa/famiglia, con una originale riflessione sui luoghi di vita della famiglia, sull’accoglienza, sulla condivisione, sui momenti di intimità e su quelli di apertura agli altri. Infine ci siamo dedicati alla dimensione pubblica della famiglia, nella Chiesa e nella società civile, alla educazione dei figli, all’impegno per gli altri. Tutto questo sempre col filo continuo dell’incontro con la Parola di Dio, con il dialogo continuo tra la Parola e la vita quotidiana. Ogni incontro è proposto dal parroco, dai catechisti e da animatori, con modalità diverse ai genitori ed ai bambini, ma prevede sempre una condivisione (i bambini presentano ai grandi le loro ‘scoperte’) ed una preghiera fatte insieme.

Dove, quando - Gli incontri con le famiglie si svolgono mensilmente, da ottobre a maggio, presso i locali della parrocchia. Impegnano circa due ore, la domenica pomeriggio e si concludono sempre con un momento conviviale.

 

Intervento scritto di Rosanna Meda (Parrocchia di San Baudolino)

Il percorso per le famiglie con bambini da 0 a 6 anni è stato programmato da un gruppo di catechiste della parrocchia prendendo spunto dai materiali prodotti per il laboratorio sperimentale realizzato dell’Ufficio catechistico diocesano di Verona. Sono state contattate ed invitate agli incontri le coppie che hanno chiesto il battesimo per i propri figli nella parrocchia di San Baudolino negli ultimi tre anni. Hanno aderito e partecipato una media di 15 coppie ad incontro, con una buona costanza di presenza. Si è invitata la comunità a collaborare e c’è stata l’adesione di giovani ragazzi del post-cresima e di signore (catechiste e non) che si sono rese disponibili ad occuparsi dei bambini d’età eterogenea (dai 3 mesi ai 7 anni).

Struttura del percorso

Obiettivo: prendere coscienza dei propri atteggiamenti e rivederli alla luce della Parola di Dio.

Ogni incontro si è svolto con la seguente articolazione:

Accoglienza e presentazione dei partecipanti.

Illustrazione del tema dell’incontro.

Lettura della Parola di Dio.

Commento del parroco.

Lavoro di gruppo su domande stimolo (divisione in gruppetti invitando le coppie a separarsi e a far parte di gruppi diversi).

Restituzione in intergruppo.

Consegna di un cartoncino con un’illustrazione, simbolo dell’incontro, ed una frase, poesia o preghiera attinente.

Ricongiungimento con i bambini (con presentazione dei loro “lavori”).

Preghiera finale.

Merenda insieme.

Metodologia:

Conduzione da parte di una catechista.

Riflessione del parroco sulla Parola.

Lavori di gruppo coordinati dalle catechiste.

Discussione.

Tempi:

8 incontri con frequenza mensile;

la domenica pomeriggio;

dalle ore 16,00 alle ore 17,30.

Spazi:

salone parrocchiale nel quale sono state delimitate 2 zone:

una “morbida” con sacchi a pelo e coperte riservata ai più piccoli a disposizione dei quali c’erano peluche, palle, sonagli, costruzioni …;

una con sedie disposte a cerchio riservata ai genitori;

locali della casa parrocchiali per i bambini più grandi con libri, fogli, pennarelli, materiale da manipolare, ecc..., a disposizione.

Temi degli incontri:

Il figlio è un dono di Dio, un “seme” da curare e far crescere.

Saper leggere la volontà di Dio sul figlio.

Imparare dai figli come diventare grandi.

Rivisitare la nostra fede per favorire la crescita dei figli nella fede.

Le regole (le “dieci parole”) che ci guidano a vivere in pienezza e libertà.

Riscoprire la realtà celebrata con il Battesimo e viverla.

Come e quando parliamo di Dio ai nostri figli.

Ripercorrere il cammino fatto verificandolo.

Osservazioni:

Nel complesso si può affermare che l’esperienza è risultata positiva, come dimostrano i dati emersi nell’ultimo incontro di verifica. I genitori partecipanti hanno dichiarato di aver apprezzato le proposte fatte, proponendo come ipotesi per il futuro la prosecuzione del percorso con il coinvolgimento di altre coppie di genitori, non necessariamente della fascia 0/6 anni. Hanno trovato arricchente a livello personale il momento di riflessione sulla Parola e molto utile e stimolante il confronto all’interno dei gruppi che ha loro permesso di esprimere dubbi e difficoltà e di trovare risposte a problemi concreti vissuti nella quotidianità nel difficile ruolo di essere genitori cristiani coerenti e credibili nella società contemporanea.

Alla base del percorso c’è negli operatori parrocchiali la convinzione condivisa che la catechesi deve riguardare soprattutto gli adulti e che occorre proporre un cammino rivolto ai genitori dei bambini, incoraggiandoli nella loro primaria responsabilità di educatori alla fede dei figli. Pastoralmente l’impegno nella catechesi post-battesimale è un’opportunità che consente di mettere in atto un’azione missionaria nei confronti dei genitori e diventa occasione per mettere in campo sinergie educative tra comunità parrocchiali, pastorale familiare e le varie agenzie educative per l’infanzia, esigenza peraltro evidenziata anche dagli orientamenti pastorali della CEI per il prossimo decennio.

Vista l’eterogeneità dei bambini presenti, si è concordato di non programmare specifiche attività di catechesi per i piccoli, pur trovando di volta in volta “agganci” ai temi degli incontri con i genitori, ma di offrire loro l’opportunità di stare insieme e ritrovarsi per giocare, disegnare, cantare e anche pregare.

Il Moderatore invita a prendere atto che siamo all’inizio di un’esperienza, c’è un interesse diffuso a cui fa riscontro un impegno degli Uffici predisposti; pertanto si chiede, rispetto all’ordine del giorno iniziale, di anticipare la relazione degli Uffici, in particolare dell’Ufficio catechistico perché ha un’attività di accompagnamento e di promozione di queste esperienze molto interessante.

 

Intervento scritto di Don Vittorio Gatti

L’attività del Servizio diocesano per la catechesi ha riguardato in questi anni:
- formazione di catechisti e operatori pastorali;
- incontro con i catechisti nelle Zone;
- momenti di incontro diocesani per catechisti;
- proposte per formatori e coordinatori di catechisti.
A proposito della fascia 0-6 anni è stato attivato un laboratorio di quattro incontri, che si concluderà il 1 giugno; piuttosto basso il numero dei partecipanti (8), ma buono l’interesse.
Alcune osservazioni a questo proposito:
- è positivo l’interesse rilevato in molte comunità, interesse che trova esplicitazione da parte del Vescovo nella Lettera di presentazione degli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020;
- c’è una difficoltà ad individuare figure formative per la fascia 0-6 anni, perché non si tratta di catechisti per bambini, ma di accompagnatori di genitori; quindi figure adulte che sappiano relazionarsi con adulti;
- l’altra difficoltà è nel collocare questa pastorale all’interno delle parrocchie: trattandosi di qualcosa di ‘nuovo’ rispetto allo schema di preparazione ai sacramenti a cui siamo tutti abituati, c’è incertezza sulle modalità, sui tempi …
In sintesi: la situazione chiede di guardare con verità il nostro tempo, prendere atto del cambiamento (come dice il Vescovo nella lettera di cui sopra). La domanda di fondo: come entrare in una vera prospettiva di evangelizzazione? Non si tratta di trovare metodi e programmi, non c’è una ricetta; piuttosto si tratta di formarsi (catechisti, operatori … e preti) ad una nuova mentalità.
L’idea di fondo per questa nuova mentalità è: la comunità e ogni credente sono debitori verso gli altri del Vangelo, del significato di vita e della gioia che dal Vangelo stesso derivano. Al contrario veniamo da una cultura religiosa (e da una impostazione pastorale) in cui sono quelli che bussano alle porte delle nostre parrocchie ad essere debitori (hanno bisogno della Chiesa per i sacramenti, per i funerali, per i certificati …).
Ora la pastorale delle famiglie con bambini 0-6 anni ha esattamente la caratteristica della totale gratuità: nessun genitore ‘deve’ rispondere a questa proposta. È proprio per questo motivo che è una pastorale ‘nuova’, difficile e stimolante. Questo vale anche per la pastorale degli adulti in genere; da anni si dice che gli adulti sono una priorità pastorale, però poi la proposta effettiva è limitata, ridotta a qualche incontro proposto dal parroco. Se davvero si tratta di una priorità, essa richiede che si impegnino forze e tempo, magari lasciando qualcos’altro. Richiede anche la nuova mentalità di cui si diceva, richiede un approccio ‘alla pari’ in cui l’incontro con l’adulto non è solo occasione per riversare dei contenuti, ma evangelizzazione reciproca.

 

Intervento scritto di Valeriano Cresta

Attività  svolte dall’Ufficio Pastorale per la Famiglia:

Corso di aggiornamento e formazione per Operatori di CPM:

5 Marzo 2011 prof.ssa Rosanna Virgili – Biblista presso l’Istituto Teologico Marchigiano: Il Matrimonio come progetto di vita: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. 

9 Aprile 2011 prof. don Maurilio Guasco – Docente di Storia del pensiero politico contemporaneo: Come fare comunicazione efficace alle coppie di oggi.

18 Giugno 2011 Don Paolo Gentili – Direttore dell'Ufficio nazionale della Cei per la pastorale della famiglia: Il rito del Matrimonio e la catechesi sacramentale

2) 7 Maggio 2011 - Tavola Rotonda sulla famiglia: Dialogo sulla famiglia.

14 Maggio 2011 - Veglia di preghiera per le famiglie in Duomo.

3) Laboratorio per catechisti ed operatori pastorali per catechesi 0-6 anni in collaborazione con l’Ufficio catechistico.

4) L’Ufficio famiglia della Diocesi di Alessandria parteciperà al Convegno nazionale sul tema delle famiglie in difficoltà che si terrà a Salsomaggiore dal 22/6 al 25/6. Il tema è di grande attualità e crediamo che lavorare sulle tematiche e problematiche della famiglia soprattutto quelle in difficoltà o le conviventi sia di prioritaria importanza.

5) Previsto un altro ciclo di tre incontri, sempre per la formazione e l’aggiornamento degli operatori di CPM per i primi mesi del 2012.

6) Entro la fine dell’anno l’Ufficio famiglia vuole incontrare le parrocchie e gli operatori pastorali zonali; ad oggi visitate le parrocchie di San Michele e San Baudolino; prossimo incontro da fissare con la parrocchia degli Orti.

 

Mons. Vescovo ringrazia chi ha organizzato questo Consiglio Pastorale perché è stato preparato bene ed è proficuo anche il modo di argomentare e di stimolare alla riflessione; dopo questo elogio per il progresso che stiamo facendo nell’uso di questi strumenti di partecipazione, sottolinea come prima impressione quello che affermava don Vittorio, cioè che questa innovazione di una impostazione non obbligatoria, non finalizzata fiscalmente ai sacramenti - perché è anche questa finalizzata ai sacramenti -, questa novità non dice di smettere le altre iniziative, ma sarà capace di rinnovare anche il resto che si sta facendo animandolo; se riusciamo a preparare e formare adulti che sono fondamentalmente genitori che vengono da questa esperienza, poi quando comincerà l’età del catechismo, questi saranno i primi educatori alla fede dei figli. Come evidenzia l’esperienza della Missione che stiamo compiendo in città, c’è bisogno da parte della gente di essere ascoltata; al riguardo si parla di centri di ascolto della Parola di Dio, ma non si può offrire una risposta se non si è provocata una domanda. E questo è il problema dell’attenzione alle persone. Certo bisogna fare anche il catechismo, non ripudiamo tutto ciò che è organizzato e sistematico, ma all’inizio non si può anticipare la risposta e, quindi, questi incontri di persone che non sono obbligate, che vengono perché sono attirate da un gruppo che può essere costituito dal parroco e da laici convinti e credibili, tutto ciò oltre le due esperienze citate, sono modi organizzati in parrocchia. L’evento straordinario della Missione che la nostra Chiesa di Alessandria sta compiendo è cercare di andare anche oltre, si tratta di aprirci ad una prospettiva più larga di persone a cui arrivare. C’è ovviamente, come sempre avviene, la sproporzione tra il numero delle persone che abbiamo da evangelizzare e coloro che danno il primo sì, ma guai se non ci fosse, se avessimo subito tutti dovremmo dubitare di aver fatto qualcosa di diverso dal mondo. È il piccolo seme, è il lievito e allora non scoraggiamoci se sono pochi; se c’è qualche difficoltà cerchiamo di capirla, ma poi continuiamo su questa strada. Sono segnali che vanno in una direzione che apre alla speranza e dà il senso di un cammino che dobbiamo fare insieme nella condivisione, perché se ci apriamo veramente ai tempi e alla grazia che il Signore dà per questi tempi, vediamo anche l’efficacia di quella Parola che innanzitutto accogliamo noi e poi cerchiamo di diffondere.

 

L’Assemblea s’interrompe alle ore 20.15 per la cena, riprende alle ore 21.00.    

 

Il Moderatore precisa che l’attenzione sul problema di accompagnamento delle famiglie con bambini da 0 a 6 anni nel percorso di fede si è soprattutto focalizzata sulla Zona di Alessandria, però agli incontri di preparazione a questa riunione del Consiglio Pastorale sono state invitate anche le Zone periferiche. Pertanto la possibilità di intervento in assemblea non è preordinata, nel senso che le Zone che vogliono intervenire hanno l’opportunità di farlo.

 

Intervento scritto di Maria Antonietta Brezzi (Rappresentante Zona Fraschetta)

L’educazione religiosa dei bambini tra 0 e 6 anni è un argomento certamente arduo da affrontare. Riprova ne è stata la convocazione del Consiglio pastorale zonale, andato praticamente deserto. Le informazioni raccolte telefonicamente su eventuali esperienze in atto nelle Parrocchie della Zona Fraschetta hanno evidenziato esclusivamente sporadici incontri in preparazione al battesimo, condotti perlopiù dal parroco e feste degli anniversari dei battesimi dell’anno precedente, con forte valenza aggregativa, ma scarso senso religioso. Considerando che la preparazione al battesimo è un momento fondamentale e favorevole per incontrare le giovani famiglie e per tessere con loro un rapporto di conoscenza reciproca e di confidenza, che potrebbe continuare nel tempo, è intenzione della Parrocchia di San Giuliano di attivare un progetto per un percorso formativo dei genitori, imperniato su tre incontri (1 in parrocchia e 2 in famiglia) condotto dal parroco e da catechisti opportunamente preparati, che coinvolgeranno i genitori nella predisposizione di un piccolo sussidio personalizzato del battesimo del loro bambino. Tale sussidio potrà essere utilizzato dai genitori in anni successivi per far rivivere al bambino l’importante momento.

Si conviene che nel post battesimo difficilmente si possono raggiungere famiglie, che non si sono mai incontrate prima e, che per caratteristiche della Zona, trascorrono la giornata in attività lavorative fuori dal paese di residenza e che sentono estranea al loro quotidiano non solo la parrocchia, ma anche la comunità civile locale. Accanto ai genitori però nei primi anni di vita del bambino si affiancano i nonni per buona parte della giornata. Le nonne in particolare diventano sovente le vere protagoniste della prima educazione religiosa dei nipoti, tramandando loro le prime esperienze che ricordano dell’infanzia e che successivamente hanno trasmesso ai figli, senza però pensare che spesso non sono più adeguate o sufficienti per il rapido cambiamento che la nostra società ha subito negli ultimi tempi. Sorge così la necessità di approfondire il significato dei rituali e dei segni religiosi che presentano ai bambini a loro affidati. I nonni stessi potrebbero inoltre diventare l’anello di congiunzione tra la parrocchia e le singole famiglie. Ed è pensando a loro che l’AC parrocchiale di Castelceriolo, insieme all’AC diocesana, intende avviare un progetto formativo che li aiuti a far scoprire e a far sperimentare nella vita del bambino la presenza di Dio, consapevoli del grande potenziale religioso insito nel bambino stesso nei primi anni di vita.

I due progetti definiti “piloti” dopo un’adeguata sperimentazione potrebbero successivamente essere esportati nelle altre parrocchie della Zona. Fondamentale però per la riuscita è che prima ancora dei destinatari a cui ci si vuol rivolgere, siano i parroci a provare interesse e a condividerli perché solo la condivisione da parte dei parroci può renderli credibili e realizzabili. 

 

Intervento scritto della Zona Pastorale Tanaro  

Catechesi “primi passi” 0-6 anni – esperienze nelle parrocchie di Solero Quargnento.

La preparazione al battesimo viene curata dal parroco con incontri presso la famiglia, con letture, dialogo, visione di un dvd. Quest’anno c’è stato un primo tentativo di catechesi rivolto ai bambini che frequentano la scuola dell’infanzia: gli incontri si svolgevano ogni 15 giorni la domenica mattina con partecipazione poi alla S. Messa. Incontri mensili anche con la presenza dei genitori. L’esperienza si è rivelata positiva: partita un po’ in sordina ma che si è arricchita di partecipanti e di entusiasmo. Un primo risultato positivo è stata la partecipazione attiva alla vita parrocchiale, alle varie iniziative (celebrazioni, feste, processioni, via crucis) anche di questa fascia di età, che prima invece era del tutto assente; quindi anche delle rispettive famiglie. Per il prossimo anno, sulla scia di questo primo tentativo positivo, si è pensato di coinvolgere i genitori dei bambini che ancora non frequentano la scuola dell’infanzia, quindi dal battesimo in poi, con incontri mensili per i genitori e servizio di assistenza e coinvolgimento per i bambini. A tal riguardo c’è stato un primo abbozzo di programmazione che verrà sviluppato e concretizzato entro la fine dell’estate per poter essere avviato nell’autunno, grazie ai suggerimenti e all’arricchimento offertoci dal laboratorio Primi Passi curato dall’Ufficio catechistico, che alcuni di noi hanno frequentato. Si è rivelato un prezioso “baule” a cui attingere, e soprattutto un incentivo positivo ad affrontare questo nuovo percorso. Il nostro primo obiettivo è quello di coinvolgere nella vita parrocchiale e comunitaria in generale queste nuove famiglie, che sempre più spesso non sono del paese per cui molto sovente succede che usino il paese solo come dormitorio, senza partecipare alla vita che si svolge. Quindi bisogna innanzitutto far sì che questi nuovi nuclei famigliari si conoscano tra loro e si sentano parte “attiva” della comunità. Quindi i primi incontri si svilupperanno proprio in tal senso puntando sulla conoscenza, sul dialogo, sullo scambio di esperienze alla luce del Vangelo. 

 

Esperienze nelle parrocchie di Felizzano Oviglio.

La preparazione al battesimo viene curata dal parroco con incontri presso la famiglia, con letture, dialogo e sussidi. Sono stati invitati i bambini della scuola dell’infanzia agli incontri dell’oratorio del sabato pomeriggio, insieme ai ragazzi più grandi. Per il prossimo anno si pensa di coinvolgere i genitori dei bambini che ancora non frequentano la scuola dell’infanzia, quindi dal battesimo in poi, con incontri mensili per i genitori.

 

Esperienze nelle parrocchie di S. Michele e SS. Annunziata.

La preparazione al battesimo viene fatta dal parroco con incontri singoli con le famiglie. C’è la scuola per genitori con incontri serali periodici. Alla domenica una catechista è disponibile per preparare i più piccoli a vivere la S. Messa e i primi insegnamenti della fede.  

 

Intervento scritto di Angelo Teruzzi

Come Consulta abbiamo fatto un incontro il 26 aprile u.s. con la partecipazione di Mons. Vescovo che ha illustrato il suo documento “Presentazione alla Chiesa di Alessandria degli orientamenti pastorali della CEI ecc” ed ha introdotto il problema dell'accompagnamento delle famiglie con bambini da 0 a 6 anni nel percorso di fede. Si è deciso, in quella sede, di inviare a tutte le Associazioni una comunicazione invitandole a riflettere sul problema e ad inviare relazioni di esperienze in atto o proposte di iniziative. Di contributi per la verità non ne sono arrivati però ho ricevuto alcune risposte di persone che sarebbero state presenti oggi, quindi inviterei i rappresentanti delle Associazioni che sono qui a fare un intervento in merito.

Per quanto riguarda Comunione e Liberazione, siamo molto d'accordo con quanto diceva Mons. Vescovo sul fatto che una volta la fede aveva maturato una sua espressione culturale che si trasmetteva più facilmente come tradizione: l’educazione, introducendo alla tradizione propria di un popolo, introduceva anche alla fede. Oggi la connessione tra la fede e la vita si è spezzata, ciò richiede un impegno educativo diverso. Questo contesto è ben presente al Movimento che nasce proprio per cercare di superare il dualismo tra fede e vita; lo strumento principale per questo impegno di catechesi é quello che noi chiamiamo “scuola di comunità”; in essa si è chiamati a verificare la portata della proposta cristiana relativamente ad ogni ambito di esperienza umana. In sostanza ci si aiuta a far memoria della presenza di Cristo ed a giudicare la realtà alla luce di questa presenza.

Allora certamente per un percorso di fede per i bambini è essenziale l'esperienza di fede della famiglia: se gli adulti stanno facendo un percorso di fede, stanno cercando di vivere una vita comunitaria, ecclesiale, questa esperienza è quella che viene comunicata, che viene fatta incontrare anche ai bambini. Vorrei fare qualche esempio, perché sono quelli che mi hanno aiutato maggiormente a capire la questione: non ho mai fatto una catechesi vera e propria ai miei figli, ma che cosa succede? Ci sono certi gesti - che sono propri della tradizione cristiana - che se vengono riproposti, non formalmente (o dualisticamente) come si diceva, ma in modo convinto dalle persone adulte in famiglia, diventano qualcosa che si vede e il bambino “respira” la dimensione religiosa, per esempio la preghiera prima di pranzo e cena, o la presenza di immagini sacre in casa, o il rosario in famiglia, o i tempi liturgici dell'avvento e della quaresima ecc. C’è come una duplice tensione da mettere in atto: da una parte recuperare i gesti della nostra tradizione - anche i più semplici non darli per scontati – recuperare questi gesti (dire il rosario, partecipare insieme alla Messa ecc) e nello stesso tempo (è questo il lavoro difficile degli adulti) riuscire a mostrare la “presa sul reale” che essi hanno. Non creano un mondo parallelo (per alienati religiosi) ma permettono di stare “da uomini” dentro la realtà e la società di oggi. Il superamento del dualismo e del formalismo richiedono agli adulti un lavoro costante di “conversione”, che permetta di vedere e quindi far vedere che il Vangelo non insegna le cose del mondo, ne insegna altre, ma veramente umane. Le uniche umane. L'adulto impegnato in questa conversione può essere di esempio per il bambino che cresce.

 

Mons. Vescovo sottolinea l’importanza di quanto richiamato nell’intervento precedente facendo il collegamento tra la vita di associazione, che è pienamente legittima ed è una ricchezza per la Chiesa, e come portare questa varietà di doni nelle nostre comunità, perché le Associazioni e i Movimenti hanno il grosso vantaggio della identità molto chiara, in cui tutti la pensano come noi e questo è un bene. La parrocchia ha il compito specifico della nuova evangelizzazione perché deve arrivare anche in un ambiente in cui la maggioranza non la pensa così; ecco allora l’importanza che queste esperienze maturate nelle Associazioni vengano poi vissute all’interno delle nostre comunità come persone che avendo questa ricchezza, sapendo e senza voler pretendere che la parrocchia diventi la loro associazione, si affiancano ai sacerdoti. Tutto ciò facendo proprio lo stile di Gesù, che era quello della credibilità perché era coerente e dell’affidabilità perché amava.

 

Intervento scritto di Gianluigi Bovone

Sulla fascia 0/6 anni l’Azione cattolica italiana a livello nazionale dedica da diversi anni un’attenzione molto forte. Questa attenzione si concretizza con una sussidiazione appropriata: tra  le guide che sono a disposizione per i nostri educatori vi è un sussidio a parte sul discorso 0/6 anni. Un’altra proposta di qualità per questa fascia di età è data dal periodico “La giostra” che è veramente illuminante per i bambini da 0 a 6 anni: dà parecchi spunti di riflessione di crescita intelligenti, è uno strumento particolarmente apprezzato da insegnanti e genitori.

A livello diocesano a volte “la coperta è corta”, inoltre all’inizio del nuovo triennio, la Presidenza molto giovane che si è formata, ha dedicato molte energie per programmare con largo anticipo le attività per l’anno 2011-2012; tutto ciò ha fatto sì che l’AC non sia riuscita a spingere il laboratorio degli 0/6 anni come sarebbe stato utile fare, nonostante le sollecitazioni del nostro assistente don Vittorio Gatti. Detto questo nel giro di assemblee parrocchiali che si sono svolte nel percorso assembleare è emersa un’esigenza tra i nostri aderenti un po’ particolare: diversi nonni, passando tutta la giornata con i loro nipoti, hanno espresso la volontà di fare qualcosa di bello e formativo per i loro nipoti. Come presidenza abbiamo iniziato a pensare a qualche sperimentazione: iniziando da Castelceriolo, dove questa esigenza è venuta fuori in modo più marcato, per poi aprire a qualche altra parrocchia tendenzialmente più di paese, ci impegneremo a supportare ogni iniziativa per la fascia di età 0-6 anni.

Sempre sulla fascia di età citata come presidenza abbiamo deciso di fornire un appoggio, di rendere sempre più proficua la collaborazione con gli Uffici pastorali. Se è già abbastanza oliato il discorso con la pastorale giovanile per quanto riguarda la fascia delle medie, dove gli AxO sono diventati un appuntamento abbastanza tradizionale che riscuote anche un buon successo, sia come numero di partecipanti che come attività formativa, un intento è quello di arrivare a collaborare con l’Ufficio catechistico per questo discorso 0/6 anni per mettere in piedi un percorso adeguato alla nostra realtà diocesana.

 

Il Moderatore invita don Giovanni Guazzotti ad introdurre l’ultima parte della riunione.

Don Giovanni ribadisce come sia stata sottolineata in maniera considerevole da parte di tutti l’esigenza del cambiamento. A questo proposito nel Liber Pastoralis si legge: “È necessaria, come Chiesa, la forza interiore di cambiare e metterci in una nuova prospettiva pastorale”. In questo senso, il Vicario per la pastorale si domanda se c’è questa necessità, questa esigenza del cambiamento come possiamo concretizzarla in noi, nei catechisti, negli insegnanti di religione, nelle persone che partecipano ai Consigli pastorali? Perché il Liber Pastoralis afferma che questa forza interiore per cambiare nasce dalla ricerca della Parola di Dio, “occorre ascoltarla, capirla, conservarla nel cuore, leggerla, penetrarla, pregarla, conoscerla, riscoprirla nella vita della comunità cristiana e nei singoli credenti”. Poi da molte parti si dice che non si fa la catechesi degli adulti se non rari incontri; ma tutte queste categorie i catechisti, gli insegnanti di religione, chiedono una esperienza profonda di ascolto della Parola di Dio, di confronto, di crescita, di conversione? Perché il Liber Pastoralis dice ancora: “Il compito del cristiano è quello di conoscere, ed aiutare a conoscere nella storia, l’azione di salvezza di Dio che continua ad agire. E il rinnovamento proposto dal Concilio ha il suo fondamento, la sua possibilità e la sua giustificazione nella riscoperta della centralità e del primato della Parola di Dio su tutte le parole umane”. Ma non c’è forse il rischio che tante iniziative – e anche il fatto dei segni tradizionali che certamente sono bellissimi – se non sappiamo interpretarle alla luce della Parola di Dio, come la celebrazione settimanale, diventino il teatro che si ripete sempre allo stesso modo, magari con qualche variazione? Don Giovanni chiede con forza: Come possiamo noi incominciare a vivere questo cambiamento perché vedano che in noi effettivamente c’è un cambiamento? Questo aspetto è importante per incontrare poi i genitori con bambini da 0 a 6 anni e gli stessi ragazzi che fanno l’itinerario d’iniziazione cristiana; conseguentemente si portano avanti le attività pastorali ed è giusto farlo, ma prima di tutto c’è veramente bisogno di un cuore pieno di Parola di Dio. E questo vale anche per il discorso della famiglia; al riguardo il Liber Pastoralis evidenzia: “Un cammino analogo potrebbe seguire il Battesimo dei bambini, accompagnandoli con i genitori fino al completamento dell’iniziazione cristiana. È necessaria la capacità di porsi di fronte alla famiglia come ad un soggetto attivo di annuncio della Parola”. E allora, forse, bisognerà fare meno iniziative ma dare più spazio ad un’attenzione alla Parola di Dio, in modo che si diventi sempre più discepoli. E richiamandosi al Vangelo dell’Ascensione “Andate e fate miei discepoli”, l’invito forte è: come è possibile fare dei discepoli? Aiutandoli a capire che il Signore parla anche nel loro cuore, magari con un linguaggio totalmente diverso dal nostro, probabilmente con esperienze che per noi diventa difficile comprendere.

Don Giovanni presenta, infine, brevemente il Calendario con gli incontri diocesani, ossia quegli appuntamenti che riguardano tutti: parrocchie, associazioni, gruppi, movimenti. Sarebbe bello che ogni associazione ne prendesse nota e completasse i propri programmi specifici tenendo presente che il 10 settembre c’è il pellegrinaggio a Castellazzo come inizio dell’anno pastorale. Sono poi previsti ad ottobre i 4 incontri sul Convegno teologico e la Veglia missionaria. Un momento importante riguarda ancora i 2 ritiri che facciamo durante l’anno, la prima domenica di Avvento e la prima domenica di Quaresima, tenuti dal Vescovo.

 

Mons. Vescovo si sofferma su quanto sottolineato da don Giovanni che forse abbiamo dato per implicito ma è fondamentale, cioè la spiritualità che sta sotto a tutto questo nostro parlare, programmare, incontrarci, discutere. È proprio l’incontro con la Parola di Dio – che è incontro con Cristo, Parola incarnata – che effettivamente dà quella motivazione di fondo sia del laico sia del sacerdote, sia del catechista sia del religioso, ossia tutti coloro che diventano credibili e affidabili proprio perché sono essi stessi i primi evangelizzati. Nella sua Lettera, citando il documento della Cei, Mons. Versaldi afferma che la Chiesa è maestra nella misura in cui è discepola perché nessuno può dare ciò che non ha e, quindi, anche i ritiri, gli aggiornamenti hanno lo scopo di farci incontrare tra di noi ma in compagnia di Cristo, della sua Parola, quella Parola vivente che veramente illumina la mente e riscalda il cuore.

 

Il Moderatore invita l’assemblea a formulare interventi liberi; il dibattito è aperto.                       

 

Intervento scritto di Renato Balduzzi

Sulla base delle sollecitazioni del documento della Cei contenenti gli orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020, della presentazione dei medesimi fatta dal nostro Vescovo e dalle riflessioni ascoltate sulle esperienze diocesane in merito all’iniziazione alla fede nell’età 0-6 anni, suggerisco una piccola idea, nata dalla domanda: come prendere in carico le famiglie da parte di quella “famiglia di famiglie” che è la comunità parrocchiale, in altre parole come farci concretamente “debitori del Vangelo” (come diceva poco fa don Vittorio Gatti), soprattutto nei confronti di quelle famiglie che, dopo aver chiesto il battesimo, non sono presenti nella vita parrocchiale? Occorrono dei ponti, dei mediatori, degli agenti di collegamento, dei tramiti tra la “famiglia di famiglie” e le singole famiglie. Perché allora non individuare, all’atto della richiesta di battesimo e insieme con la famiglia richiedente, all’interno di una rosa di persone o meglio ancora di famiglie disponibili, questo tramite, questo amico che non è e in molti casi non può essere il padrino (la cui scelta quasi sempre risponde a logiche diverse e in parte non compatibili con questa funzione di tramite)? Che cos’è questo tramite, questa famiglia amica?

Comincio con il dire ciò che non è: non è un informatore, un “visitatore”, una longa manus del parroco o del gruppo animatore attorno al parroco. È invece un’opportunità in più, un buon samaritano, un’antenna delle difficoltà (relazionali, economiche, etc.) familiari, per la parte in cui queste si riverberano sul battezzato. Non sono necessari gesti clamorosi per mantenere il legame, bastano pochi gesti ordinari che facciano avvertire il legame, ad es. il regalo per il compleanno. Di questa famiglia amica si potrebbe (risolti eventuali problemi di ordine giuridico-canonico) darne conto in calce allo stesso atto di battesimo. Si tratta, come dicevo prima, di una piccola idea, che potrebbe essere studiata e, se del caso, sperimentata in alcune realtà pilota, secondo un metodo che utilmente il Consiglio pastorale diocesano ha cominciato a seguire in altri settori pastorali.

 

Mons. Vescovo evidenzia come il problema preso in esame dal prof. Balduzzi sia già emerso indirettamente in alcuni gruppi di studio durante le assemblee della Cei, proprio criticando la figura del padrino per come è diventata, ma facendone altresì risaltare lo spirito con cui era nata; questo per non condannare soltanto il passato e nemmeno esaltarlo troppo, perché era proprio questo l’intendimento originale, vale a dire che ci deve essere certamente la comunità cristiana che accoglie, però la famiglia da sola non è sufficiente. Il ruolo del padrino assume, nel contesto culturale odierno, anche nell’etimologia del termine, connotazioni del tutto diverse, difficili da recuperare. È bella l’idea che a fianco di una famiglia ci sia una famiglia e non solo una singola persona; queste ipotesi sono certamente innovazioni che ubbidiscono proprio al progetto della nuova evangelizzazione, in quella logica che il Papa cerca di ribadire, ossia il rinnovamento nella continuità. Questo significa che i criteri fondamentali sono quelli del Vangelo che non mutano, ma nel realizzare il Vangelo in un mondo che cambia e che è differente, è necessario cambiare e allora ecco il rinnovamento. In questo senso, in assemblea è emersa altresì la proposta – poiché da decenni si parla di questa verifica – di fare una sintesi delle diverse esperienze, per discernere quelle che ancora sono valide e quelle che, invece, sono state semplici sperimentazioni; tutto ciò costituirebbe un valido aiuto per orientarsi nelle scelte future.  

 

Intervento scritto di Don Massimo Marasini

Mi permetto solo di aggiungere una possibile chiave di lettura. La pastorale 0/6 anni si presenta in termini emergenziali nella vita della parrocchia quando arrivano dei ragazzi a catechismo che non sanno il segno della croce e, per l’ennesima volta, prendiamo atto dello sfascio dell’istituzione della famiglia, che non sa più educare alla fede. Ho sperimentato all’interno della mia comunità parrocchiale, che è stata effettivamente e profondamente motivata e cambiata da quella che è stata l’esperienza della Missione, di leggere anche questa pastorale non come semplicemente una risposta di efficienza all’interno dell’organizzazione – che non può lasciare dei buchi nella catena, altrimenti poi se li riporta di generazione in generazione – ma anche perché ormai è abbastanza evidente che dobbiamo parlare purtroppo di un circolo vizioso della non educazione; il problema pastorale, semmai, è quale segmento intercettare di questa circolarità all’interno della quale tutto sembra confondersi anche dal punto di vista etico e morale. A mio avviso, molto probabilmente si tratta di procedere radialmente ad intercettare in quegli spazi che si presentano nel cerchio della circolarità di questa trasmissione laddove si può suscitare con una maggiore incisività, con una maggior efficacia, maggior testimonianza per poi cercare di ricostruire, di ricomporre questa catena di trasmissione. Però dicevamo una chiave di lettura che secondo me si presenta nella sua efficacia è proprio questa consegna, che poi è stato un po’ il segno della Missione, di una missionarietà che ormai non può più limitarsi alla professione di un ministero ordinato ma chiama tutti i battezzati in quanto christifideles. E allora la missionarietà va vissuta innanzitutto in quello spazio di relazione, di prossimità radicalmente, indiscutibilmente legato anche a un nuovo ascolto e centralità della parola di Dio. Allora tutti sono interessati, tutta la comunità parrocchiale è interessata. Io ho iniziato a cercare di cambiare questa mentalità paradossalmente dal gruppo della terza età, perché era quella che si sentiva coinvolta nella missionarietà parrocchiale. Ho visto che la comunità si è sentita più coinvolta anche in un settore assolutamente nuovo della nostra esperienza pastorale, quella di 0/6 anni, proprio perché non vista più come semplicemente una risposta da dare all’interno di un modello, di un desiderio di una rinnovata efficienza, ma proprio un aspetto necessario dell’essere famiglia, famiglia cristiana.

 

Intervento scritto di Maria Rosa Daglio

Volevo dare un’esperienza stupenda di catechista dei bambini e genitori di prima comunione, vissuta in Buenos Aires – Argentina, che continuo a conservare nel mio cuore, avendo visto nascere e crescere dei frutti di conversione nelle catechiste, nei genitori e i bambini. I genitori venivano accolti settimanalmente nelle case delle catechiste che si offrivano per questi incontri, (pur essendo momenti difficili) facendoli sentire a proprio agio ed “importanti”, in quanto veniva spiegato che erano loro ad impegnarsi, insieme a noi ad essere i primi catechisti dei figli, in quanto il bambino capisce e vive l’amore di Dio attraverso l’amore dei genitori che glielo trasmettono, come il perdono, la bontà, la solidarietà, il dono di se stessi ed i valori evangelici. Si dava loro la possibilità di esprimersi liberamente per una conoscenza reciproca e consolidare così i rapporti tra di loro. L’incontro era basato su di una metodologia composta da tanti temi scritti su delle schede, che venivano consegnate ai genitori alla fine di ogni incontro, dopo averle elaborate con domande e risposte, soprattutto nel dialogo che durante la settimana il genitore (o i genitori) si impegnavano con il figlio nel tempo stabilito e con un linguaggio appropriato. Ogni tema porta un titolo che ci aiuta ad entrare nella conoscenza di chi è Dio e la Chiesa. Il primo titolo è: Gesù ci invita ad essere suoi amici. Ogni tema porta una idea centrale: Gesù sceglie, chiama i suoi amici. Oggi invita anche noi a conoscerlo per essere suoi amici. C’è un atteggiamento da risvegliare: essere aperti all’amicizia che Gesù ci offre ed una iniziazione liturgica: preghiamo come gruppo di amici. L’incontro iniziava partendo dalla realtà dell’amicizia, condividendo che cosa era per ciascuno. Si passava poi alla lettura della Parola di Dio (es. Gv 1,37-39), al contesto storico, alla riflessione dottrinale, che deve sorgere dal gruppo. Conclusa la riflessione dottrinale si cerca di applicare gli insegnamenti di Gesù alla vita ed alla realtà di quel gruppo e dei suoi partecipanti. (Qual è il mio atteggiamento quando qualcuno mi offre la sua amicizia?). Conclusa la riflessione viene fatto un riassunto dell’incontro ed un invito a dare una risposta di fede con una orazione molto semplice, personale o ciò che mi insegna la Chiesa. L’ultima parte della scheda riporta il dialogo tra il genitore-catechista ed il bambino. Il genitore cercherà il momento più opportuno ed il linguaggio appropriato per trasmettere l’incontro. Come gruppo catechistico, incaricato dalla parrocchia per la prima comunione ci riunivamo settimanalmente per condividere gli incontri con i propri genitori, per essere istruiti e crescere insieme in un cammino di fede e di comunione in parrocchia. Anche le due catechiste di ogni gruppo, sia quella incaricata a parlare con i genitori, che l’altra con i bambini camminavano e lavoravano insieme, come i discepoli nel Vangelo. I genitori venivano durante l’anno catechistico impegnati come protagonisti insieme ai figli, in celebrazioni liturgiche importanti, impegnandosi a dare risposte concrete di fede con cambiamenti di vita. Fin dal primo incontro, leggendo la Parola di Dio, scoprivamo la bellezza di un Dio-Gesù che si fa amico, che vuole diventare l’amico ed entrare a far parte della mia vita in un rapporto intimo, personale, profondo per condividere ogni cosa fatta con me, essermi vicino per aiutarmi nella vita e nei compiti affidatami dalla Chiesa. Uno di questi era la lettura del Vangelo in famiglia unito alla preghiera. Nell’incontro successivo venivano condivise difficoltà sorte nel dialogo o nel comportamento con i figli, cercando risposte adeguate. Alcuni genitori venivano accompagnati da catechiste anziane di cammino. Per aiutare i bambini al dialogo, all’ascolto ed al dominio di sé i primi loro tre incontri si svolgevano facendoli giocare per aiutarli a scoprire il silenzio interiore dentro di sé per una vita spirituale feconda.

Agostino Pietrasanta sottolinea come dall’incontro di questa sera siano emerse parecchie esigenze e si siano prospettate delle attività già in corso di particolare interesse, che presentano qualche difficoltà – si dice – ad entrare nella pastorale ordinaria delle parrocchie. È molto difficile sintetizzare tutto quello che è stato evidenziato nel corso della riunione, peraltro il modo con cui si preparano i Consigli pastorali è un metodo che ha una sua logica efficace e pare funzionare meglio di quanto non funzionassero i metodi individuati precedentemente. L’impressione colta dal Moderatore è che il criterio assunto di contatto, di predisposizione dei lavori, di reciproco confronto delle esperienze in atto sia un criterio che forma in itinere la comunità, perché il soggetto dell’evangelizzazione era quello della comunità; in questo senso però in quest’ultimo scorcio di un anno di attività del Consiglio pastorale si è scoperto che, confrontandoci in questo modo, riusciamo a capire che il soggetto prioritario è la comunità e che le stesse associazioni e movimenti hanno messo a disposizione un patrimonio, più o meno equo, ma certamente funzionale a creare una sensibilità comunitaria che è fondamentale. Su questo progetto bisogna continuare a lavorare, qualunque sia l’argomento che andremo a trattare. “E questa è una prima osservazione che mi pareva doveroso sottolineare – continua Pietrasanta -; in secondo luogo, sono stato molto colpito dagli interventi di don Giovanni e Renato Balduzzi quando hanno fatto un richiamo così intenso, una sottolineatura così forte alla famiglia come soggetto di evangelizzazione. Però è anche vero quello che ha ribadito il Vescovo quando affermava che il luogo dell’amore non si identifica più tranquillamente come l’ambiente dell’educazione alla fede. Quei segni, di cui parlava Teruzzi, in cui io credo molto e che venivano richiamati da don Giovanni per dire che però ci deve essere una feconda ispirazione di quei segni in una parrocchia, nella tradizione questa feconda ispirazione c’è l’avevano; le tappe dell’anno liturgico erano le tappe di una vita di fede autenticamente vissuta. Ora questo non è più pacifico e poiché non è più scontato è urgente che noi ragioniamo nel futuro sulle possibilità di appoggio alle famiglie, perché diventino davvero il primo momento e il primo soggetto della formazione alla vita di fede, perché oggi è questo l’aspetto problematico. Peraltro, nella relazione della Zona di Alessandria si raccomanda di sollecitare in modo particolare il Vescovo perché coinvolga tutte le parrocchie a prendere atto del lavoro che viene fatto, perché non vada perso o almeno non sortisca tutti gli effetti che potrebbe ottenere. Ancora, nella relazione dell’Ufficio catechistico si afferma la difficoltà di inserire un certo tipo, una certa logica pastorale nella vita delle parrocchie. Sono convinto - prosegue il Moderatore - che la strada intrapresa possa essere perseguita e, perché questo avvenga, ritengo che debba passare necessariamente attraverso la collaborazione delle parrocchie. Ma la collaborazione tra le parrocchie deve avere un metodo, una metodologia, uno strumento; in questo senso, uno di questi strumenti, non l’unico, potrebbe essere quello che abbiamo posto in essere per la preparazione dell’attività e delle discussioni in Consiglio Pastorale, perché lì si incontrano le parrocchie. Non penso che ci sia un’altra strada più facile per portare alla conoscenza, alla sensibilizzazione, all’accoglienza da parte di tutte le parrocchie di quelle esperienze di cui noi abbiamo preso atto. E poi, certamente, il rinnovamento deve tener conto della fiducia nella Parola e nella comunità che presenta la Parola, incentivando e sollecitando la vita di fede. Continueremo su questa strada, anche confrontandoci con il Vescovo e tra di noi; qualche risultato si sta sviluppando e, comunque, sarebbe inadeguato lasciar cadere questa metodologia”. 

Don Vittorio Gatti ritiene che la difficoltà sia da cogliere anche nel fatto che la nostra evangelizzazione ha a che fare con un déjà vu, cioè tutte le persone che incontriamo pensano già di conoscere il Vangelo e la questione è che, spesso, noi stessi partiamo da un déjà vu; forse quella cifra della gratuità, cui si accennava prima, potrebbe costituire un po’ la chiave di volta. La formazione di cui tanto si è parlato deve avere un respiro che sa poi leggere situazioni diverse e, a questo proposito, a ottobre sarà organizzato, insieme all’Istituto di scienze religiose e allo Studio di teologia in collaborazione con l’Ufficio catechistico, un nuovo Convegno teologico, con orario pre serale e serale dalle 19 alle 22.30 a San Baudolino. Il tema è La fede e la storia e prevede 4 momenti; un primo momento sulla liturgia come luogo di incontro tra fede e storia; il secondo momento riguarda la Chiesa alle prese con la storia; il terzo momento, a sfondo biblico, invita a leggere la storia come storia della salvezza. Il quarto momento, di taglio pastorale, richiama la trasmissione della fede narrando la storia. A livello di catechesi sono previsti altri momenti formativi; in particolare sarà organizzata una tre giorni 28-29-30 luglio sulla questione della fede adulta, mentre a partire da novembre inizierà un master biennale per coordinatori e formatori di catechisti, sempre a livello regionale. Infine il 29-30-31 agosto 2012 a Verbania è previsto un Convegno regionale della catechesi.

Invitando a ripercorrere a rovescio la strada che abbiamo fatto finora dalla periferia al centro non in senso geografico, Mons. Vescovo chiede ora di ritornare alle nostre parrocchie, associazioni, comunità e riferire le proposte emerse stasera.

Dopo la Preghiera conclusiva del Padre nostro, l’Assemblea si scioglie alle ore 22.10.

Letto, firmato e sottoscritto.

Il Presidente Il Segretario Verbalizzante

(Mons. Giuseppe Versaldi) (Luisa Gatti)